I millennials, la generazione perduta - la fuga [2]

La condizione attuale dei millenials, impregnati da una cultura relativistica, materialistica, consumistica, calati ogni giorno nelle asperità sociali capitalistiche, nelle aspettative economiche più irraggiungibili e puerili, spinge loro verso una fuga dicevamo, non solo reale, fisica, verso altri paesi in cerca di un’affermazione che non riescono a compiere e a trovare in patria, ma anche verso una fuga mentale, etica, umana, fatta di desolazione, depravazione, solitudine e annientamento.

In questo evo postmoderno, desertificato di prospettive future, e riempito di esempi negativi, i giovani si perdono ancora una volta nel fumoso orizzonte di un mondo sempre più liquido, atomizzati e privi di certezze alcune, essi appaiono spaesati e privi di strumenti con i quali affrontare le difficoltà, e dalle quali difendersi. Ma essere atomizzati significa non avere legami, aver perso il contatto con l’essenza stessa della civiltà, la comunità che circonda e che realizza ogni individuo. L’assenza della comunità, distrutta dal liberismo globale e imperante, in accordo con l’impalcatura filosofica individualistica, si traduce in un eccesso di libertà, ma eccesso di libertà significa anche eccesso di responsabilità, la quale non può essere sconnessa da un presupposto comune, poiché è il risultato dialettico del rapporto solidale che sussiste nel patto civile della comunità.

Quindi logicamente proseguendo su questa traccia, il mondo di oggi è anche il mondo del rifiuto della responsabilità, vista come un peso, un fardello impossibile da portare da soli. Ma assenza di responsabilità significa assenza di congruenza etica e morale, impossibilità assoluta di ponderare e quindi limitare scelte e conseguenze delle stesse. Ritorniamo ancora una volta perciò sul concetto di limite, il quale mal si confà alle logiche culturali del liberismo, sistema totalizzante e caratterizzato dall’illimitatezza in tutti gli aspetti.

Un mondo quindi, quello postmoderno, fatto di illimitatezza, deresponsabilizzazione, liquidità assoluta. In questa dimensione assolutamente fatalistica, i millennials vengono bombardati ogni giorno da esempi negativi, e allo stesso tempo sentono il peso della mancanza antropologica di quello che è necessario, ovvero le solidità. Il risultato è una generazione, salvo poche eccezioni, che vive un presente eternizzato e manca di sognare altrimenti, una generazione che si perde nell’abbrutimento, nelle sostanze, nell’alcol e nella depravazione, questioni tutte collegate da una sottile linea di autodistruzione, e dalla necessità incolmabile di cercare una qualche solidità, un appiglio sul quale fermarsi per un attimo e cercare sé stessi.

Questione assai complessa e seria, che certamente non trova risoluzione in una vita fatta di smarrimento, sballo e confusione, anzi la acuisce, implementandone in maniera esponenziale le fatalità, procrastinando i malesseri e le malinconie di una generazione che sembra cercare, ma non trovare più sé stessa, in un futuro che in realtà non esiste, poiché fatto della riproposizione tautologica del presente eternizzato. In compenso, la questione è molto utile alle logiche del mondo unipolare, in ragione del fatto che un popolo “stordito” da sostanze e vita mondana, manca di lucidità, di quella lucidità necessaria per pensare forte, per pensare nuove sintesi che salvino l’umanità tutta, da questo girone infernale che è la postmodernità.


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Editoriale

 

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