L'abisso della pedofilia nelle classi dirigenti dell'Occidente

La Francia è scossa da un altro scandalo di pedofilia, che minaccia di scuotere dalla fondamenta le sue élite culturali. E’ sotto inchiesta un “venerabile maestro” della letteratura transalpina, l’ultraottantenne scrittore Gabriel Matzneff, ma si sussurrano, e in qualche caso si fanno apertamente, i nomi di altri membri delle classi dirigenti francesi. Il caso è, a suo modo, un classico: un’abietta storia di turismo sessuale alla ricerca di minori- maschi e femmine- in Marocco, in Thailandia e nelle Filippine.

Il caso Matzneff, di cui la stampa italiana si è occupata distrattamente nelle settimane passate, ha tuttavia elementi specifici molto seri, che inducono a un ragionamento complessivo sulla diffusione della pedofilia e dello sfruttamento sessuale di bambini e minori, anche ai più alti livelli. E’ sempre più illuminante l’estremo contributo di Ida Magli, il cui ultimo libro, Figli dell’uomo, ha evidenziato il rapporto oscuro intrattenuto dell’essere umano adulto con i “cuccioli d’uomo”.

Matzneff ha pubblicato con molto successo numerosi libri di elogio della pedofilia, contando sulla stima manifestata da capi di Stato francesi (Mitterrand, Chirac) e l’appoggio entusiasta di gran parte dell’ambiente letterario parigino. Ebbe una certa pubblicità una pagina web in cui un presunto ammiratore dello scrittore pubblicò per anni foto intime dei bambini e delle bambine sedotti e fotografati da Matzneff. Con evidente ritardo, ora Le Monde, quotidiano guida dell’establishment progressista francese, la “gauche caviar”, la sinistra al caviale, qualifica quelle pagine come “pedocriminali”. Il sito è sparito, pochi giorni dopo lo scoppio dello scandalo. Matzneff ha deciso di “prendersi qualche giorno di vacanza” (ne ha bisogno, dopo tante fatiche…). Intanto la giustizia francese scava nell’immondizia in rete e scopre storie che la stampa, adesso molto più attenta, chiama “sorprendenti per crudezza”, forse di grande valore ai fini delle indagini.

Matzneff compiva numerosi viaggi, generalmente in compagnia di un altro scrittore di una certa fama, Christian Guidicelli, turismo sessuale alla ricerca di bambini d’ambo i sessi tra i 10 e i 12 anni. Guidicelli ha impunemente narrato le sue “avventure” in diversi libri pubblicati da un gigante dell’editoria d’Oltralpe, Gallimard, che ha adesso precipitosamente ritirato dal commercio le opere dei due “compagni di merende”. Lo stesso Guidicelli, membro della giuria dell’importante premio letterario Renaudot, si adoperò affinché nel 2013 il riconoscimento andasse proprio a Matzneff. Insomma, tutti sapevano ed applaudivano; ci sono libri, foto e pagine in rete. Del resto, Matzneff e socio non hanno mai nascosto le loro inclinazioni.

Le rivelazioni hanno portato allo scoperto analoghe abitudini del romanziere Michel Houellebecq e addirittura dell’ex Ministro della Cultura (!!!) Frédéric Mitterrand, nipote di François, ex presidente socialista. La madre di Hoellebecq, donna di principi, ha definito il figlio “un gran bastardo”. La scia di Matzneff ha trascinato nel fango che meritano altri personaggi, tra cui Fabrice Thomas, uno dei numerosi amanti del defunto stilista Yves Saint Laurent, e Fabrice Bergé, a sua volta amante e socio del genio della moda. Thomas ha raccontato in un libro dii festini con bambini e ragazzini, maschi e femmine, organizzati nella tenuta marocchina dei due, a cui, afferma, hanno partecipato Andy Warhol, i Rolling Stones e addirittura l’attrice Catherine Deneuve.   

Quelle storie non erano sconosciute, ma furono coperte. Quando Frédéric Mitterrand pubblicò un esplicito libro di memorie sul suo turismo sessuale, l’allora presidente Sarkozy insorse in sua difesa. Non sappiamo se esista una rete organizzata di pedofili e pederasti d’alto bordo, ma purtroppo esistono seri indizi di una deriva che non esitiamo a definire abisso. Ricordiamo il ripugnante caso del belga Dutroux, assassino e rapitore pedofilo e delle coperture di cui certamente godette molto in alto. Un libro francese chiamava in causa addirittura membri della casa reale belga, ma fu precipitosamente ritirato dal commercio. Non vogliamo parlare dei molteplici casi di abuso dentro la Chiesa, e neppure di dichiarazioni quanto meno improvvide in materia di un ex rivoluzionario divenuto icona del progressismo europeo, Daniel Cohn Bendit, “Dany il rosso”.

