I millennials, la generazione perduta - la sessualizzazione

La società odierna è in preda ad una profonda crisi dei valori, di cui abbiamo già ampiamente trattato, crisi che investe e permea ogni momento della vita civile, ogni angolo della società, snaturandola e trasformandola in ogni aspetto, causando lo spaesamento e il mutamento antropologico di chi abita questo tempo. Un altro lampante sintomo della crisi a cui facciamo riferimento, è la sessualizzazione della società; viviamo ormai in una società totalmente sessualizzata, ovunque puntiamo lo sguardo veniamo bombardati costantemente da una miriade di simboli, messaggi e quant’altro alluda al sesso nel senso più materiale e bestiale del termine.

La società contemporanea è ormai il luogo in cui si assiste ad una esasperazione dell’erotismo, che non risparmia nessuno, poiché essa è martellante, totalizzante, ossessiva; bambini, giovani, adulti e anziani sono costantemente oggetto di un attacco che mina le fondamenta della comunità. Dalla pubblicità ai riferimenti culturali passando per la quotidianità, tutto è grondante di allusioni sessuali, esplicite e non, che oltrepassano spesso il limite della decenza. 

Se la comunità deve avere un principio, esso è certamente la famiglia, istituto sociale antico come il mondo, che ha come fine la realizzazione di un’altra vita, un nuovo essere, la continuità della specie, ma anche di sé stessi, della propria identità di persone e di popolo, quindi ancora una volta della comunità. «Matrimonio: così io chiamo la volontà che anima due esseri a creare quell’uno che dev’essere superiore a coloro che lo crearono. Io chiamo matrimonio il reciproco rispetto dei volenti per una tale volontà.» - diceva Nietzsche per bocca di Zarathustra – e allora è chiaro il motivo per il quale la sessualizzazione esasperata della società postmoderna, contribuisca a minare le fondamenta della comunità, poiché banalmente ripensa il concetto di sessualità e lo snatura.

La sessualità è il presupposto biologico della vita stessa, e proprio su questo presupposto biologico, istintivo, animale, fa leva il capitalismo, confondendo principio e fine della sessualità, ancora una volta snaturando ontologicamente il suo significato, riducendola a scelta personale, espressione di libertà e piacere. Il dramma della società liquido-moderna nell’ambito della sessualità e quindi delle relazioni intime, è che si è perpetrato uno scollamento violento tra “sesso”, “eros”, e “agape”. Questa violenta frattura creata dal sistema turbo capitalista, ha contribuito, insieme ad altri molteplici fattori, a creare una concezione di sessualità degenere, ovvero quella della “sessualità-consumo”, basata appunto sul consumo sfrenato, eccessivo dei prodotti che il mercato ci offre in questo senso; prostituzione, pornografia, zoofilia, pedofilia, e altre oscene perversioni, tutto ad un certo punto può apparire lecito, poiché la logica di questo modello di sessualità, non è l’armonia della creazione che è in essere nel “trinomio” sopra espresso, bensì è la quantità consumata, il godimento fine a sé stesso, il piacere individuale e materiale, ancora una volta l’illimitatezza.

Il sesso-consumo è come una droga, ha bisogno di un costante aumento di dose per riprodurre lo stesso effetto, lo stesso piacere materiale; annichilisce le menti dei giovani e non solo, alimentando lo sviluppo di “ipersessuali” che non sono capaci di relazionarsi con il sesso opposto; ragazze sempre più frigide e ragazzi sempre meno maschi che vivono in ogni caso una sessualità malata, distorta, eccessiva, e proprio nell’eccesso costante e duraturo, trovano il loro piacere fisico, materiale.

Questa dimensione di confusione sessuale, si ripercuote negli affetti di ognuno, finendo quasi sempre per essere il presupposto di una vera e propria incapacità di relazionarsi con l’altro sesso, finanche di costruire relazioni durature, quindi di mettere su famiglia e realizzare sé stessi.


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