L'esercito di Vecciariello

Conoscete l’espressione popolare “l’esercito di Franceschiello” per rappresentare in maniera caricaturale un’armata pronta alla resa più ingloriosa? Da qualche giorno, la definizione va aggiornata; le forze armate della Repubblica Italiana sono a tutti gli effetti l’esercito di Vecciariello.

Il generale Enzo Vecciarelli è il nuovo capo di Stato Maggiore del nostro esercito. La carriera di Vecciarelli, secondo alcuni organi di stampa, sarebbe stata favorita dal precedente ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Quello che turba del generale Vecciarelli non sono gli eventuali padrini politici, ma le idee. Ha infatti dichiarato, in occasione del suo insediamento, che compito dell’esercito non è più la difesa dei confini. Quella che va tutelata, secondo l’altissimo ufficiale, “è la libertà di tutti i cittadini, di muoversi e fare impresa”.

Franceschiello era il Re Francesco II di Borbone, sovrano di Napoli e delle Due Sicilie, deposto nel 1861 a seguito dell’impresa di Garibaldi, delle manovre franco inglesi e dell’intervento del regno sabaudo. Nonostante tradimenti giganteschi, l’esercito duosiciliano merita ben più onore di quello disegnato da Vecciarelli. Lo attestano la difesa di Messina, la resistenza disperata di Gaeta, con alla testa il re e la coraggiosa moglie Maria Sofia di Baviera, la dura battaglia di Civitella del Tronto, la fedeltà morale dei militari che non cambiarono giuramento e finirono rinchiusi al freddo e alla fame del forte alpino di Fenestrelle.

I militari hanno il dovere di aiutare le popolazioni, e vanno ringraziati per l’oscuro lavoro “civile” che svolgono dopo sciagure e disastri, ma non è quello il compito delle Forze Armate. Strano ma vero, l’esercito ha il dovere patriottico e l’onore di presidiare i confini, difendere il territorio nazionale dalle minacce esterne.

Che fastidio aggiornare piani per pattugliare settemila chilometri di coste, le Alpi e quel fastidioso luogo chiamato frontiera, dove “noi e “loro “si incontrano e l’obbligo è l’accoglienza. Nuovi bandi di arruolamento prevedranno forse figure professionali come hostess, steward, agenti turistici, mediatori culturali poliglotti, e in omaggio alla libertà d’impresa e al Mercato ci saranno ufficiali e marescialli addetti a illustrare investimenti, muniti di depliants.

In fondo,Vecciarelli ha ragione. L’esercito costa caro. Miliardi di euro per i materiali – acquistati in gran parte dai nostri patroni d’oltreoceano – altri miliardi per gli stipendi di una casta di ufficiali e di volontari in fuga dalla disoccupazione, caserme da mantenere, eccetera. Non ha tutti i torti Donald Trump, il cui brutale imperialismo dell’America First ci ricorda che dobbiamo pagare noi il conto della Nato in Europa. Già, abbiamo appaltato a un esercito straniero quel che resta della nostra difesa. Custodiscono sul territorio italiano settanta, forse novanta bombe atomiche che sfuggono al nostro controllo. Paghiamo a piè di lista il costo di cento basi sul nostro accogliente territorio. Meglio concordare un canone fisso e abolire l’esercito.

Mattarella, l’ex comandante del disciolto Esercito Italiano, farà in modo di abolire l’articolo 52 della Costituzione, che definisce la difesa della Patria “sacro dovere del cittadino”. Sacro e dovere, del resto, sono vocaboli politicamente scorretti, residuo clericale il primo, antidemocratico il secondo. Il Capo di Stato maggiore è stato netto: si è scagliato contro “il ritorno sulla scena dei nazionalismi e il rafforzamento di potenze nucleari. Un mondo alla rovescia rispetto a quanto immaginato dopo la seconda guerra mondiale con la nascita dell’ONU.” Non sia mai che gli tocchi partire alla testa dell’esercito per difendere i confini. Tutt’al più sarà lieto di partecipare a operazioni umanitarie di ripristino della pace sotto il comando del benevolo alleato d’oltreoceano.

L‘amarezza è grande, ma, ancora una volta, non possiamo prendercela altro che con noi stessi. Chi, se non la nostra generazione ha accettato e praticato il disprezzo per l’identità nazionale, l’odio per gli uomini in divisa, la ridicolizzazione dei loro valori e comportamenti?

Onore all’esercito di Franceschiello che se non altro ci provò, stretto tra felloni, voltagabbana, camorristi e mafiosi. L’Italia che nel tempo avrebbe trionfato.


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Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

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La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

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