Sappiamo invece con certezza di pesanti sospetti caduti su settori politici americani vicini ad Hillary Clinton.  John Podesta, suo direttore di campagna, fu sospettato da rivelazioni di Wikileaks di aver coperto un vasto circolo di pedofili nel gruppo dirigente del Partito Democratico, l’affare Pizzagate.  La tesi è rafforzata dalla passione del fratello Tony per le opere della pittrice serba Biljana Djurdjevic, che ama rappresentare quadri di bambini in situazioni scabrose. Tony Podesta ha fatto arredare le pareti della sua casa con quei dipinti dalla connotazione più che allusiva. Nel 2011, Andrew Breitbart, animatore dell’omonimo sito, scriveva il seguente tweet: Non capisco come John Podesta non sia visto come il difensore che copre un’operazione di schiavi sessuali minorenni”. Lo stesso Washington Post sollevò interrogativi sull’avvelenamento che uccise Breitbart pochi mesi dopo.

I dubbi, insomma, restano, e sollevano questioni sinistre non solo sull’etica sessuale di pezzi importanti delle oligarchie dirigenti, ma soprattutto sulle origini delle derive della nostra società. Forse esiste davvero una cupola al vertice di quello che Augusto Del Noce chiamò totalitarismo della dissoluzione, forse no, ma gli indizi sono molti. Cerchiamo di darne conto, senza alcuna pretesa sociologica, ma per portare a conoscenza di chi vorrà rifletterci, alcuni aspetti della “cultura” che ci ha pervaso ed invaso. Premesso che è ormai evidente il posizionamento del progressismo culturale “liberal” e postmarxista a favore del “soddisfacimento di desideri, impulsi e istinti individuali, in un trionfo edonistico senza limiti. Il nuovo proletariato da emancipare e di cui magari instaurare la dittatura sono omosessuali e travestiti, tossicomani e animalisti, femministe e squatter, zingari e “migranti” (…) e, in generale, i seguaci di un libertinismo di massa, il cui unico metro di giudizio è l’immediata, capricciosa realizzazione della propria ferinità. (Siro Mazza).

Una trasmutazione che ha al suo centro la “rivoluzione sessuale” innescata vittoriosamente dallo spirito del 68. Del Noce fu il più lucido nel prevedere il transito della sinistra comunista ex operaista nel radicalismo libertario di massa, rivelando il nesso esistente tra l’erotizzazione di ogni aspetto della vita (pornografia, omosessualismo, aborto facile, femminismo esacerbato), droga e violenza. Un sistema totalitario coperto da un ‘ apparenza liberale e democratica, con elementi francamente ripugnanti, uno dei quali è il lento, ma costante “sdoganamento” delle pratiche sessuali con minori. Siamo sempre più vicini ad “elevare il delitto a diritto e punire come reato la difesa del bene e la condanna del male”. (Roberto De Mattei) Se esistono ai più alti livelli reti, o almeno profonde complicità nella partica pedofila e pederastica, nessuno stupore per quello che abbiamo sotto gli occhi.

Le origini culturali sono note, ma meritano di essere ribadite. La prima è la psicanalisi freudiana, che situa nelle forze inconsce dell’uomo il fondamento di tutto, attraverso l’alternarsi delle pulsioni di Eros e Thanatos, amore e morte, suggerendo la necessità di liberarsi della dimensione detta “Super Io”, etica e conscia, scatenando l’Es, le forze istintuali, infere, libidinali. Una posizione che sfociò in autentiche follie, come quelle dell’energia “orgonica”. Il termine, originato dalla parola orgasmo, fu coniato da Wilhelm Reich, psicanalista austriaco. Orgone è il nome dato da Reich alla presunta energia vitale, o energia preatomica, di cui sarebbe pervaso l’universo e che nell’uomo si manifesterebbe come energia sessuale e libido. Reich è legato al tema della liberazione e della rivoluzione sessuale. Egli infatti sosteneva che se il libero fluire dell’orgone attraverso il corpo è impedito da una società repressiva o da esperienze traumatiche della vita, insorgono blocchi che danno origine ad alterazioni caratteriali e nevrosi. Le ricerche di Reich contribuirono, secondo alcuni, alla comprensione dei meccanismi dell’autoritarismo.

