Santa Caterina d’Alessandria, o della necessità della Filosofia

C’è un bisogno disperato di Filosofia. Lo grida la cultura, lo gridano le università, lo invocano le persone nelle piazze, nei bar, sui social network, lo reclamano i talk show e i film in prima serata, lo bramano i fanciulli con le loro grandi domande, ce lo chiedono i vecchi con i loro occhi pieni di esperienze immense.

La Filosofia, in greco antico φιλοσοφία, philosophía, composto di φιλεῖν (phileîn) che vuole dire "amare", e σοφία (sophía) cioè "sapienza", quindi l’amore per la sapienza, oggi manca terribilmente. Una assenza che è percepibile dalla vuotezza di senso di ogni cosa, a partire dello smarrimento del concetto stesso di persona e dal perché del vivere di ciascuno di noi, dalla decadenza morale e valoriale che ha travolto e continua a stravolgere tutti gli ambiti della società, soprattutto la politica che è divenuto tutto fuorché cura del bene comune, ma anche nelle scienze, sempre più chiuse nel proprio mistificato androne di tecnicismi e autoreferenzialità, svuotate dal nobile senso di elevare l’uomo alla perfezione del vivere tramite la tecnica. E la cultura, prodotto per eccellenza della vita sociale, soffre inesorabilmente un declino che pare quasi inarrestabile.

Bisogna essere il più obiettivi possibili, scientifici oso dire, perché la Filosofia è anzitutto scienza e madre delle scienze tutte, ed è quella che ci ha sempre permesso, come umanità, di esplorare la vita, se stessi e il mondo, di comprendere e lavorare per il Bene comune. La Filosofia ci ha permesso di crescere come civiltà, di “evolvere”, crescere, passare dall’essere bambini a grandi nella Storia.

Eppure, quanta strada ancora da fare e quante lezioni che non sono state apprese adeguatamente. Venendo meno l’educazione filosofica, che potremmo riassumere nella più semplice forma del porsi le grandi domande della vita, viene meno anche la direzione di bene e di felicità della vita di ognuno di noi, per la nostra persona così come per la comunità e la società intera. Non più senso profondo delle cose, non più indagine ed esplorazione della ragione, sempre meno domande intelligenti ed accattivanti, a favore invece di banalità e consumi facili. Il dramma di una esistenza priva dei “perché?” è che si arriva a vivere senza nessun perché. Ecco allora che la vita perde tutto il suo gusto e davvero la persona diviene individuo, alienato da se stesso e ridotto al consumo della materia nell’inesorabile scorrere del tempo. Non servono particolari lauree o titoli accademici, basta cominciare a riflettere, pensare, indagare la verità.

Il 25 novembre la Chiesa Cattolica festeggia Santa Caterina d’Alessandria, cui spetta il patrocinio dei filosofi. Una santa la cui vita, in realtà, con la filosofia ha avuto ben poco a che fare. È ricordata con questo titolo perché, prima di giungere al suo martirio, fu capace di convincere e convertire i cortigiani dell’imperatore che la volevano obbligare ad offrire culti agli dèi pagani. La sapienza, quella vera, riesce a conquistare tutti i cuori. Poche parole ma messe al punto giusto nel momento giusto, perché pensare è anche questo e la ragione usata per il bene vince su ogni falsità ed errore. Oh, quanto abbiamo bisogno di ritrovare il coraggio di pensare! Santa Caterina è un esempio, disposta a dare la vita pur di affermare la verità.

C’è bisogno, fatemelo ripetere, di Filosofia. C’è bisogno di tornare a farsi domande, di sfidare la vita, di mettere in moto gli ingranaggi della ragione, di porsi obbiettivi e progetti grandiosi e coraggiosi, di educare alla ricerca della Verità, della Bellezza, del Bene ultimo. Ne abbiamo bisogno, per noi, per tutti.

Auguri ai filosofi, a quanti hanno il coraggio di pensare, a coloro che sono audaci da vivere secondo la Ragione. 


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Editoriale

 

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