Berlusconi ha realizzato il Sessantotto?

Visitando una libreria nel centro storico di una piccola città ci siamo imbattuti in un libriccino di poche pagine scritto nel 2011 dal filosofo e storico dell’arte Mario Perniola, scomparso recentemente. Intrigante il titolo, interessante il testo che si legge d’un fiato: Berlusconi o il ’68 realizzato.

La tesi dell’intellettuale astigiano è che il Cavaliere sarebbe la prova del successo della rivoluzione antropologica innescata dalle idee, parigine e californiane, del 1968. Perniola, già estremista di sinistra, vicino all’Internazionale Situazionista in gioventù, successivamente storico e filosofo dell’arte su posizioni assai critiche della post modernità, nemico del “pensiero debole” presenta una tesi non priva di un certo fascino. Il cavaliere di Arcore sarebbe colui che ha realizzato quanto il Sessantotto aveva sostenuto.

Egli scorge nella figura di Berlusconi “quella volontà di potenza, quel trionfalismo farneticante, quella estrema volontà di destabilizzare tutta la società di cui il Sessantotto fu pervaso. Fine del lavoro e della famiglia, descolarizzazione, distruzione dell’università, deregolamentazione della sessualità, contro-cultura, e discredito delle competenze mediche e crollo delle strutture sanitarie, ostilità nei confronti delle istituzioni giudiziarie considerate come repressive, vitalismo giovanilistico, trionfo della comunicazione massmediatica, oblio della storie e presentismo spontaneistico, tutto ciò è ormai diventato realtà.” Parole di condanna del 68 che suonano strane, in bocca al vecchio situazionista.

No, Berlusconi non ha realizzato il Sessantotto, ma senza dubbio ne è un prodotto.  Il 68, nato rivoluzionario, è stato poi assorbito da una nuova ideologia, l’individualismo libertario progressista. Come intuisce Perniola, ad un’economia e a un’etica fondate sul lavoro succede un mondo basato sulle relazioni sociali, in cui le qualità richieste sono l’adattabilità, la flessibilità, la polivalenza, dunque il cinismo e l’indifferentismo morale. La figura di Berlusconi può essere paradigmatica di un certo modo di stare al mondo, ma non è che un effetto di un’esplosione generale di cui lo stesso Perniola fu attivo promotore.

L’espediente del filosofo ex sessantottino è quello di ritenere una persona fisica considerata nemica delle proprie idee, Silvio Berlusconi, come l’incarnazione dei mali di una visione del mondo criticata dopo averla attivamente promossa. Il suo capitalismo felice, in fondo ancora legato al lavoro, aspira al consenso ma non ha senso alcuno affermare che Berlusconi avrebbe “portato a termine un progetto di destrutturazione della famiglia “. Da Sigmund Freud a Wilhelm Reich ai professori di Francoforte, passando per le varie fasi della rivoluzione sessuale e del femminismo, ben altre sono le responsabilità. Alla TV di cui Silvio è un dominus si può rimproverare di essere stata cattiva maestra, o, seguendo Perniola, “cattiva madre”, ma non ha fatto che seguire la corrente; certo non l’ha creata.

Egli ci affida una riflessione capitale, non ancora adeguatamente sviluppata: lo smantellamento della scuola e dell’università hanno una motivazione epocale: “l’esistenza della borghesia non serve più al capitalismo, il quale oggi trova nella classe media un ostacolo all’espansione straripante del modello neo liberistico.

Se al seguito dell’immaginazione è andata al potere l’ignoranza, la responsabilità non è di Arcore, ma dell’entusiastica accoglienza dei principi teorizzati nella stagione degli anni 60 e 70. Del 1979 è il sorgere del “pensiero debole” attorno a Gianni Vattimo, che ha permesso il transito della cultura italiana dal relativismo ad un compiuto nichilismo.

Caro filosofo illustre, esteta e critico insigne non si attacchi a Berlusconi, un effetto tra i tanti di un tempo volgare, per nascondere le sue sconfitte. Del senno di poi sono piene le fosse. Silvio, il pessimo Silvio, è soltanto un comodo capro espiatorio, uno specchio della cattiva coscienza di due generazioni italiane. Ne serviranno altrettante per cancellare il Sessantotto. Per disarcionare il Cavaliere è bastato manipolare lo spread.  

 


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