Scuola di Pensiero Forte [2]: urge ricominciare a pensare

Per costruire un pensiero che sia davvero forte è necessario, anzi indispensabile, ricominciare a pensare. Di fatto, negli ultimi decenni, sia nel campo degli studi filosofici, sia nella vita quotidiana, uno dei tumori antropologici più nefasti è quello del “stai sereno, non ci pensare” e simili, con tutta la “cultura” del pressappochismo e del menefreghismo che ne discende.

Nella filosofia lo possiamo notare guardando all’ imporsi di uno stile di ricerca e di ragionamento che parte proprio dal liberarsi della ragione e dei sui strumento. È buffo, perché spesso i fautori del pensiero debole sbandierano la ragione come Dea Venere del progresso umano, facendoci credere che quanto promuovono sia il non plus ultra dell’ evoluzione umana. Eppure, come si può parlare di traguardi quando, proprio nel pensare, vengono meno le categorie della mente e l’analisi che, mediando i dati della realtà con le categorie della ragione, conosce l’oggetto della sua ricerca? Le scuole filosofiche del secolo scorso sono caratterizzate da un regresso su numerosi aspetti. Se la Scolastica medievale, e la neoscolastica di inizio 900, erano state consacrate come apice della filosofia, ecco che le scuole dell’inconsistenza di cui viviamo l’eredità vollero, pretenziosamente, abbandonare quanto conosciuto e tramandato fino a quel momento, preferendo lucubrazioni su o astrattismi inconsistenti, o su materialismi scadenti, finendo così per definire vari orientamenti di pensiero che, nemmeno messi insieme fra di loro, potessero veramente condurre alla verità. Già, la verità, questa grande sconosciuta dal pensiero debole.

Dalla filosofia si fa presto a giungere agli altri campi della vita sociale.

Nella politica, ciò che abbiamo visto è stato il decadere dei sistemi tradizionali, che si erano dimostrati efficaci per secoli (anzi, per millenni!) per fare spazio a dei feticci senza base storica e senza tradizione, dei veri e propri esperimenti da laboratorio, messi là per fare dei tentativi, a discapito dei popoli. L’ordoliberismo d’avanguardia che ha sancito la decapitazione degli eccellentissimi condottieri delle grandi nazioni sovrane, sotto le mire imperialiste di stati guidati da cricche massoniche e spillanti denaro mediorientale, ha portato nel giro di pochi decenni a far dimenticare persino cosa voglia dire “aver un governo forte” e, in definitiva, cosa sia il “prendersi cura del bene comune” che è il significato della parola greca “politica”. Tuto studiato, tutto programmato? Forse, può darsi. I frutti dell’albero sono in ogni caso merci e stanno portando all’auto-annientamento dell’umanità.

Smantellato ogni residuo di realismo e di lotta per il bene, è logico che non si sia più incapaci di pensare e, dunque, di affrontare la realtà. Al bimbo con il pupazzetto in mano che ha perso la mamma, persino il canto di un uccellino felice fa paura. E allora sì che il sonno della ragione genera mostri.

Quindi? Ricominciare a pensare, dicevamo. Sì, ma da dove? Prima di tutto, da noi stessi. Prendere coscienza che la ragione è lo strumento più sublime di cui ogni essere umano è dotato, deve essere usata e usata bene. Proveremo a farlo nei prossimi articoli, con la speranza di dare ai nostri lettori un po’ di luce per vederci più chiaro.

Poi, il passo successivo sarà identificare uno ad uno i nemici del pensiero debole,  conoscendone le origini e le strategie, contrapponendovi la spada del pensiero forte per sbaragliarli uno ad uno e, così, condurre i combattenti alla vittoria.

L’avventura è appena cominciata.


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Editoriale

 

C'è ancora un governo in Italia?

di Adriano Tilgher

Ci hanno fatto vivere due giorni di “suspense”, secondo loro. Il governo Conte cade o non cade? I numeri ci sono, non ci sono, il mercato delle vacche (alcune autentiche, con tutto il rispetto per l’animale sacro agli Indiani), i costruttori, i distruttori, i responsabili, gli irresponsabili… Parole, tutte vere, tutte false, tutti ad accapigliarsi ma per cosa? Per andare a votare? Come se non sapessimo che anche con il voto nulla cambierebbe, tutte le forze in campo sono controllate, nessuno ha un autonomo progetto politico, tutti sono liberisti o, per lo meno, nessuno ha il coraggio di condannare apertamente liberismo e globalizzazione.

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