Stop abuse

[In foto: TvBoy, murale in vicolo degli Osti, tecnica mista, 2019]

«Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 18,3)

TvBoy ha firmato un murale a vicolo degli Osti, centro storico di Roma (siamo vicini a via dei Coronari), Papa Francesco porta in spalla un bimbo biondo ch’ ha tracciato sul muro la scritta STOP ABUSE. Non è una provocazione irriverente, spiega l’autore, ma un augurio alla risoluzione d’ un problema assai spinoso: la pedofilia nella Chiesa. A febbraio il summit romano dei Presidenti delle Conferenze Episcopali aveva per tema gli abusi sessuali sui minori emersi nel clero.  A marzo Papa Bergoglio aveva promulgato tre documenti in merito, un motu proprio ad hoc per il Vaticano sulla “protezione dei minori e delle persone vulnerabili” e le linee guida per il Vicariato.

Ad Aprile il Papa emerito Benedetto XVI pubblica sulla piccola rivista bavarese Klersublatt le sue riflessioni sulla pedofilia emersa nella Chiesa ma anche sul collasso della fede e della morale. E’ un testo denso di argomentazioni, né potrebbe essere altrimenti, vista la statura teologica del Pontefice dimissionario, per cui occorre soppesare attentamente lo scritto suddiviso in tre parti, prestando acuta attenzione a tirare conclusioni di comodo. Sostiene il Pontefice che il germe del fenomeno è nel ’68: Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma” e scrive ancora: “Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente”. Immediato l’attacco di media progressisti e vecchi arnesi del Movimento studentesco alle deduzioni reazionarie di Papa Ratzinger inquadrato tra gli oscurantisti al pari del vituperato Pio XII e meno male che… Bergoglio c’è, cantano i proseliti della Teologia della liberazione. Il ’68 ebbe molte anime, non solo politiche, fu un Giano dalle mille fronti ma con un innesco comune: la contestazione globale al “sistema” spezzandone catene morali ancorché politiche. La liberazione della sessualità da ogni repressione fu una bomba della generazione di figli tirati su emulando il modello di valori tradizionali, condivisi a destra, centro e sinistra.  La violenza che poi il Papa cita fu quella di picconare la diga della morale, non solo cristiana, nell’ Occidente capitalista, liberando dalla gabbia l’Eros, l’energia repressa, manifestazione del bello, del piacere, di tutte quelle pulsioni inibite da una formazione fatta di divieti supportati da lacci e lacciuoli di leggi e costumi clerico-borghesi.

”Vietato vietare” fu il paradosso (è un divieto!) della nuova frontiera o il ritorno dell’antico mito dei Titani arrampicatori dell’Olimpo per uccidere gli dei proclamandosi sovrani del proprio destino. Quegli dei però, seguendo Marcuse, non erano proiezioni di trascendenza ma la società tecnologica che riduceva e riduce la vita a un bit: produrre, consumare, dando dell’inutile al divino. Gettate le chiavi del cielo, restava la terra coi suoi conflitti di classe storicizzati da Marx, però anche i sistemi socialisti avevano riproposto la società industriale portatrice d’ una morale repressiva per cui la coscienza rivoluzionaria antisistema poteva attecchire solo in una non classe: i giovani. Di lì il mito marcusiano della contestazione globale giovanile che ha incendiato prima gli U.S.A. impantanati in Vietnam, poi la baldracca Europa. Finiamola qui perché il “sistema” ha vinto e stravinto, mercificando a proprio vantaggio quel moto spontaneo di rivolta. Ma c’è di più, nel progressismo tech c’è l’autodistruzione dell’uomo, troppo fragile, scarsamente produttivo, a lui si può lasciare solo il consumo vorace dello squalo, a produrre penseranno le intelligenze artificiali, come già avviene in scala sempre più crescente, alla fine l’Hannibal-liberismo mangerà, come Saturno, tutti i propri figli.

Tornando al tema, in parallelo al ‘68, la teologia morale della Chiesa prese a sgretolarsi cedendo al relativismo o esistenzialismo del mondo, principi del bene e del male non furono più assoluti ma soppesati a seconda del contesto che influisce sulla formazione dell’uomo e dei suoi atti. La stessa Chiesa, preso commiato dalle leggi naturali, chiusa solo nelle Scritture, s’ immergeva nella piscina del mondo per non restare a predicare ai pesci fuggiti da una brulla sponda. Caso per caso si ascolta, si giustifica, si assolve, non ci sono tabù anche nella morale sessuale, tutto va inquadrato nella storia della persona e spunta la contaminazione con la Riforma, la salvezza è nella fede, nella misericordia divina, non nelle opere. Anzi c’è una teologia che spolvera via anche il credo, tutti siamo giustificati a prescindere, perciò l’unico demone da combattere è la Tradizione (sviluppo del pensiero marxista). Ci si accorge però che alcuni clergyman si sono sporcati d’ un odioso fango: la pedofilia, esplode  uno tsunami mediatico che investe l’Ecclesia scuotendone le fondamenta, picconandone la credibilità del messaggio. La Chiesa Onlus si scopre mondana al pari di chi l’accusa e la combatte, cioè di quel sistema che dei bambini ha fatto merce (pedopornografia, milioni d’ abusi sessuali sui minori, compiuti nel 2018, nella sola Europa, prostituzione minorile, insegnamento gender). Lo squalo liberista tutto divora per saziarsi il ventre, ogni mollica d’uomo diventa cibo, mercimonio, la prostituzione intellettuale dilaga in linea orizzontale, d’altronde il cielo è chiuso, “Dio è morto” o s’ è confinato chissà dove per fuggire le schifezze umane.

Ora la rivoluzione autentica è Stop abuses for everyone, (fine a tutti gli abusi), vietato non vietare il male, ovunque s’annidi, producendo metastasi che portano alla morte della coscienza naturale.

La diaspora invece, purtroppo, nel mondo cristiano è scegliersi il Papa (ce ne sono due) col quale schierarsi, fare a braccio di ferro tra progressisti e tradizionalisti, ma sono solo scuse diverse, la realtà vera è che le chiese sono vuote, restano poche ombre canute nei banchi, la radice del mondo occidentale pare seccarsi. Ai “piccoli” rimasti fiduciosi sulla barca spetta l’ardire di continuare a veleggiare nella burrasca a rischio della vita come testimoniano i cristiani assassinati, eroi muti, medioevali “adoratori della Pasqua”, scansati con fastidio da quel sistema tecnologico asfissiante, onnivoro, che è il vero Baal, idolo dei popoli anche degli emarginati. L’auspicio allora è un altro ’68, Santo Padre, per un neoumanesimo che recuperi la tradizione che è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci come asseriva Ezra Pound.


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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