Cannibalismo multinazionale

La destra faccia qualcosa di sinistra!

Vax, no-vax, il nazi green pass no pasará! Stato di polizia, free opening discoteche, bar, ristoranti, alberghi, palestre, ecc. si cavalca la tigre della borghesia IVA con l’occhio fisso sui sondaggi, sorpassi sì, sorpassi no, siamo alla  Le Mans delle intenzioni di voto, la benzina i temini caldi di un’estate tutta italiana.

Afferma pomposo l’art. 1 della Costituzione italiana: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, quel “fondata sul lavoro”, espressione unica al mondo nelle costituzioni nazionali,  è osmotico all’art. 3:  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [...]. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli […] che [...] impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” e all’art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere [...], un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

I dati ISTAT al 31 dicembre 2020 certificano che il tasso di occupazione si è ridotto al 58%, sale l’indice delle persone in cerca di lavoro, aumenta la disoccupazione con evidenziatore giallo sulla fascia giovanile (supera il 29%) e questo in presenza del reiterato blocco dei licenziamenti, il  freno  a mano tirato sul mantenimento dell’occupazione.

Lo sblocco dei licenziamenti caldeggiato a gran fiato da Confindustria, dal 1 luglio ha spalancato di fatto la macelleria sociale, a macchia di leopardo da nord a sud, la Whilrpool a Napoli, la Gkn a Firenze, la Gianetti Ruote a Monza, la Timken a Brescia, la Auchan da Milano a Catania, sono soltanto alcuni esempi del Far West prodotto dalle multinazionali, una letterina improvvisa o persino un SMS e lavoratori a casa, fuori dai cancelli.

La borghesia in vacanza col green pass Vaccination sul display, gli operai nel pozzo, prima il profitto poi la produzione in ultimo il lavoro, questo è il modello di sistema del neocapitalismo global delle multinazionali, le quali hanno il volto nascosto, mai più le braghi bianche, entità fluide, cangianti, inafferrabili, analizzano al microscopio il rapporto costi-ricavi, salari, tasse e spese infrastrutturali, si preme allora il tasto della delocalizzazione  degli impianti là dove il guadagno si impenna, tutto il resto non li riguarda.

Nel 2017 il CNMS (Centro Nuovo Modello di Sviluppo) fotografava con dati aggiornati la crescita esponenziale del potere delle multinazionali esaminando le prime 200 al mondo, in vent’anni i loro profitti annui si sono quasi quintuplicati mentre i lavoratori si sono solo raddoppiati e l’automazione nella fabbricazione di prodotti è ancora parziale, ma sul quel fronte la scienza che non pensa (affermava M. Heidegger) ma soprattutto l’ingegneria che non pensa sono alleati d’acciaio nella prossima espulsione dell’uomo dalla produzione, giustificata dall’ebete espressione “è il progresso”.

Eppure la destra sociale aveva radici profonde nell’umanesimo del lavoro e quell’albero ribaldo nel  panorama dello scontro capitale-lavoro, studiava, proponeva la costruzione di una terza via, la partecipazione attiva dei lavoratori alla gestione delle imprese (modello scopiazzato dalla Germania), l’equità dei salari, la redistribuzione dei profitti a chi li aveva generati, servizi ai lavoratori, vitali per le donne, l’impresa un bene sociale di cui andar fieri, in questo l’utopia di Adriano Olivetti rappresentava l’obiettivo da concretizzare della nostra militanza, un sogno riposto nel cassetto allor che a Fiuggi le acque termali sciolsero gli ideali ritenuti calcoli renali di un modello di esserci superato dai tempi.

Chiusi gli ombrelloni distanziati, riposte le valigie negli armadi, le sirene in autunno riprenderanno a suonare ma l’impressione, temuta dagli imbonitori di governo, è che diverse resteranno mute o chiameranno al lavoro i “rimasti”, ire dei sindacati secondo copione, tavoli di incontro tra le parti al Ministero del Lavoro, “si tratta” o meglio si contratta la dignità sociale dei lavoratori, un ruggito da destra, Costituzione alla mano, è atteso, forte, senza raucedine.

 


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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