Dimmi dove vai...

Nel viaggio, sorge l’incontro, si scambiano esperienze. Si ha in comune la meta. Conta dove si è diretti più che il luogo di partenza o il principio che ha mosso il cammino.

A questo pensavamo, osservando il teatrino sempre più avvilente della politica italiana ed europea, dalla quale è del tutto assente ogni progetto, slancio ideale. La lotta è tra mediocri gruppi di potere contrapposti, intenti a disputarsi l’osso spolpato di una sovranità che sta sempre più “altrove”. Noi non siamo così qualunquisti da pensare “sono tutti uguali”. No, i programmi sono diversi. Eppure, per restare a casa nostra, da Meloni a Fratoianni, mutano i toni, differenti sono i linguaggi, ma il campo di gioco è il medesimo. Nessuno contesta alla radice la società contemporanea, tutti allineati, pur tra distinte sfumature, con il Sistema.

Le parole sono quelle del politicamente corretto, l’orizzonte è il mercato misura di tutte le cose, la cornice di riferimento l’occidentalismo, diventato globalismo. Le grandi oligarchie hanno ben operato. Mille voci recitano in lingue diverse, il medesimo copione. Non c’è alternativa, ci hanno fatto credere. Dov’è la destra, dov’è la sinistra? Domande oziose, giacché comunque si tratta di destra, sinistra e centro del sistema. Serve, finalmente, cambiare non le regole, ma il gioco. Milioni di persone hanno la percezione confusa del molto che non va, si guardano attorno, ma non trovano che macerie, menzogne, tradimenti.

Il nemico esiste, è il liberalismo oligarchico nella sua forma globalista, incarnato nella privatizzazione del mondo e nel dominio attraverso la distruzione di ogni identità, sociale, etica, nazionale, di classe, diritto sociale. Gli strumenti del nemico sono le grandi istituzioni transnazionali (Onu, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, sistema delle banche centrali, Organizzazione Mondiale del Commercio), il braccio armato è l’esercito degli Stati Uniti, con i suoi alleati, il meccanismo di dominio è il controllo delle tecnologie scientifiche ed informatiche che stanno modificando in profondità le nostre vite.

Se quanto esposto è vero, se esiste un certo numero di esseri umani non rassegnati ancora in grado di esercitare il pensiero critico, è il momento di unirsi, bandire le divisioni e agire. È l’ora di iniziare il viaggio. Non può che iniziare da un piccolo passo, il più difficile, rompere gli indugi e decidere che i compagni di strada sono quelli che, pur animati dagli ideali più svariati e provenienti dalle esperienze più diverse, magari avverse a quelle vissute da noi, vanno nella stessa direzione. Dimmi dove vai e cammineremo insieme.

Ci vuole il tentativo generoso e un po’ folle, l’utopia che si invera e crea un movimento politico. L’utopia, oggi, è tentare di scardinare il sistema, non di riformarlo o di agire dal suo interno. Il liberismo globalista dei grandi poteri finanziari, industriali e tecnologici non può essere riformato. Si può solo tentare di abbatterlo, impresa titanica degna di visionari o disperati. La forza immensa di cui dispone ha un risvolto psicologico drammatico: la grande maggioranza degli esseri umani è in catene ma è arrivata ad amarle.

Poco importa se sei- o eri- di destra o di sinistra. Conta che tu senta il disagio di ciò che vedi intorno a te e voglia affrontarlo alla radice. Il primo passo è la consapevolezza, il secondo è l’appello alla speranza, il terzo è il gesto della volontà.

Le difficoltà sono immense, ma non crediamo impossibile riunire intelligenze attive attorno a pochi punti fermi: la prevalenza della dimensione pubblica su quella dei potentati privati, il ripristino della sovranità monetaria.

E poi chiedere a gran voce l’uscita dell’Italia dalla Nato e il ritiro americano dalle cento basi sul nostro territorio. Ridare centralità al lavoro e a chi lo svolge. Il lavoro non è merce, il precariato è l’anticamera della schiavitù, oltreché la via maestra per convocare da ogni parte del mondo nuovi eserciti di riserva a basso costo e senza diritti. Infine, abbattere i monopoli privati nell’ energia, nelle reti di telecomunicazione, nell’informazione, nel credito, restituire centralità alla natura.

Trent’anni fa sarebbe stato considerato un programma riformista, oggi è un progetto rivoluzionario. La rivolta ideale, materiale e morale dei popoli ha bisogno di un progetto all’altezza della sfida.

Il nemico possiede tutto e tutti, tranne i nostri cuori e le nostre mani. Non saranno certo i Salvini, i 5 Stelle, le Meloni, gli Zingaretti, i Saviano e le altre pallide figurine della sinistra senza fiato e della destra senza principi a cambiare qualcosa, tanto meno pupazzi planetari del potere come Greta Thunberg.

La marcia deve cominciare, dimmi dove vai. Non sarà facile, ma ci incontreremo: il mondo lo hanno sempre cambiato i folli e gli eretici.   


        


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Editoriale

 

Per una rivolta ideale

di Adriano Tilgher

Una notevole due giorni de “Il Pensiero Forte” a Montecatini Terme, sabato e domenica scorsi, sul tema “Per una Rivolta Ideale” con interventi stupendi di altissimo livello seguiti da un folto ed attento pubblico. Un importante sforzo organizzativo coronato da un meritato successo: quattro mezze giornate intense da cui siamo usciti tutti più consapevoli della dura battaglia che stiamo combattendo ma anche della ineludibile necessità di affrontare il confronto con le aberrazioni antiumane della società contemporanea.

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La Spina nel Fianco

 

Non è più tempo di eroi

Londra del 3 giugno 2017, tre uomini a bordo di un furgoncino Renault bianco noleggiato ad Harold Hill, hanno dapprima investito alcuni passanti che passeggiavano sul London Bridge per poi schiantarsi contro il Barrowboy and Banker Pub. I tre terroristi, usciti dalla vettura, hanno iniziato ad accoltellare i passanti. L'attentato causò 8 morti e 48 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. La polizia diffonde un comunicato “Run, Hide, Tell”, cioè “corri, nasconditi e chiama”, un semplice cittadino, Roy Lerner, tifoso della squadra del Milwall, decide che non è il momento di fuggire, i terroristi indossavano (finte) cinture esplosive, sono scesi dal furgone urlando "lo facciamo per Allah", mentre probabilmente non avevano mai neppure letto il Corano, Roy gli si scaglierà contro, da solo, disarmato, al grido "sono del Milwall". Si beccherà numerose coltellate, che lo porteranno in ospedale.

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