Buon Natale a chi se lo merita

Dicono che a Natale si diventa più buoni. Non è vero; tutt’al più si è più ipocriti che nel resto dell’anno. E’ tutto un fiorire di sorrisi stereotipati, strette di mano e l’immancabile parolina magica: auguri! L’augurio è un desiderio: ebbene, io non desidero affatto un buon Natale per tutti. Innanzitutto perché, da credente cristiano, mi piacerebbe che ritornasse una riflessione sul significato di quella nascita di oltre due millenni fa. Nulla, silenzio perfino da parte di tanti uomini e donne di Chiesa, troppo impegnati con i migranti, per tacere di chi si occupa prevalentemente di affari o di traviare fanciulli.

Poi perché, come milioni di altri, troppo spesso ho vissuto il Natale come costrizione: era doveroso trascorrerlo in compagnia di persone che in fondo non amavo. Infine, ed è il motivo più forte, non sopporto più il luna park del consumo, l’obbligo dell’allegria forzata, il Babbo Natale in plastica Made in China che si arrampica dai poggioli. In questi giorni si sentono più acute le assenze.

Natale, poi, è vicino alla fine dell’anno. Inevitabilmente, ciascuno fa bilanci. La maggior parte porta il segno meno. E tuttavia bisogna ringraziare. Dio innanzitutto, per quello che ci ha dato; la buona salute, le persone che amiamo e che ci sono state accanto. Allora si scioglie il cuore di pietra del vecchio guerriero senza pace e faccio anch’io gli auguri. Quelli veri, quelli che significano il desiderio del bene. Non a tutti, sia chiaro.

Un buon Natale a chi deve lavorare, innanzitutto, e sono molti. Buon Natale a chi sta male e alle tante brave persone che fanno qualcosa per gli altri. Buon Natale, infine, a chi sarà lontano da chi ama.

Non è stato un esercizio di buonismo retorico per bilanciare quanto detto all’inizio: buon Natale, insisto, solo a chi se lo merita. Per tutti gli altri, e sono tanti, nessuna mano tesa. Ve lo dico chiaro: non mi importa nulla del vostro Natale.  Parlo di voi, cinici che conoscete solo il tornaconto, voi che vi mettete sempre dalla parte dei più forti, del potere, perché conviene.

Quale buon Natale, dunque? Ad essere generosi, tutt’al più buona digestione. Nessun buon Natale a politici che cambiano pelle e governo senza battere ciglio, negano ciò che affermavano ieri con la mano sul cuore. Quale augurio si può fare a chi ci trascina nelle fauci di finanzieri al di sopra di ogni legge approvando il MES, Meccanismo Europeo di Solidarietà. Centoventicinque miliardi di euro regalati a dei gentili signori che ce li presteranno a strozzo in caso di bisogno. Anzi no, siamo troppo indebitati, li daranno alle banche tedesche piene di titoli “tossici”.  Ai falsari del MES non auguro neppure la buona digestione.

Nessun buon Natale a chi fa crollare i ponti delle autostrade nello stesso tempo in cui realizza profitti miliardari. Denaro che sarebbe potuto entrare nelle casse pubbliche, se non avessero svenduto il patrimonio di tutti. Nessun buon Natale a chi ha chiesto, voluto, ottenuto e promulgato le leggi che hanno reso il lavoro una schiavitù precaria. Quattro, cinque euro all’ora di salario, contratti a tempo, lavoro in affitto, correre e tacere.

E che dire degli scafisti, degli sfruttatori dell’immigrazione clandestina, dei loro patroni internazionali (Soros e compagnia orribile) e dei loro amichetti di casa nostra? Uccidono una civiltà, sfruttano nuovi poveri cristi e in più ci guadagnano. Vogliamo augurare Buon Natale ai pedofili, con e senza tonaca, ai farabutti di tutte le razze che hanno scelto lo Stivale perché è quasi garantita l’impunità?

Vogliamo forse fare gli auguri ai protagonisti di quelle disgustose vicende di Bibbiano, estese magari alle famiglie “omogenitoriali” e al variopinto circo LGBT? No davvero. Nessuna cordialità natalizia neppure per i giornalisti che da anni, attraverso il gruppo Carta di Roma, hanno riformulato le parole dell’immigrazione. Clandestino non si può dire, perché le frontiere non esistono, chi arriva è sempre un rifugiato o un profugo, chi non è d’accordo è xenofobo, ma è meglio razzista: più diretto, definitivo. Pessimo Natale ai cultori del politicamente corretto che cambia le parole per formattare i cervelli, chiamare bianco il nero e acqua il vino. Pessimo, orribile Natale agli inventori del Black Friday, alle offerte speciali, al “comodo pagamento rateale”, a chi aspetta Natale solo per non lavorare. Forse, sono solo diventato vecchio, non so e non capisco. Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’, non riconosco più luoghi, persone, cose.  Aspetto l’Epifania, che tutte le feste si porta via.


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