Circa Costanzo Preve: l'ideologia

In un'era politica (apertasi con l'89) che alcuni filosofi hanno chiamato “Seconda Restaurazione”, la disarticolazione dei soggetti subalterni si è inverata non soltanto sulle forme politiche ed economiche contro cui la Restaurazione si è propriamente sollevata (il portato legislativo francese ed il principio di rappresentanza nella Prima, regimi socialisti e la pratica socialdemocratica nella seconda), ma pure contro le forme del pensiero che avevano “alzato la testa” precedentemente. In questo modo la prima Restaurazione riammodernò e ripropose il legittimismo integrale (fallendo in una qualche misura), e la Seconda Restaurazione s'è sentita in dovere di smontare la categoria di “Ideologia”, vista come cuore della sollevazione intellettuale (ed operativa) da reprimere.

Il sapere “ideologico” e filosofico, ed ancor più religioso, vivono molto spesso su coordinate diverse. Occasionalmente esperienze storiche sensibili (Integralismo islamico e cattolico, marxismo politico, ecc.) hanno cercato di far convergere questo tipo di saperi operativi diversi, talvolta riuscendovi, talvolta no. Nei fatti, dall'incrocio di queste esperienze è sovente sortito fuori un guazzabuglio problematico, discioltosi poi nel saputo canovaccio dei “tradimenti” delle “incomprensioni” e delle “perversioni”, talvolta negli “estremismi”.

Strutturalmente il solvente della seconda restaurazione ha tentato di sciogliere i legami che accompagnavano questi elementi. La politica, come si sa, è diventata, staccata dalla ideologia, una gestione delle cose ed un perfezionamento delle tecniche di difesa dell'Utile (talvolta collettivo). La religione senza possibili esiti di riforma dei costumi è stata rinchiusa in un ritiro forzato nell'animo umano, già incamminata sulla via del valdesianesimo compiuto.

D'altronde la svalutazione della ideologia, cenerentola di questo gioco della sedia intellettuale, colpisce a piene mani ovunque. Non solo in ambiti in cui il pragmatismo ha sempre avuto la sua ragion d'essere (politica locale, rivendicazioni lavorative ecc.) ma anche in ambiti dove le ali dell'ideologia hanno sempre trovato correnti adatte: la grande politica, la riflessione sulla politica estera, la gestione macroeconomica.

Quale posto, allora, per l'ideologia in sé? Ancora una volta conviene muoverci dalle intuizioni di Costanzo Preve. Il filosofo torinese riteneva che l'ideologia fosse, per sua costituzione, un discorso fallace e dalla costituzione pericolante. In particolare, la specifica commistione, nel marxismo, tra sedimenti ideologici successivi, pretese scientifiche e le necessità politiche del marxismo come esperienza storica erano in netto contrasto, al modo di vedere di Preve, con lo statuto di “scienza filosofica” che egli attribuiva al sistema filosofico marxiano. In particolare, egli riteneva insostenibile una “primogenitura” da parte di elementi politici sulle riflessioni filosofiche, quando la filosofia, al pari della scienza, era per Preve non soggiogabile a qualsivoglia elemento gerarchico, e pertanto compiutamente democratica.

Preve tuttavia recupera l'ideologia in senso solo parzialmente strumentale. Non solo afferma Preve l'ideologia ha svolto un ruolo mobilitante positivo, ma proprio perché al contrario della filosofia non può esimersi dalla rappresentazione di sé stessa nell'agone sociale e politico, produce una eccedenza veritativa che anche se non del tutto interessata alla ricerca della verità filosofica costituisce comunque un elemento di avanzamento, non del soggetto che produce ideologia ma dell'umanità intera che in questo modo, per vie a tutta prima segrete, acquista una maggior presa sul reale, confrontandosi con problemi, tensioni e direzioni che la riflessione puramente filosofica non avrebbe, forse, raggiunto.


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