Essere oltre la linea

Ci chiede un amico, esule anch’egli in un mondo straniero, di riflettere sul significato di essere “oltre la linea”.

La linea è per noi la condizione umana, valicarla significa percorrere uno dei due bivi: procedere senza pensare, ignari di ogni limite, lasciandosi esistere senza essere, oppure curvarsi, chinarsi alla ricerca della verità. Un vecchio detto mente clamorosamente proclamando che la verità è nuda. Al contrario, è coperta, mascherata, nascosta. Per noi, superare la linea significa tentare di sfiorare con un dito la verità.

Fin dall’infanzia, ci è sembrato chiaro che gran parte di ciò che appare non è la verità, le parole dette sono l’espressione di una ipocrisia profonda, il cosiddetto senso comune è l’esito di ciò che all’uomo viene fatto credere. In ogni gruppo umano, persino nei ragazzi che si riuniscono per giocare, i rapporti non sono mai sinceri, prevale il non detto. La massa si accontenta dell’apparenza, dello sguardo di superficie. Alcuni cercano di andare oltre.

Amante del bosco, per me andare oltre la linea fu sollevare una pietra del sentiero e riconoscere con stupore il brulicare, là sotto, di una vita insospettata, celata allo sguardo. Non ha senso chiedersi che cosa c’è “dietro” un fatto, una storia, una persona. La domanda giusta è un’altra: che cosa c’è “dentro”. Mi sono fatto un’idea un po’ rudimentale, forse troppo schematica: l’uomo non vuole la verità, detesta guardare dentro le cose, tutt’al più dietro, il lato B della vita. Oltre la linea è chi impegna se stesso non a decostruire i fatti, ma a riconoscerli, cercare nessi per costruire. È la ricerca a tentoni della verità.

È un’operazione che quasi ogni essere umano inizia a compiere, ma dalla quale si ritrae presto per spavento o semplicemente perché la quotidianità prende il sopravvento. Andare oltre la linea significa scavalcare la quotidianità. Il prezzo da pagare è altissimo. Costa caro non credere nelle versioni ufficiali, nelle tesi preconfezionate, essere revisionisti. La gente preferisce i giudizi già pronti, il conformismo. Sarà perché siamo miliardi e viviamo in alveari disseminati in immense aree urbane ma incontriamo soprattutto uomini e donne per i quali essere oltre la linea consiste nel suo opposto, seguire la corrente e chiamarla trasgressione perché così li ha convinti un potere onnipresente capace di farsi chiamare libertà.

La verità non è nuda, ha indossato nuove maschere. Persona, la parola che indica l’essere consapevole di se stesso, significa in origine maschera. Gli antichi avevano ragione: per camminare nel mondo e osare essere persona, occorre indossare una maschera, poiché, comunque bisogna vivere e non si può reggere il conflitto vita natural durante. Bisogna “essere come tutti gli altri”. Per essere almeno tollerati, si è costretti a fingere. Non è opportuno avere convinzioni o principi, bastano le opinioni.

Conta rimanere al di qua della linea. Il dissidente è e sarà sempre un pessimo soggetto. La verità è questa, il resto sono favole per sciocchi animati da buone intenzioni. Vivere oltre la linea significa sperimentare l’estraneità, capire che guardiamo lo stesso panorama degli altri ma vediamo paesaggi diversi.

Un pericolo è scambiare la propria dignità e diversità con il ruolo, in fondo ridicolo e socialmente innocuo, del bastian contrario. Per essere davvero oltre la linea, bisogna mantenere il passaporto, rientrare nei confini quando è giusto. E’ richiesta una dote difficile, l’equilibrio, che spesso gli sciocchi confondono con la moderazione. Esprimere giudizi non significa dire sempre di no. È l’arduo esercizio di pensare, vedere ogni questione da diverse angolature, rigettare il conformismo, sapere che l’errore si annida anche nell’ opposizione preconcetta. Al di là della linea si impara a prendere le distanze, anche da se stessi. Andare oltre, talvolta significa darsi torto e ammetterlo.

Il tipo umano che rappresentiamo non crede nell’uguaglianza ma nella libertà, inclina all’assoluto e tende a disprezzare la miopia della massa. Il grande limite degli oltre-linea è la rigidità, diversa dal rigore e dalla coerenza.

L’inquietudine esistenziale che ne deriva è profonda quanto l’impossibilità di essere “normali”, ma esiste una fenditura, una via d’uscita sconosciuta a molti del nostro tempo. La verità esiste, oltre la linea, ma non è cosa per gli uomini: siamo una creatura, l’unica che pone domande e invoca risposte. Solo nell’attimo in cui riconosce una traccia dell’assoluto l’animo si rasserena. Da lì inizia il dialogo con l’Altro assoluto, la grande scommessa dell’uomo, riassunta nella più straordinaria autobiografia della letteratura mondiale, le Confessioni di sant’Agostino. Inquieto è il nostro cuore fino a quando non riposa in te.


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Editoriale

 

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