Scuola di Pensiero Forte [3]: natura e cultura


Cominciamo a chiarire i concetti preliminari indispensabili da riscoprire per promuovere il pensiero forte.


Per molti nostri coetanei, natura e cultura sono due concetti diametralmente separati. Questo è dovuto a quanto è stato proposto da molti autori postmoderni, i quali ritengono la natura come oggettiva o corrispondente a universali, immutabile o non storica, e prescrittiva o origine di divieti. La cultura invece sarebbe soggettiva o corrispondente ai soggetti, relativa alla storia, descrittiva o costituita di un insieme di codici. Dato che le tre note caratteristiche di questa presunta natura - oggettività, immutabilità e prescrizione - non si troverebbero nell'uomo, si conclude che la natura umana non esiste in sé, venendo relegata a prodotto culturale che si forma lungo la storia. Questa divisione in realtà dialettiche è, come vedremo, sbagliata, poiché concepisce astrattamente la natura umana, a prescindere dagli aspetti biografici, storici e sociali, finendo col vedere la cultura come realtà autoreferenziale senza fondamento.


Vero è che i termini natura e cultura sono stati interpretati in modi differenti lungo i secoli. Dalla natura come physis e cultura come techné degli antichi greci, passando per il concetto romano-medievale di natura come ontologia e cultura come colere ovvero coltivare, far crescere, generare, per giungere alla visione moderna e pressoché attuale di natura come ambito biologico-fisico e cultura quale insieme a sé stante dei prodotti del lavoro umano; in tutte queste interpretazioni, salta all'occhio quanto siano due concetti fondamentali, per mezzo dei quali l'umanità si confronta e sfida continuamente.


Ciò che possiamo, in breve, capire da questo rapido elenco dei significati, è che la natura è la radice su cui si fonda l'identità dell'uomo e quindi il suo sviluppo integrale. Nella natura rintracciamo la struttura biologico-somatico-psichico-spirituale della persona, con tutte le sue potenzialità originarie (sesibili, intellettive e volitive), le inclinazioni della esperienza emotiva e affettiva, il rapporto che la persona stabilisce con la realtà nella sua portata ontologica. Non un mero ambiente esterno in cui l'individuo è gettato nelle sue funzioni pragmatiche e intellettive, ma il tessuto essenziale della libertà propria dell' essere umano.


La cultura, dall'altro lato, non si esaurisce né all'interno del calcolo dei sistemi dei prodotti dell'ingegno umano, di cui certamente essa è costituita ed alimentata, né è sussistente come ente indipendente o "personificato": essa è, per usare una metafora, quel liquido amniotico nel quale l'individuo diventa persona, il soggetto trascende il suo io per partecipare alla comunità. L'uomo "nasce" o ri-nasce dalla cultura nel momento in cui, inserito in essa, la apprende; quindi ne diventa un autore, contribuendo alla sua produzione e al suo arricchimento, apportandovi quel qualcosa di unico ed irripetibile che è proprio della soggettività personale. Ma la cultura niente sarebbe se non fosse prassi concreta della libertà della persona, la quale uscendo da sé genera il suo io in maniera superiore per completarsi nella sua formazione integrale. La cultura, infatti, non è mai soggettiva, bensì è per se stessa condivisione, comunione, comunità.


L'opposizione proposta dai fautori del pensiero debole fra natura e cultura è dunque falsa. Esiste piuttosto una circolarità: la cultura presuppone sempre la natura umana (i bisogni, le tendenze, la libertà), e la natura umana per potersi perfezionare necessita della cultura. E' una relazione attuale, ovvero che mette in atto, ed essendo l'uomo un essere sociale, nel suo essere fatto per la relazione, ecco che capiamo quanto vi sia una prodigiosa complementarietà.


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