I sintomi del malessere: la fuga

 

Fuggire, scappare dalla realtà, cercare mondi fittizi dove risolvere le proprie contraddizioni e far tacere l’insoddisfazione tremenda di una vita che non merita di essere vissuta. Non è un caso isolato di un disadattato ma purtroppo è una realtà di massa vissuta e sofferta soprattutto dalle generazioni più giovani e più deboli.

Fuggono dalla loro realtà, per fame, i giovani dei popoli più poveri emigrando in terre lontane e spesso ostili, fuggono anche quelli delle società, cosiddette, più ricche, per noia: sono due fughe diverse, ma entrambe ugualmente drammatiche.

Quando i giovani fanno scelte che contraddicono l’innato gusto della sfida e l’istintivo desiderio dello scontro, e preferiscono rifugiarsi in immaginari mondi di perfezione, qualcosa non funziona: sono gravi sintomi di malattia.

Sintomi che parrebbero irreversibili. Infatti nel vasto e diversificato mondo dei giovani dove tutto doveva essere semplice e soprattutto facile, nulla più diventa gratificante, tutto diventa dovuto affinché, anche il giovane, entri al più presto nel mercato.

Spesso, però, nel mercato entra dalla porta umanamente peggiore ma, senza meno, tra le migliori dal punto di vista del mercato: la droga

Cosa è la droga con i suoi effetti devastanti, se non il segno della crisi estrema,  la rinuncia ad affrontare da soli con le proprie capacità la vita, un’ennesima fuga dalla realtà?

Pensare che per le giovani generazioni questa diventi l’alternativa unica alle altre forme di fuga, ci deve spingere a tentare di dare altre risposte diverse dalle “rigide e ferree” leggi di mercato.

Ecco perché, paradossalmente, riteniamo tutte le brutture che presenta la vita contemporanea dei sintomi positivi. Sono il segno del rifiuto, oserei dire del rigetto, della società, sedicente del benessere, che produce solo malessere; sono la prova tangibile che le società liberal-democratiche, incapaci di risolvere i problemi economici dei popoli, come dimostra ampiamente la crisi ormai permanente, distruggono, con il materialismo imperante, qualsiasi voglia di vivere, perché non sanno cogliere il più profondo senso della vita.

Da questo ancestrale bisogno di fuggire da una società disumana che non considera le necessità etiche e spirituali, generalmente molto pressanti soprattutto nei giovani, derivano tutti quei comportamenti apparentemente imprevedibili ed incomprensibili. La necessità dello sballo, il dedicarsi alla droga ed all’alcool, l’assoluto e precoce utilizzo del sesso come strumento di alienazione fine a se stesso, sono gli unici strumenti a disposizione, soprattutto dei giovani, per fuggire al vuoto che la società odierna rappresenta: ricchezza e consumo sono inconciliabili perché la ricchezza è accumulo di risorse, il consumo rappresenta lo svuotamento della ricchezza, e, nella società odierna, il consumo non ha limiti e può in una giornata dissipare enormi fortune.

Manca per i più un punto di riferimento che possa rappresentare il giusto equilibrio nelle esigenze materiali tra ciò di cui si ha bisogno, anche per il tempo libero e lo svago, e ciò che ti imboniscono come utile e necessario, ma questo equilibrio può derivare solo dall’equilibrio interiore tra le innate esigenze spirituali e i necessari bisogni materiali. L’etica nei comportamenti, i fini da raggiungere, i profondi scopi della vita sono ciò di cui i giovani hanno bisogno e solo scuola e famiglia possono dare gli elementi per fare un personalissimo percorso di elaborazione.

 

Ma la famiglia è in via di decomposizione, mentre la scuola, soprattutto quella classica, che, attraverso, latino, greco e filosofia, abituava alla logica, all’approfondimento ed al ragionamento, sta degenerando sempre più.

 

Anche questo un grave sintomo del malessere che dimostra quanto bisogno ci sia di creare ancoraggi ideali forti che diano nuovo impulso alle vere ragioni della vita che non sono nel mercato ma nella profonda crescita interiore dei singoli e delle loro comunità.

 


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Editoriale

 

Sul piano strategico

di Adriano Tilgher

Individuata la dottrina di riferimento e definito il quadro politico attuale diventa opportuno darsi una precisa linea strategica entro cui muoversi. Da tutto questo emerge la necessità di riaffermare il nostro progetto strategico di sempre: collegarci alle fasce del malessere per darne voce e rappresentanza. Infatti è sempre più evidente che, tranne una ristretta cerchia di oligarchi, burocrati e amici degli amici, il resto della comunità nazionale è espulsa, non solo dai centri di potere, ma addirittura dalle fasce di sopravvivenza. Il ceto medio, che è stato l’ossatura e la forza dell’economia nazionale, è distrutto.

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La Spina nel Fianco

 

Crono

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