Sovranismo via culturale

Gli ordoliberisti nostrani, da sempre anti-italiani filo-europeisti ed immigrazionisti, sono in preda al panico. Ogni giorno si moltiplicano uscite isteriche sui giornali ed altri media degni di un TSO. Dalle ultime boiate di Michela Murgia alla denuncia pubblica di quanto ormai gli italiani siano diventati "cattivi" in preda ad un "sovranismo psichico". Di psichico qui c'è solo la patologia che affligge questi presunti giornalisti ed intellettuali. Non riescono a fare i conti con la realtà e perciò si rifiutano di affrontarla.

Circondati da una cosi grande cappa di illusione è incredibile come in Italia in questo momento vi sia un governo che, fra molte virgolette, si possa etichettare come sovranista e populista (nell'accezione di dedito verso gli interessi del popolo), al netto di tutte le cadute, le mancanze e le deficienze.

Cadute (la visita di Salvini in Israele), mancanze (un serio atteggiamento sulla nazionalizzazione di Autostrade) e deficienze (la debolezza nella trattativa con Bruxelles sulla legge finanziaria) determinate dal fatto che la società italiana si è ritrovata impreparata per concepire un progetto di governo così in controtendenza con l'andamento politico degli ultimi anni. Il governo, in una democrazia o pseudo-tale, è sempre un processo culturale e sociale che, per quanto possa essere travisato ed edulcorato, essendo frutto di una mediazione risulta sempre rappresentativo solo in linea generale della tendenza comune della società in questione.

Il popolo italiano è stato così tanto ammorbato dalla retorica liberista di marca forzaitalina e piddina ed originata da influenze storiche straniere che non dovrebbe stupire come lo schieramento totale dell'intellighenzia stia remando contro. Ciò che conforta è la saldezza degli italiani che, per una volta nella loro storia recente, sembrano fare quadrato intorno all'esecutivo.

La soluzione semplice al problema culturale è creare una nuova classe intellettuale sovranista (forse già in stato embrionale grazie ai social). Questa piccola creatura deve crescere e portare ad una rivoluzione di pensiero. Il sovranismo deve imboccare una via culturale, a cominciare dalla pedagogia e dall'insegnamento nelle scuole (ricominciando ad insegnare nelle scuole l'educazione civica, la cura per l'ambiente comune ed un senso di genuino patriottismo), che possa, almeno in futuro, sostituire anni ed anni di rincoglionimento ultraliberale figlio del 68 e della retorica femminista, mondialista, immigrazionista, europeista ed atlantista per tornare ad abbracciare valori e concetti come patria, onore, lavoro, ambiente, identità, radici e storia.

Se hai tra i 70 e i 90 italiani su 100 consapevoli del loro ruolo nel mondo e della propria identità le probabilità che tra loro venga fuori un governante oltranzista e intenzionato a difendere i suoi connazionali aumentano, se essi sono 2 su 100 le sperane sono ridotte al lumicino.

In questo momento momento in Italia esiste una minoranza che è riuscita a dare origine ad un governo che almeno parla di sovranismo. Per fare questo si è dovuti scendere a patti cosa che da origine a tutte quelle cadute, mancanze e deficienze sopra elencate.

Non so quantificare questa minoranza ma so che per farla crescere di modo che diventi maggioranza occorre che il sovranismo si faccia cultura oltre che azione politica, economica e sociale.

 


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Editoriale

 

C'è ancora un governo in Italia?

di Adriano Tilgher

Ci hanno fatto vivere due giorni di “suspense”, secondo loro. Il governo Conte cade o non cade? I numeri ci sono, non ci sono, il mercato delle vacche (alcune autentiche, con tutto il rispetto per l’animale sacro agli Indiani), i costruttori, i distruttori, i responsabili, gli irresponsabili… Parole, tutte vere, tutte false, tutti ad accapigliarsi ma per cosa? Per andare a votare? Come se non sapessimo che anche con il voto nulla cambierebbe, tutte le forze in campo sono controllate, nessuno ha un autonomo progetto politico, tutti sono liberisti o, per lo meno, nessuno ha il coraggio di condannare apertamente liberismo e globalizzazione.

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La Spina nel Fianco

 

Confessioni di un fazioso

2006 lo storico leader politico Missino Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse dà alle stampe per Mursia "Confessione di un fazioso" un vero atto d'amore (tradito) per un'Idea, per una comunità, e per un'area di riferimento che è storicamente anche la mia. In questo testo fondamentale, e nel successivo "Il Suicidio della destra - Non uno schianto ma una lagna", ci mostra una carrellata irriverente del Phanteon missino e post missino. Purtroppo nella mia avventura politica mi sono incrociato con "il "Barone nero" solo 2 volte, nel 1984 dove giovane segretario sezionale Toscano di area Niccolai cercai di promuoverne l'elezione alla Segreteria contro Giorgio Almirante, e nel 2008 quando accettò la candidatura nelle tre circoscrizioni Lombarde per "La Destra", partito dove militavo. Ne uscì un anno dopo, quando si capì che Storace strizzava l'occhio al "Popolo delle Libertà", io sono stato meno coraggioso, e l'ho fatto solo nel 2013. 

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