In materia, il segnavia è indubbiamente l’opera della Scuola di Francoforte nella fase americana. Marcuse, Adorno e Horkheimer dettero forma al “freudomarxismo “che impronta oggi l’orizzonte metaculturale dell’Occidente. Venne concepito dai francofortesi come arma contro il patriarcato e l’autoritarismo. A ben osservare, l’anti autoritarismo fu il tema più originale e specifico del movimento sessantottino. Lo caratterizza fin dalle prime fasi, divenendo la vera bandiera del movimento giovanile, che lanciò quella freccia dalle università verso tutti gli ambiti della società.

La scintilla scaturì dal celebre studio del 1950 di Adorno e Horkheimer, La Personalità autoritaria: “L’impresa [di estirpare l’autorità] è paragonabile a quella dell’eliminazione della nevrosi, della delinquenza o del nazionalismo nel mondo. Sono prodotti dell’organizzazione globale della società e possono essere modificati soltanto se questa società è cambiata. Qui può giocare il suo ruolo più importante la psicologia. (…) Non dobbiamo supporre che l’appello all’emozione appartenga a coloro che si dirigono verso il fascismo, mentre la propaganda democratica dovrebbe limitarsi alla ragione e alla moderazione. Se la paura e la distruttività sono le principali fonti emozionali del fascismo, l’eros appartiene essenzialmente alla democrazia.

La “liberazione sessuale” sarebbe diventata uno dei punti di forza del maggio 1968 e l’erotizzazione generalizzata il vero marchio delle società occidentali. Si pensi anche al “soma”, la droga da consumare a piacimento del “Nuovo Mondo”, l’opera in cui Aldous Huxley ci descrive una futura umanità insensibile spiritualmente ma fragile psicologicamente. Un’umanità sempre pronta a cercare la fuga nei paradisi artificiali, specie nel sesso meccanico, compulsivo, ginnico, staccato dalla procreazione. Non si può dimenticare il ruolo di Eros e Civiltà, il saggio di un altro francofortese, Herbert Marcuse, vera icona della liberazione sessuale, significativamente sottotitolato, Inchiesta filosofica su Freud. Per costruire una comunità produttiva ed efficiente, per Freud è assolutamente necessario reprimere gli istinti e le pulsioni erotiche, ossia il principio di piacere. Sulle sue piste, Marcuse attribuisce alla sessualità un ruolo di totale liberazione: si potrebbe affermare con lui che l’Eros, non il lavoro, nobilita l’uomo.

Con queste premesse, si è dato campo libero allo scatenamento di ogni pulsione, anche di quella, profondamente abietta, dell’erotizzazione infantile e puberale e del progressivo affioramento degli “scambi affettivi” erotici con gli adulti. E’ un mondo che conta adepti e mezzi, ma che vive nello sfruttamento, nel vizio e nel cinico utilizzo del potere degli adulti sui minori. L’adulto ha influenza, ascendente, denaro, tutto ciò che serve per abbattere le difese educative ed istintive dei più giovani. Spaventa anche la persistenza di certe pulsioni al di là dell’età: Matzneff, dicevamo, ha superato gli 80.  Non vi è dubbio che l’attitudine pedofila e pederastica sia sempre esistita. Ciò che indigna, turba e genera inquietudine è l’allentamento dei freni sino alla scomparsa. Questa è davvero una società invertita, che esalta il Male e odia il Bene. Si sa inoltre che l’abuso subito in età infantile o giovanile, oltre a scatenare traumi, desta in non poche vittime, comportamenti analoghi. Adulti, possono diventare a loro volta carnefici, orchi.

Non si scherza con il figlio dell’uomo. La pedofilia, come la pederastia o efebofilia (l’attrazione per i giovanissimi in fase di sviluppo) è grave e va considerata una malattia sociale da curare e intanto da stigmatizzare nel modo più severo. Impossibile, per una società priva ormai di pilastri etici e di autorevolezza, che dà esempi pessimi o addirittura criminali, come abbiamo raccontato. Ma sul contrasto alla pedofilia a tutti i livelli si combatte una sfida importante.  Se vinta, può essere la prima tappa di un percorso di riappropriazione della morale naturale su cui l’occidente gioca una parte non piccola del proprio futuro. 

Terrorizza il cedimento dell’agenzia educativa, etica ed esistenziale più antica e venerabile, la Chiesa cattolica. E’, forse, il segno che la guerra è condotta al livello più alto ed oscuro. Sodoma e Gomorra non furono distrutte per scarsa accoglienza, come comincia ad affermare una teologia negativa che lascia senza fiato, né Gesù Cristo lanciò invano l’invettiva evangelica “chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare! (Matteo, 18,6).

Una pena adeguata per esseri ripugnanti: parola del Redentore.        


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Editoriale

 

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Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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