I terroristi a stelle e strisce

Gli Stati Uniti d’America ancora una volta hanno dimostrato di sentirsi i padroni incontrastati di questo mondo. Il 3 gennaio infatti, hanno inaugurato il nuovo anno uccidendo l’eroe iraniano Qassem Soleimani, maggiore generale delle forze speciali, audace guerriero e astuto comandante, è stato forse colui che ha contribuito maggiormente alla sconfitta dello Stato Islamico.

L’uccisione di Soleimani confonde le carte sul tavolo, e rischia di essere l’evento che modifica e modificherà i rapporti geopolitici internazionali e regionali di questi anni ’20 appena iniziati. La situazione mediorientale si complica sempre più, e dopo vent’anni di sconvolgimenti non sembra esserci una qualsiasi soluzione di stabilità all’orizzonte, perlomeno nel breve periodo. Pressoché unilaterale la condanna del vile omicidio da parte di Russia, Cina, Turchia, Siria, Cuba e molte altre Nazioni in prima linea per la costruzione di un mondo altro da quello unipolare, un mondo che non sia il giardino di casa degli U$A, un mondo multipolare. Tace come sempre la colonia Europa, assoggettata sempre più al dominio statunitense.

La reazione della Repubblica Islamica dell’Iran non si è fatta attendere, nella notte tra il 7 e l’8 gennaio infatti sono state colpite due basi americane in Iraq da un raid missilistico iraniano. Tuttavia, gli effetti del raid sono da considerarsi niente rispetto alla gravità dell’azione americana. Viene da pensare quindi, posto che la cosa finisca qua, ma è difficile da prevedere allo stato dell’arte, che il raid di reazione sia stato un escamotage utile a calmare le acque interne, e allo stesso tempo a saldare ancora di più le coscienze degli iraniani, già ampiamente inquadrate in un sentimento di odio e di vendetta verso gli Stati Uniti, unici veri responsabili assieme ad Israele del caos globale.

Quello che rimane oscuro ad oggi, è la natura dell’azione americana. Si potrebbe ipotizzare che Trump, dietro pressioni israeliane ovviamente, abbia agito in tal senso per calmare le acque interne in vista delle presidenziali, per quanto riguarda il Russiagate e l’Ucrainagate, oppure che semplicemente, vista la sempre maggiore stabilizzazione della situazione siriana, e il crescente avvicinamento dell’Iraq all’Iran, gli U$A abbiano tentato un colpo di coda per rigettare la regione mediorientale nel caos, ed evitare di essere estromessi dal tavolo delle trattative.

Il caos globale infatti, è un ottima situazione per gli affari delle lobbies che guidano la talassocrazia americana, impegnate in ogni dove a conquistare segmenti maggiori di mercato. La stabilità delle nazioni è nemica dell’imperialismo, una nazione che non si fa saccheggiare dai pionieri americani è una nazione nemica degli U$A, questa è la regola fondamentale dell’imperialismo americano.

Le modalità con le quali Soleimani è stato ucciso riflettono perfettamente lo stile dei terroristi a stelle e strisce che, in barba a qualsiasi trattato internazionale, si sono presi la libertà di assassinare con un attentato terroristico non diverso da quelli dell’ISIS, un generale di un esercito regolare di un Paese sovrano e indipendente. La presunzione e la sfacciataggine con le quali gli U$A attuano i loro piano imperialistici è qualcosa che non ha precedenti nella storia.

Tutti coloro che lottano per un mondo diverso devono chiamare gli Stati Uniti con il loro nome: stato canaglia, stato terrorista, imperialisti. A niente servono le stupide strategie dei tanti sovranisti da giardino, i quali se non capiscono che gli Stati Uniti sono il nemico, ben poco potranno fare per l’Italia, occupata da settant’anni e soggetta alle decisioni di Washington.

La parola d’ordine è uscire dalla NATO il più presto possibile, e cacciare gli americani da casa nostra. Solo così sarà possibile vedere l’alba del cambiamento.


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Editoriale

 

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