Quo vadimus?

“Ci vediamo alla Leopolda” chiosa il Bomba on Twitter il suo bye, bye al PD Lazzaro resuscitato sulle poltrone di governo. L’ha fatta grossa il rottamatore, taglia la corda nel giorno solenne del giuramento di viceministri e sottosegretari, a lui, ex d’oro, ne hanno lasciati solo due dal peso specifico d’una piuma, mite tiratina d’orecchi a quel monello dal paludato professore, chissà cosa sarebbe successo se l’avesse detto prima!

“Specchio, specchio delle mie brame chi è il più bello di tutto il reame?” I sondaggi dicono il barbaro Salvini, la trumpista della Garbatella, l’avvocato Conte bis, Giggino Giggetto, persino il sinistro sor Tentenna, del Matteo fiorentino ho perse le tracce.

Ma l’8 agosto il bruto meneghino taglia secco il ramo su cui era a cavallo, si torna di corsa in Parlamento chiudendo sdraie ed ombrelloni, è crisi di governo ferragostana, il prof. attacca, si difende mostrando i suoi gioielli soprattutto quelli sognati. Spread, DEF, UE chiedono pilotate risposte, elezioni sì, elezioni no, è braccio di ferro, si chiamino i rammendatori per ricucire in fretta lo strappo usando pezze rosse anziché verdi, anche “saponetta” indugia sul da farsi ma Oplà! L’Harry Potter fiorentino tira fuori l’uovo di Colombo, ricuce gli strappi dei vaffaday per presentare il capo cult della passerella autunno-inverno della maison Grillopiddina con accessorio rosso sangue. E’ fatta, incrociano le dita dep, & sen. si resta tutti al posto di lavoro, salvi i renziani, i grillini in caduta, i cespugli secchi, i camaleonti misti, anche i forzisti senza più benzina; i sovranisti longobardi e i fratelli patrioti vengono respinti dal colpo vincente di Rignano, voilà, Costituzione alla mano, è nata la maggioranza rossa-rossa, la più rossa in 73 anni di Repubblica.

Ma una “rinocerontite” aggressiva, senza vaccino, aggredisce l’ex premier e la sua ciurma, la mossa dell’assurdo che non t’aspetti, scacco matto al proprio re, un autogol voluto nella propria porta a tempo ormai scaduto, che cavolo! Potevi fiatar prima l’ammonisce al telefono il mite professore, fingendo ingenuità e sorpresa dimentico che lui è Primo Ministro in barba alla discontinuità e grazie a Renzi.

In amore e in politica (Brutus docet) pare sia tutto lecito, l’etica attiene al pieno rispetto di leggi,  balzelli, non al letto o alle poltrone, lì ci si va secondo sentimento o strategica convenienza; è il narciso a dar le carte adesso, agli altri ne mancheranno dal mazzo  25 a Montecitorio e soprattutto 15 a palazzo Madama dove la maggioranza sta già col cappello in mano.

Fioccano le opinioni buoniste dei sinistri maître à penser a culo scoperto, il teatro dell’assurdo è in realtà la vecchia pièce dei voltagabbana, degli arlecchini servitor cortesi di più padroni ma che fanno i seriosi architetti di case nuove, in realtà scatole vuote di virtù e valori.

Quo vadimus? Nell’abisso del ridicolo, sgambettando appesi al nodo scorsoio di vecchie più nuove tasse e porti spalancati, l’usura su uomini e denaro lavora giorno e notte sotto dettatura di Bruxelles e se cade una goccia d’inchiostro o si sbaglia un decimale oppure si respingono i barconi parte uno scappellotto con tanto di minaccia d’infrazione, la ricordate?

Statene certi faranno bene i compitini per casa, quelli che contano per essere promossi da banche, finanzieri, BCE, FMI, agenzie di rating cioè di quell’esercito di parassiti che fanno denaro sul denaro e sono ben visti socialmente, adulati idoli della global economy liberista a cui, con la marsina rossa, i compagni offrono cieca obbedienza in cambio di poltrone e bottoni di consolle già programmati.

L’anima scout risorge imperiosa allor che il Matteo scrive: “Per me c'è una strada nuova da percorrere. Lo faremo zaino in spalla, passo dopo passo”. Per andare dove? Tranquilli, rassicura, fino al termine della legislatura, ci vuole tempo per tirar su il nuovo pargolo Italia Viva, forse perché l’attuale l’è data già per morta. In tre anni il pupetto sarà svezzato, vedrete che saranno in tanti i magi a offrirgli oro e cioccolato, gli amici si moltiplicheranno per giocare con lui a rubamazzo e la fatina sexy dell’Etruria trasformerà d’incanto il ruvido sentiero in autostrada verso le cime green del politicamente corretto.

Così provo un moto d’orgogliosa tenerezza per la nostra comunità chiusa nella riserva, minoranza attiva direbbe Pareto seppure claudicante, essa conosce il cammino, a volte si ferma a scrutare l’orizzonte, scaldarsi attorno al fuoco stringendosi ai polsi, rendere onore ai caduti, poi ripartire con quel contegno fiero, unico, ribelle che chi scrive, assieme al Mago, ha cercato di raccontare con un libro “Stile Ribelle” che ai lor signori di Palazzo non appartiene.


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Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

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La Spina nel Fianco

 

Sindacalismo Rivoluzionario

Settembre 1904 con il primo sciopero nazionale prende ufficialmente vita in Italia il "Sindacalismo Rivoluzionario", tra i principali ideologi il francese Georges Sorel e gli italiani Arturo Labriola e Enrico Leone. Il principio fondamentale del sindacalismo rivoluzionario era l'indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato. Inizialmente nasce come corrente di sinistra in seno al Partito Socialista per poi distaccarsene nel congresso di Ferrara del 1907, per avviare un lavoro sindacale autonomo, dapprima nelle campagne emiliane, poi nei centri industriali del Nord, e nelle miniere di Puglia e Toscana. I suoi organizzatori più attivi furono Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Nel 1907 a Parma nasce la CGdL, su una idea di Alceste de Ambris. Nel 1912 Filippo Corridoni ed altri, spaccano il movimento creando l'(USI), l'Unione Sindacale Italiana, che aumentò il proprio peso politico diffondendosi specialmente a Milano.

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