Gli opinionisti e il bastone da passeggio

Riflettevo appena ieri su quella pletora di opinionisti che colma il nostro territorio.

Mercoledì 16 Gennaio 2019 al fischio di inizio e di fine della partita della Juventus

in cuor mio mi dicevo quanto sarebbe stata ancora utile un certo tipo di leva obbligatoria;

Intendiamoci addestrare e collocare un battaglione di questa incapace portata in guerra sarebbe stata una perdita prima ancora di iniziare ma per fortuna ad essere in guerra in questo territorio sono solo le nostre città sempre più sporche, con voragini sempre più grandi, etc. etc.

Purtroppo anche questa per i più è utopia e quindi, nell’ ambito delle probabili utopie quale cosa migliore che mettersi comodi su divani e discettare sulla importanza etica e antropologica di un evento che ha portato una masquerade di femmine all’ interno di uno stadio stracolmo di simpatici arabi ?

Eh sì perché noi non siamo capaci di tante cose in questo “ Paese “ ma quando si toccano i diritti e le libertà essendo eredi di quella tradizione umanistica che – a seconda dei periodi – un giorno rinneghiamo e l’altro no, non possiamo che metterci bocca quali Primi.

E via così a elencare i nostri patres da Cicerone piuttosto che da Macchiavelli da Dante o Giordano Bruno per poi finire ( non è nostro ma come se lo fosse) a Martin Luther King.

E da questa simpatica paccottiglia che ne esce fuori? Che la partita della Juventus è stata eticamente giusta, antropologicamente corretta per chi pensa in grande perché vuole i diritti di un’umanità intera e soprattutto vuole cooperazione integrazione moneta unica e un unico stato con un grande popolo pronto a dire di si e buttare il proprio latte per acquistare quello in polvere altrui.

Riflettevo e mi veniva la pelle d’oca, mah …

Tutti comodi ed esperti, chi di calcio, chi di moviola, chi di integrazione a parlare della bellezza  nel vedere ciò che traspariva dai sette veli di quelle che ci hanno fatto passare per donne.

E in alto, da una parte i calici e dall’altro gli scudi sull’ importanza di liberare la donna e la sua condizione da quegli schiavisti da cui però continuiamo a comparare imperterriti e inorriditi il  regio petrolio.

E noi convinti di avere in mano e nel cuore la migliore idea del mondo ecco che  la esportiamo a reti unificate mettendo in secondo piano anche la vittoria di una “ Signora” oramai nel pieno di quella fabula che è l’integrazione.

E così il nostro frastagliato territorio sempre meno nazione sempre più terra franca è pronto anche a quest’ altro scontro di civiltà; a far sì che le loro donne siano come le nostre cioè schiave di quei pregiudizi che non vengono da Allah e dal Corano ma da Dolce&Gabbana con due tinte piddine e PiDieLline e qualche goccia di Vaticano…

Ma il reale problema non è questo ma quanto ci costerebbe in più in termini di integrazione inversa una cosa del genere ?

Eh sì perché in queste grandi battaglie l’italietta non si è mai accorta che la bomba atomica distrugge un popolo ma poi si riversa inevitabilmente sul mondo intero e quindi ?

Eccoci al dunque; quanto abbiamo noi di democrazia da poter esportare? pensando che le stesse battaglie civili in alcuni casi troppo civili nemmeno sono perché poi a ben vedere ci sono ben più alti interessi economici.

Il ruolo della donna nella società italiana contemporanea è ferma per certi versi a quella del 1800 che malgrado tutto, a differenza di certe nostre istrioniche presenze, aveva più capacità, intelligenza perspicacia e preparazione. Partendo da queste semplici asserzioni “chi dovrebbe colonizzare chi “ sarebbe la giusta domanda da porci ?

Ma non sia mai chiederla ai signori del sofà e della moviola e nemmeno a certa classe partitica di oggi. Riflettevo.

E nella riflessione non potevano che venirmi in mente quegli pseudo amici e detrattori che, spuri da qualsivoglia appartenenza partitica, ogni volta che mi azzardo a fare un’osservazione del genere mi donano le loro “perle” ammonendomi che questa terra è ricca di miti assimilabili, di tradizioni sovrapponibili se non addirittura eguali, che siamo tutti Africani e che i nostri eroi sono condivisibili: sì; peccato che non riesca ad oggi – pur riflettendo di rado – a vederne nessuno …

Plaudirò allora un domani molto prossimo quando ai miei figli sarà imposto un altro libro sacro perché avranno almeno un valore di riferimento democratico e condivisibile; mica come la “ noiosa” Bibbia.

 


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Editoriale

 

C'è ancora un governo in Italia?

di Adriano Tilgher

Ci hanno fatto vivere due giorni di “suspense”, secondo loro. Il governo Conte cade o non cade? I numeri ci sono, non ci sono, il mercato delle vacche (alcune autentiche, con tutto il rispetto per l’animale sacro agli Indiani), i costruttori, i distruttori, i responsabili, gli irresponsabili… Parole, tutte vere, tutte false, tutti ad accapigliarsi ma per cosa? Per andare a votare? Come se non sapessimo che anche con il voto nulla cambierebbe, tutte le forze in campo sono controllate, nessuno ha un autonomo progetto politico, tutti sono liberisti o, per lo meno, nessuno ha il coraggio di condannare apertamente liberismo e globalizzazione.

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La Spina nel Fianco

 

Confessioni di un fazioso

2006 lo storico leader politico Missino Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse dà alle stampe per Mursia "Confessione di un fazioso" un vero atto d'amore (tradito) per un'Idea, per una comunità, e per un'area di riferimento che è storicamente anche la mia. In questo testo fondamentale, e nel successivo "Il Suicidio della destra - Non uno schianto ma una lagna", ci mostra una carrellata irriverente del Phanteon missino e post missino. Purtroppo nella mia avventura politica mi sono incrociato con "il "Barone nero" solo 2 volte, nel 1984 dove giovane segretario sezionale Toscano di area Niccolai cercai di promuoverne l'elezione alla Segreteria contro Giorgio Almirante, e nel 2008 quando accettò la candidatura nelle tre circoscrizioni Lombarde per "La Destra", partito dove militavo. Ne uscì un anno dopo, quando si capì che Storace strizzava l'occhio al "Popolo delle Libertà", io sono stato meno coraggioso, e l'ho fatto solo nel 2013. 

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