APPROFONDIMENTI: Che Guevara, il mito oltre la destra e la sinistra

La scontata polemichetta, sorta dopo la commemorazione virtuale di “Che” Guevara da parte di Gioventù Nazionale Roma[1], non mi dispiace, visto che dimostra che non è inutile occuparsi di certi temi – in questo caso la fascinazione della Rivoluzione cubana in ambito neofascista – anche a livello accademico. Lasciando da parte lo sdegno selettivo di quelli che chiamano Guevara “assassino” e poi difendono dittature militari (o Presidenti yankee) con molti più morti all’attivo, possiamo piuttosto derivare da questo caso delle riflessioni più profonde sulla cultura politica italiana.

Ad esempio, l’amico Francesco Giubilei, giovane ma affermato (e attivissimo) editore e intellettuale conservatore, ammonisce[2] che la «cultura di destra» non dovrebbe «cercare altrove riferimenti dimostrando un complesso di inferiorità culturale di cui francamente non c’è necessità vista la profondità di autori del calibro di Del Noce, Prezzolini, Soffici, Papini, Longanesi, Maccari, Montanelli, Flaiano». Ha perfettamente ragione, dal suo punto di vista, ma c’è un intoppo.

Nel Novecento italiano, la destra, quella classica, è sempre rimasta un po’ schiacciata tra la DC – cattolica, con una sua propria cultura politica, storicamente anti-risorgimentale (e quindi distante della “Destra storica”) – e il MSI – una sorta di “sgabuzzino dei cattivi”, in cui agli orfani di Salò si erano andati aggiungendo reazionari, tradizionalisti (cattolici e non), populisti ante litteram, monarchici, ma il mito fondante del nostalgismo fascista restava dominante. Gli stessi partiti, a centrodestra dell’arco costituzionale, come PLI e DC, preferivano non definirsi “di destra”, per non subire gli strali dell’antifascismo militante delle sinistre (il caso del governo Tambroni è qui esemplare). Insomma, la confusione tra destra e fascismo (vecchio o nuovo) serpeggia da pressoché un secolo nella politica italiana (e non solo).

Dal canto suo, l’On. Meloni, leader del Partito i cui militanti avevano omaggiato il Che, aveva affermato[3]: «Io sogno un giorno di vedere i ragazzi italiani indossare una maglietta alla moda con l'immagine di Goffredo Mameli […], perché mi fa rabbia che ragazzi che hanno una storia come la nostra per cercare un eroe debbano andare a cercare un argentino morto in Bolivia.» Certo, Evola diceva che «la Patria è la dove si combatte per la mia idea», ma anche lei, sempre dal suo punto di vista, ha ragione – a patto che si tenga presente che Mameli non era di destra: era un massone garibaldino caduto nell’eroica difesa della Repubblica Romana. Per un cattolico conservatore, tra Mameli e Guevara, la differenza non è molta.

Figuriamoci se consideriamo quello che è stato, per molti versi, il “Che” del XIX secolo, l’eroe romantico che ha combattuto sulle due sponde dell’Atlantico, il guerrigliero idolo della sinistra internazionale: Giuseppe Garibaldi, Padre della Patria italiana, ma anche Gran Maestro col 33° grado del Rito Scozzese, membro della Prima Internazionale e anticlericale al punto da definire il Papa un «metro cubo di letame». Infatti, in Italia la figura di Garibaldi è sempre stata ripresa al di fuori della destra: repubblicani, socialisti, fascisti, comunisti… fino a farne l’icona del Fronte Popolare social-comunista. Insomma, se pure è vero che il nazionalismo è la destra di oggi ma la sinistra di ieri, c’è posto per Garibaldi nel pantheon di un nazional-conservatore italiano?

A maggior ragione, Ernesto Guevara, rivoluzionario e teorico marxista-leninista, è quanto di più lontano si possa immaginare dalle varie destre (liberale, cattolica, conservatrice, tradizionalista…). Tuttavia, fin dagli anni ’60, è sempre piaciuto molto anche ai fascisti, almeno in Italia, Francia, Spagna. Questo ha perfettamente senso: in tutto il Terzo Mondo, il comunismo fu nazionalista, perché a partire da Lenin individuava nella liberazione nazionale, antimperialista, una tappa fondamentale della rivoluzione socialista. E, da parte sua, il fascismo o è nazionalista rivoluzionario o non è. Fascisti furono i militanti che volevano cambiare radicalmente il loro Paese, anche a costo di scontrarsi, non solo con le sinistre, ma anche con le destre. Così come furono regimi di destra ad assassinare Corneliu Codreanu ed Ettore Muti, o ad arrestare Manuel Hedilla e Francisco Rolão Preto.

Eppure ci sono fascisti, che ci tengono a precisare[4] che rispettano Ernesto Guevara, eppure lo considerano un nemico (come anche Ho Chi Minh), e ammettono che in Congo e in Bolivia sarebbero stati dall’altra parte rispetto alle sue lotte di liberazione. Sembrano non capire bene la differenza che passa tra «la poesia stessa del XX secolo», e la destra dei gorilla della CIA e dei mercenari al soldo delle compagnie minerarie belghe. Insomma, non hanno capito che l’anticomunista non è troppo diverso dall’antifascista, e che chi è di destra spesso è entrambi.

Per quanto mi riguarda, con Alain de Benoist, direi piuttosto che il nemico principale è il capitalismo in economia, il liberalismo in politica, l’individualismo in filosofia, la borghesia sul piano sociale, e gli Stati Uniti d’America sul piano geopolitico; il “Che” li ha combattuti tutti, ovunque, fino all’ultimo. Questo basterebbe per renderlo un eroe, ma dovrebbe esserci ancora più caro proprio perché, tra le altre cose, fucilava collaborazionisti e mandava i fricchettoni nei campi di lavoro; due attività di cui in Italia oggi ci sarebbe un gran bisogno.

 

1 https://www.facebook.com/gioventunazroma/photos/rpp.315940005835327/325059298256731/?type=3&theater

2 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10217801480578933&set=a.2449639050562&type=3&theater

3 http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-giovani-meloni-e-fdi-celebrano-ricordo-ernesto-che-guevara-1586096.html

4 https://www.ilprimatonazionale.it/senza-categoria/ne-appropriazione-ne-sdegno-reazionario-semplice-rispetto-per-il-nemico-che-guevara-94451/

 


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