Il pifferaio magico

Un’antica fiaba teutonica del XIII sec., rielaborata dai fratelli Grimm, narra d’una città, Hamelin in Germania, assai ridente davvero ma afflitta da due grossi nei, cittadini avarissimi e paese letteralmente invaso dai topi. Giunse colà un omino, minuto sì ma assai gioviale, il quale promise al borgomastro di liberare Hamelin dai ratti in cambio di mille monete d’oro. Affare fatto! Qua la mano. L’ometto così prese a suonare il suo piffero e in breve una legione sterminata di topi si mise a seguirlo, quelle note creavano in loro miraggi di succulente forme di formaggio. Il pifferaio uscì dalla città, giunse al fiume continuando sempre a suonare, vi si immerse fino al mento, i topi lo seguirono ma in breve, un dopo l’altro, affogarono tutti. Ritornatosene in città chiese al borgomastro di saldare il compenso pattuito, ma lì saltò fuori l’avarizia degli abitanti, talmente tanta che non gli  venne corrisposta neppure una moneta. Allora l’omino riprese a suonare il piffero, questa volta tutti i bambini e le bambine del paese lasciando le loro case perché affascinati da quella melodia, gli andarono dietro, uscirono con lui dalla porta della città ed ancor oggi di loro s’è persa ogni traccia, ne rimase in città soltanto uno perché zoppo.

L’Hamelin della fiaba somiglia parecchio a questa Italia, Paese anch’esso assai ridente (un tempo “giardino d’Europa”), ma infestato da un esercito di topi, sono ovunque tra le polveri dei faldoni della burocrazia asfissiante, nei mille cassetti della corruzione, nei portafogli dei “pizzati” da mafia, nelle tasche dei cittadini vessati di tasse, nei bilanci corrosi da parassiti e inetti, anzi sembrerebbe proprio che i sorci in fondo incarnino il genoma d’ un popolo di topi storti, a forza di piegarsi dalle sagrestie alle corti, sbavando allucinati per piccoli pezzetti di formaggio caduti ai “padroni”  mentre questi si dividono le forme.

Comunque gli abitanti d’Italia stufi, angosciati per l’esercito di roditori presenti a frotte in ogni angolo della loro Casa comune avevano lanciato alti lai a un avvocato di Diritto civile perché venisse a capo del problema, tanto più che il Paese era rosicchiato da un topo invisibile, assai aggressivo, capace di infilarsi nelle cellule umane a mangiare.  “Ehm, ehm, dovremo, vedremo, faremo” ripeteva il borgomastro d’Italia ma nel concreto combinava poco e pure male, nel frattempo il nemico dilagava  sgranocchiando tutte le risorse del bel Paese, persino la biblioteca Dpcm era succosa carta da pasto.  Sic stantibus rebus dal Colle dei Dioscuri discese serioso “l’unto” dal Quirinale con un CV da incidere sull’erma, come il pifferaio della fiaba parla pochissimo ma suona lo strumento della competenza, urrah! Urrah! Gridano tutti, escono dalle loro tane in fretta, sgomitano per seguirlo in preda ad allucinazioni fameliche di poltrone di governo, è il pifferaio magico, il salvatore d’Italia! Ci porterà fuori dalla pandemia vaccinando il gregge, riempirà le tasche italiche di euro sonanti col Ricovery Plan, darà granaglie in abbondanza a tutti senza chiedere niente perché, dopo tanto patire, finalmente l’economia avrà ossigeno per respirare, le  nari riprenderanno a dilatarsi.

Zitto, zitto di parole, sorrisi e saluti d’ordinanza, il pifferaio gesuita (per formazione) ha preso a suonare e i topi dalle cantine, dalle soffitte, dagli armadi, di sotto i letti sono sbucati tutti, meno una sorcina ribelle, incantati da quella sinfonia tintinnante foriera di grasse cornucopie per sfamare il Paese sul lastrico gonfiando d’orgoglio e prebende i partiti (o quel che ne rimane).

La banda paesana dei media provinciali ha intonato la marcia brillante Vita Gaia per festeggiare con giubilo l’arrivo del derattizzatore offertoci col suo palmares di titoli rassicuranti, o Capitano!Nostro Capitano! Esperto e sicuro tieni il  timone di un peschereccio pieno di falle e sorci.

Le note del piffero hanno sconvolto gli abitanti del Parlamento, avanti tutti dietro me a governare! Seguitemi anche voi sindacati smemorati dei lavoratori, confederazioni, associazioni, profit, non profit, bianchi, rossi, rosa, verdoni, ciascuno segua questa melodia scritta in Germania, miracoloso brano di liberazione dai parassiti e rinascita del Paesello.

Il taumaturgo avanza e tutti gli van dietro spogliandosi per strada d’ abiti lisi, così Alberto da Giussano rinfodera la spada, si toglie elmo e corazza, macché autonomia della Padania, W l’Europa dell’ Ursula col chiodo, il Grillo manda un vaffa a se stesso, ora son diventato moderato e liberale, ira dei cover guevaristi giubilati, i nipotini di  Togliatti, archiviati lotta di classe, Internazionale,  falce e martello, vestono rosa fucsia al nuovo ballo, perdono il segretario ma giocano ciascuno all’ acchiappa poltrone mentre dallo stadio alcuni gridano Forza Italia! ma tra poco il loro allenatore non avrà gli undici da mandare in campo.

Dopo l’incantesimo del pifferaio magico niente sarà più come prima per davvero, la politica politicans finirà in un frullato variopinto di frutti di bosco ma alla fine, mescendolo, avrà il colore verdastro della saliva del drago.

Si chiederanno gli anziani vaccinati assisi alle panchine, ma dove saranno finiti i nostri bambini col loro stridio allegro di voci nei cortili o per le vie, mah! se ne sono andati via raggiunta l’età del passaporto, attraversata la caverna buia hanno trovato studio e lavoro fuori da una casa troppo avara di gratificazioni. E il pifferaio? Suona sempre lo stesso spartito, la Nona sinfonia di L. V. Beethoven, l’ inno dell’UE, Fratelli d’Italia è roba antica da Risorgimento.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.