4 novembre 1918 – 4 novembre 2018: la discendenza dei “regnicoli Cagoja"

“Cagoja” fu il simpatico appellativo che il Vate d’Annunzio dette al primo ministro Francesco Saverio Nitti allora presidente del consiglio e ministro dell’interno prima, in occasione della “scelta” tutta italiana di non intervenire in una guerra che era già stata abbondantemente su carta dichiarata. Stare a guardare come al solito per vedere quale “giro di valzer” ci sarebbe andato meglio.

Del resto, non c’è da stupirsi se già all’epoca esistevano questi fenomeni, e il “disonorevole” Giolitti – specchio di una Italia che da allora avrebbe affidato il testimone alla Repubblica del 1945 – tra gli alti e bassi era rimasto sempre in piedi a difendere la sua posizione da primo ministro intervallandosi con altri compagnucci suoi.

Cagoja si ripresentò durante l’occupazione dei “sognatori di Fiume” e di tutta quella generazione che mise anima e corpo per riprendersi confini che la stessa Storia sembrava avergli decretato; dall’alto della sua poltrona si trovò ad apostrofare una generazione di guerrafondai senza però poi porsi il problema – ma questo non lo fece mai neppure il Re- di mandare una generazione al macello.

C’è chi la storia la scrive, c’è chi la storia la fa e nella rumorosa maggioranza dei casi le cose non coincidono mai. La terra non è poi così lieve e la memoria dura non più di un ora; a restare sono solo le memorie per interesse o quelle finanziate dal sistema. Però il palchetto è necessario per far vivere le stesse falangi deboli del sistema, e allora 4 novembre 2018 si replica la recita di classe con tutte le forze dell’ordine schierate, pochi che vi credono ancora davvero, e il resto suppellettili spolverate orgogliose di uniformarsi alle parole del loro Presidente.

La salma appare in tutta il suo smagliante grigiore segno dei tempi e del potere dell’economia. Sul pulpito la sua finta commozione mentre commemorando infila in un discorso vuoto la finta bellezza del permettere a uomini di diverse nazioni di camminare (e si badi non marciare né marcire) assieme. E chi permetterebbe tutto ciò se non la pace dei popoli che si chiama Europa o meglio zona euro? Chi se non la silenziosa guerra che ha imposto, senza spargimenti particolari di sangue o di coscienze, la dittatura imposta dell’euro e mascherata dalle sataniche gerarchie plutocratiche in democrazia?

È proprio quella l’ultima “dea cecata “che ci permette di dire scrivere e sentenziare come sto facendo. E allora viva il libero pensiero soprattutto quando tutti scrivono ma nessuno legge, tutti parlano e nessuno ascolta. A reti unificate il nuovo Cagoja commemora la Vittoria ( sottaciuta ) della prima guerra mondiale, ne ricorda pacatamente il sacrificio, ammonisce tuonando le orrende dittature succedute perché mai più fascismo, mai più nazismo, mai più shoah, ( che da pendant ci sta bene sempre ) ma poi trovandosi a Trieste non può firmare la giustificazione scolastica a quel popolo che le scuse, dall’inizio della Repubblica ad oggi non le aveva mai avute; e quindi sempre sommessamente si lascia sfuggire un perdono per le foibe e va avanti così seguendo il canovaccio a cui siamo costretti dal ‘45 ad oggi.

Pazienza, forse è ciò che chi più chi meno tutti meritiamo dato che siamo un popolo che decide di diventare cosa è solo se il carro è pronto ed il giogo dei buoi è stato messo. Così è stato per la prima guerra come per l’armistizio: chi è rimasto nelle proprie linee, fedele alla sua etica, è stato tacciato ed è tacciato a tutt’oggi di essere un criminale.

E allora visto che i criminali sono apolidi e nulla osta loro riguardo all’apologia a qualsivoglia reato contro cose persone o civiltà, mi si conceda una libertà di stampa vera e non si offenda il signor Presidente se quell’ Italia trucidata dalla baionetta dello straniero non è rappresentata dal suo essere accessorio, ma è quella che estrae gente viva dalle macerie dalle esondazioni ed inondazioni e che lotta ogni giorno nel suo fare quotidiano per difendersi dai banchieri dell’ Europa e da una politica fatta da gente come lei!

Quell’Italia che non tollera e che un domani castigherà i “ buffoni da salotto “.

 


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.