Ancora da studente ebbi modo di cimentarmi con un breve scritto

Ancora da studente ebbi modo di cimentarmi con un breve scritto, formato iniziale da volantino, titolo provocatorio (non troppo) Epitaffio per un imbecille. Nel corso degli anni vi sono tornato sovente, con le necessarie e mirate modifiche, in cerca di sempre nuovi bersagli. Come sparare sulla Croce Rossa. Non mancano imbecilli e fal-liti quali obiettivo (‘il mondo n’è pieno’, osservava, aristocratico ed ironico, già negli anni Trenta, lo scrittore Drieu la Rochelle). Ultimo un ‘collega’ di Lotta Comunista, in giacca e cravatta, arrogante e presuntuoso, colto culo all’aria in macchina mentre si scopava una sua (niente male) allieva. Non per questo, ovviamente, ma per il becero e conformista antifascismo. La storia ruota, gracchiante 78 giri, e si misura intorno al perimetro di filo spinato e baracche ad Auschwitz.                                                                    

Fin dagli esordi volle essere contro quel borghese che si sottace in ciascuno di noi e si maschera da onestà e perbenismo (‘Da ragazzo non ha mai rotto un lampione con una sasso né un pregiudizio di sua iniziativa’, ad esempio). E, anonimo in vita e senza alcun rimpianto da morto, noi – irriverenti – abbiamo bevuto molto alcool sulla sua tomba e giurato, con la solennità degli ubriachi, di non finire come lui, preservando gli ideali che ci rendono liberi e i sogni che ci mantengono giovani...                                    

Di recente quell’imbecille s’è trasformato, con medesimo accento e intento medesi-mo, in tutti coloro che ho definito ‘indecenti e servili’. Attraverso il parametro a me caro di ritenere le emozioni antecedenti la ragione – insomma quello stile che si mi- sura nell’esistenza, messa al servizio dell’Idea, la sola per cui vale la pena vivere e in suo nome donarsi. Un’Idea che nasce e si traduce in azione per non decadere in alibi compromesso saccente intellettualismo vile e patetico. Azione che é Idea, in carne e ossa e sangue (Peppe il Matto e la pretesa di trovare lode a Mussolini nelle opere di Nietzsche, Zambo al Colle Oppio con il busto del Duce in spalla e la bomba a mano a difenderlo, il camerata di Gambettola in camicia nera in sola compagnia dei suoi due doberman, Gina eterna ausiliaria con incrollabile senso del ‘dovere’ che le ha fatto accettare l’umiliazione e lo stupro per mano partigiana, il Piccolotto pronto ad anda-re anche da solo ad attaccare manifesti, Franco, marò del btg. Lupo della XMAS, che difende la pistola da agguato gappista beccandosi un proiettile nel polmone...).                 

Sempre Drieu la Rochelle, nel suo romanzo più compiuto, Gilles, nelle pagine conclu-sive, racconta di un pugno di volontari europei che vanno a battersi – e a morire – nella guerra civile spagnola, a fianco di Franco e della Falange. E, descrivendoli, tiene a precisare che non occorre siano degli intellettuali perché altro li rende ‘comunità’, il loro stare insieme pur essendo sostanzialmente degli sconosciuti, il senso del sacri-ficio fino a quello estremo. Tanto più il pericolo insorge tanto più si cimenta lo stare insieme. Non conta l’uno sia francese (il protagonista) altro  irlandese ed altro anco-ra polacco e forse qualcuno d’altra nazione (cito a memoria). La comunità nasce da questa comunione d’intenti, dove sangue e spirito si identificano, le diversità il vissu-to di ciascuno la storia personale ignota, pregi ed errori compresi. Le idee un prete-sto, nobile ed alto, il comune sentire di stringere presto il calcio del moschetto l’alfa e l’omega...                                                                                                                                                

E, nonostante mi picchi di vanità (sciocco contributo ai troppi libri letti) e del suono della mia stessa voce, un verso sì ma come il mio amico Cyrano, l’abile spadaccino dal grande naso, lo vorrei scrivere con la punta della spada per marcare l’arroganza dei tanti ‘indecenti e servili’, provinciali botoli in cerca del serto d’alloro quale prima-to della propria nientità, i tanti ‘indecenti e servili’ paghi di taglia e incolla vecchie di-stinzioni cruciverba brume del Nord contro solarità mediterranea aria stantia di cui ci venne noia e disgusto già molti anni addietro ad opera del nume tutelare – ebreo e comunista – d’ogni rivisitazione Mussolini Fascismo e dintorni...

                                            


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.