I corsari della finanza internazionale

Quello che è accaduto durante questa settimana ha in sé qualcosa di terrificante, fantascientifico quasi, se non fosse tragico e assolutamente grave, risulterebbe quasi comico. Perché è tragico e allo stesso tempo comico che uno stato sovrano non possa difendere i suoi confini, che chi deporta esseri umani venga elevato a paladino dei più deboli, che dei parlamentari della Repubblica italiana avallino le azioni criminose di una organizzazione non governativa, ed infine è tragico e allo stesso tempo comico che una organizzazione privata, sovranazionale, possa decidere impunemente di violare i confini, le leggi, e quindi la sovranità di uno stato indipendente.

Dopo quello che è successo è chiaro e palese che le ONG altro non sono che un pericolo per la sicurezza degli stati, un’arma usata dal capitalismo mascherato dall’umanitarismo che i rappresentanti di queste organizzazioni millantano, unitamente a tutta quella sovrastruttura culturale della “sinistra fucsia”, per nascondere in realtà la diretta connessione che questo capitalismo dal volto umano ha con l’imperialismo più violento, con gli scafisti, i terroristi, i signori della guerra e i mercanti di armi.

Non credo ci sia bisogno di essere esperti di diritto internazionale o di diritto della navigazione per analizzare la questione, il punto focale dell’accaduto infatti, come al solito, è un problema politico - che anticipa e supera ogni tecnicismo giuridico che lascio volentieri a chi è addetto ai lavori - ovvero è che la nave di una organizzazione privata, sovranazionale, finanziata dai più forti poteri finanziari nemici dei popoli, probabilmente in accordo con gli scafisti, traffica esseri umani dalla Libia all’Italia - per sfamare le necessità fisiologiche del capitalismo che chiede continuamente nuovi schiavi da sfruttare a basso costo, e così abbassare i diritti sociali del popolo europeo – provoca il Governo di uno stato sovrano, disobbedisce alle leggi di uno stato sovrano e varca illegalmente il confine marino, nottetempo forza il blocco navale e attracca illegalmente nel porto di Lampedusa, speronando tra l’altro una nave da guerra italiana, rischiando di ferire o uccidere l’equipaggio.

Quella che è stata oltrepassata questa volta, è la linea della decenza, credono forse questi signori che il popolo sia così stupido da non capire, così ignorante e legato ai bassi istinti da non comprendere la necessità umana di salvare vite? No, qua l’umanità non c’entra, l’unico interesse è la deportazione di giovani uomini in età militare e con fisici possenti da poter sfruttare sottopagati. Unitamente a questo, si intravede tra le righe, per chi sa leggere la scena politica, anche un palese attacco al Governo giallo-verde, una precisa volontà di mettere in difficoltà l’esecutivo, di provocarlo, di forzarne la rottura, poiché al netto dei suoi tanti limiti, questo Governo è stato sì dettato dalla contingenza politica, ma scelto dal popolo, e, in un modo tutto suo, si muove per l’interesse nazionale, non per quello delle élites.

Il “trinomio” confini, sovranità, stato di diritto è venuto meno, chi accondiscende alle azioni di Carola e delle ONG, allora ammette che questo trittico giuridico/sociale sul quale si fonda la libertà dell’individuo incluso nella consapevolezza sociale della comunità, vale meno degli interessi del capitalismo apolide e quindi della necessità economica dei gruppi di potere. Questo, lasciatemelo dire, mette davvero paura, e ci obbliga ad una riflessione; quanto resta da vivere alla democrazia liberale? Dal canto nostro speriamo poco, e gli eventi ce lo confermano.

Intanto la “capitana” Carola Rackete è stata scarcerata, e da quanto risulta nel momento in cui scrivo questo testo, sono caduti tutti i capi d’accusa. Per il magistrato la capitana ha agito secondo lo “stato di necessità”, e la nave della guardia di finanza non è da considerarsi da guerra. Fantascienza? No, l’Italia nel 2019. Ma che cos’è lo stato di necessità? È quella causa di giustificazione prevista dall’articolo 54 del codice penale che dice: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.» E poi ancora: «Per poter beneficiare della scriminante, il soggetto deve, in primo luogo, aver agito sotto costrizione, dovuta al pericolo attuale di un danno grave alla persona. (...) Tuttavia, la condotta illecita posta in essere deve risultare, oltre che proporzionata al pericolo, "non altrimenti evitabile": il soggetto deve cioè aver agito senza la possibilità di evitare il pericolo attraverso azioni lecite o meno lesive dei beni giuridici protetti» Ma i signori africani che Carola ha imbarcato non erano naufraghi, non erano in pericolo di vita, sono stati imbarcati dagli scafisti corrispettivamente alla presenza della ONG a poche miglia dalle coste libiche. Come già ampiamente documentato nell’inchiesta del 2017, sono chiare le connessioni tra l’azione degli scafisti e le ONG, che miracolosamente pescano immigrati clandestini nel “Canale di Sicilia”, anche se in realtà il Canale di Sicilia è da tutt’altra parte. Inoltre, il soggetto, cioè Carola, ha agito senza possibilità di fare altrimenti? Perché l’unico porto sicuro era quello di Lampedusa? In 14 giorni di navigazione poteva andare in Spagna, Grecia, Olanda addirittura, senza contare che il porto più vicino, visto il “pescaggio” nelle acque libiche, è quello in Tunisia.

Il popolo europeo è dominato da forze oscure e malvagie che hanno ormai colonizzato molti apparati dello stato, forze di interesse privato, ideologiche e sovranazionali, le forze del liberismo più spietato che mirano alla disgregazione politica, etnica, culturale delle comunità nazionali. La magistratura, se questa situazione viene confermata, si dimostra nemica assoluta del popolo italiano ed europeo. I parlamentari del PD che sono saliti a bordo della nave pirata, avallando le azioni criminose dell’equipaggio e lasciando invece i disoccupati, i terremotati, gli sfruttati, a marcire nella loro condizione sociale, si dimostrano nemici assoluti del popolo italiano ed europeo, le ONG che trafficano esseri umani e oltrepassano lo stato di diritto sono nemiche assolute del popolo italiano ed europeo!

Il tempo della battaglia è quasi giunto, poiché ogni giorno si assiste alla continua e crescente esasperazione delle condizioni sociali, umane, politiche. Il clima d’odio alimentato da questi signori progressisti e liberisti, che abitano le loro torri d’avorio così distanti dalla polvere della Patria, tra le nuvole delle loro teorie distruttive, è un clima infame che mette l’uno contro l’altro, divide e affatica il popolo, allontanandolo dalle sue prospettive rivoluzionarie. A questi signori vorrei dire soltanto che l’odio chiama altro odio, e non è detto che il glorioso popolo a cui fieramente apparteniamo, resti annichilito, sconfitto, schiacciato, ancora per molto, come diceva il Manzoni: “chi v’ha detto che sterile, eterno/ saria il lutto dell’itale genti?/ Chi v’ha detto che ai nostri lamenti/ saria sordo quel Dio che v’udì?”

La storia non è lineare, è ciclica. Prima o dopo verrà il momento del riscatto.


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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