Cesare Battisti e il corso della storia

Se qualcuno pensa che nella storia ci sia un ordine fatalista un progetto da rispettare e che esso deve vincere su tutte le volontà umane non si può certo dire della storiografia o di quella “branca da gossip” che nella maggior parte dei casi ha riempito i nostri volumi. Se poi alla visione dei Vincitori aggiungiamo una certa farsa che nasce anche dalle omonimie in questione ecco che il gioco è presto fatto.

 L’uno il noto terrorista Rosso beccato in Bolivia dopo “anni” (si fa per dire) di rocamboleschi inseguimenti e dopo l’altrettanto goffa pagliacciata della fuga dal carcere di Frosinone; l’altro tradotto dalla sua stessa Fede o “ampia visione di ideali” nella fossa del Castello del Buonconsiglio e con un processo più che sommario impiccato per alto tradimento della fu Heimat Austriaca.

 L’uno estradato in Italia con il pretesto di indulti e indultini farà i suoi domiciliari; l’altro ucciso nella idea di Nazione e di Patria che veniva formandosi.

 E invece la Storia meretrice nei letti del migliore offerente getta tranquillamente Battisti, l’eroe del Risorgimento, nel dimenticatoio delle pagine sparse tanto quanto fa con il suo omonimo terrorista lasciandolo sperduto nelle terre d’oltreoceano senza la possibilità che qualche Mossad abbia potuto e voluto – con la scusa del solito giustizialismo ad orologio - andarlo a “liberare”. Eh si perché esistono liberazioni e liberazioni; così come vi sono libertà e libertà.

 Vi è chi ha la presunzione di insegnare alla gente cosa sia un atto rivoluzionario dopo essersi venduto al fior fiore dei Servizi a suo tempo e chi per il suo conto sarà l’unico male e problema di questa italietta sempre meno borghese. C’è a chi si prepara la cattedra e chi è destinato alla gogna mediatica perché tra le altre cose ha ucciso sempre persone di serie b ma l’ha fatto da cane sciolto.

E mentre consumiamo gli avanzi dell’ultimo natale che sembra solo ieri averci lasciato la strenna dell’onnipresente spread, l’opinione pubblica tutta incalza – non avendo partite da guardare – verso il caso mediatico più importante dopo il sexy gate del Berluskaiser e la banca dei Renzi.

 I pidioti in prima linea che da “buoni ex compagni” fanno la parte della pacca sulla spalla prima ma del “è giustizia per tutti dopo”.

 Ci sono i casi dei nostalgici - ne ho visto uno a Ceccano – che salutava l’arrivo di Battisti come si faceva negli anni sessanta e debbo dire sinceramente mi sono quasi commosso ma solo per una ragione: mi sono detto a sinistra dove non sono capaci più di nulla sono ancora capaci, pur nella assurdità dei condannabili gesti, di vedere un atto di ribellione.

 Mentre cogitavo perdendomi in questi pensieri pensavo al poco più che quarantunenne Battisti Cesare di Trento Patriota, giornalista deputato socialista e irredentista italiano che senza tanti complimenti moriva per noi e per loro passando nella storia con lo stesso nome ma con idee e modi di attuarle un po’ diverse.

 E rimettendomi nella parte più oscura dei miei pensieri ho buttato giù queste righe non tanto per far conoscere la storia antitetica dei due, quanto per sollevare in te -  lettore incauto - un amletico dubbio basato su ciò che realmente “hai vissuto studiandolo” sulla tua pelle e quanto ha contribuito il tuo tessuto sociale a fare del martire un eroe e dell’eroe un farabutto.

 Perché al di là dei giochi linguistici, il passo è breve e la storia si sa è meretrice dell’Autorità costituita; e siccome da brava prostituta  si sa autoproclamare maestra ecco poi che non ci mette nulla a screditare quello che in quella piccola parte della cultura Nazionalpopolare era un eroe per darne lo scettro ad un martire di cui oggi sembrano parlare tutti con indignazione ma che domani nessuno troverebbe più strano trovarlo ex catedra ad insegnare grazie alla buona scuola ai figli nostri…

 Ci auguriamo di no e faremo di tutto perché non accada anche questo.


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Editoriale

 

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