L'uomo dell'anno

Alleluia: l’anno 2018 finisce in gloria. Il Financial Times elegge uomo dell’anno nientemeno che George Soros, l’arcimiliardario finanziere di origine ungherese quasi novantenne. Il quotidiano londinese è la voce del potere finanziario internazionale apolide, di proprietà della Nikkei, la società giapponese che controlla la Borsa di Tokyo. E’ considerato universalmente “autorevole” e “prestigioso”.

La creatura più nota di Soros è Open Society, un’organizzazione non governativa (ONG) finanziata con somme a molti zeri, tanto è denaro sottratto agli attoniti cittadini comuni con le peggiori speculazioni, pardon le più abili operazioni finanziarie.  Il budget annuale è di un miliardo di dollari, dei quali alcuni milioni spesi in Italia per sostenere associazioni pro immigrazione.

La scelta, ammette il FT, è politica: “Di solito scegliamo la persona dell’anno solo in base agli obiettivi raggiunti, stavolta l’abbiamo scelta anche per i valori che rappresenta: Soros è l’alfiere riconosciuto della democrazia liberale e della società aperta, idee attaccate sistematicamente dai populisti”. Smascherati!

Secondo Paolo Mieli, giornalista autorevole e prestigioso almeno quanto il FT, dietro gli attacchi alla persona dell’incolpevole Soros si cela il solito demone, l’antisemitismo. Eh no, dottore e professore Mieli, non ci stiamo. George Soros non è il nostro modello, né l’uomo dell’anno per motivi assai più concreti. La rassicuriamo: l’uomo dell’anno non ci piacerebbe per ciò che rappresenta e fa neanche se fosse del nostro stesso quartiere e parlasse con l’accento della nostra città. Davvero, è ora di smetterla con questo ricatto morale, teso a demonizzare il dissidente senza ascoltarne e confutarne gli argomenti.

Soros non è “l’origine di tutti i mali”, ma negli anni 90 ha davvero attaccato la sterlina e la lira italiana con danni immensi per i governi, gli Stati, i risparmiatori, le popolazioni; la democrazia liberale diventata plutocrazia oligarchica e mondialista meriterebbe difensori migliori del miliardario ex ungherese. La società aperta teorizzata da Karl Popper non è poi così spalancata. Chi non crede nelle sue libertà, fondamentalmente ridotte a una sola, quella del mercato padrone, non ha diritto a farne parte, può essere represso e diffamato L’accusa di far parte dei populisti è rivolta, a giudizio insindacabile dei sostenitori dell’open society, a chiunque si opponga alla globalizzazione, al potere finanziario, alla precarizzazione sociale, alla Banca Centrale eccetera eccetera. La democrazia è liberale nel senso che comandano loro, Soros e colleghi, poche centinaia di superuomini, liberi di fare ciò che vogliono delle nostre vite.

Piaccia o meno a FT molti milioni di persone considerano nemico ciò che rappresenta il loro uomo dell’anno. Nemico poiché si comporta come tale. Soros non è certo l’unico, ma chi attacca la moneta sovrana, chi manipola i mercati finanziari, chi ha in mano l’emissione monetaria, finanzia movimenti di popolazioni, manovra l’arma letale del debito, non può pretendere gli applausi delle vittime. Aveva ragione Ezra Pound, non tutti i liberali sono usurai, ma tutti gli usurai sono liberali.

Ciò che più indigna di costoro e dei loro servitori è la pretesa di convincerci che “loro” fanno ciò che fanno per il nostro bene, vanno quindi onorati e ringraziati.

L’arroganza del potere ha raggiunto vette di sfacciataggine impensabili fino a pochi anni fa. La scelta del FT ne è la prova. Non può essere derubricata a buffonata, come titola il quotidiano di Vittorio Feltri: Soros è tutt’altro che un buffone. Interessanti sono anche le voci dal sen fuggite agli apologeti del tycoon: promotore e finanziatore delle rivoluzioni “colorate”, paladino delle “spontanee” insurrezioni   nell’Europa dell’Est.

Grazie a lui conosciamo il vero volto della democrazia liberale, della società aperta e dei suoi premurosi camerieri. Per quanto ci concerne, noi membri della plebaglia ignorante, populista e retrograda non abbiamo eletto alcun uomo o donna dell’anno. Tuttavia, abbiamo simpatia per certi francesi di campagna vestiti con il giubbotto giallo, i gilè della rivolta contro Macron, il Rothschild-boy. Non meriteranno la qualifica di personaggi dell’anno, ma sappiamo che non sono finanziati dall’ Open Society del filantropo Soros: ci basta.


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Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

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La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

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