Appunti di un oltre-idealista: Il fiume carsico che attraversa i secoli

La parola d’ordine è “andare oltre”, lo è soprattutto in questo secolo, che, in un limbo sospeso tra una rapidissima evoluzione tecnologica ed un sostanziale vuoto politico ed ideologico, fatica ad emergere.  Ciò è frutto anche del duro confronto col secolo che lo precede, il quale rappresenta per antonomasia il concetto di velocità tanto da essere stato soprannominato “il secolo breve”.

È chiaro, dunque, con una responsabilità così grande che ci è stata lasciata in eredità, che sia sempre più vicino il momento di fare il passo successivo. Sorge allora un interrogativo: Quando si parla di superamento del ‘900 ideologicamente, ci si riferisce esclusivamente a prassi, linguaggio, immagini, estetica e quanto altro si possa definire contingente ed inquadrato in un determinato periodo storico? Se invece parliamo di visione pura, di attitudini umane, di inclinazioni spirituali è veramente possibile parlare di tabula rasa o comunque di un’evoluzione storica che archivi completamente il passato, oppure vi sono determinate forze che alimentano l'uomo che sono trasversali al periodo storico? Si, parla di quanto possa accomunare Cesare Augusto con Federico secondo, con Garibaldi e i mille, con Guglielmo Oberdan passando per gli eroi del Carso, per i legionari di Fiume, per i fautori delle grandi idee del ‘900 arrivando fino a noi, per poi superarci.

Che lo si chiami tradizione, volkgeist, volontà di potenza; che lo si imputi a Dio, ad un biologico trasferimento di identità e memoria storica attraverso il DNA, che sia qualcos'altro che non comprendiamo e che non possiamo definire, c'è qualcosa che trascende il tempo?

Con le righe che seguono si è tentato di dare una risposta ed una possibile interpretazione di ciò che significa “superare il ‘900”.

Si vede spesso applicare l’etichetta di “nostalgico” agli epigoni delle grandi rivoluzioni del secolo precedente, con ciò ci si riferisce in particolare al Fascismo ed al Comunismo, tuttavia esiste una terza visione del mondo che nonostante abbia origini molto remote, addirittura precedenti a quelle citate poc’anzi, viene ammantata di modernità e di validità fuori dal tempo dai detrattori di qualsiasi alternativa.

Le categorie del Novecento pervadono l’ambiente politico italiano in maniera preponderante, ogni istanza alternativa al liberalismo ed alla rappresentanza parlamentarista viene però, all’atto pratico, disinnescata in maniera subdola venendo associata a quelle realtà politiche “dannate” dalla memoria storica e soprattutto identificate come passate, anacronistiche e relegate ad uno stadio precedente dell’evoluzione politica del mondo. Evoluzione che ha come stadio finale proprio quello attuale. Il liberalismo, infatti, si vuole imporre come stadio finale di un‘evoluzione storicistica che non preveda passi successivi e dunque consideri terminato anche il processo di evoluzione politica del mondo. Dà ciò la necessità di imporsi con una nuova forma ideologico-politica che non tenti di archiviare il passato ma lo superi e si presenti, con maturazione cosciente dalle esperienze precedenti, con il presupposto di essere in costante evoluzione storicistica. Tale presupposto è necessario al fine di assicurare un dinamismo politico e ideologico che non abbia mai la presunzione di autoconvincersi quale punto di arrivo definitivo della storia e che continui costantemente ad aggiornare e, se necessario, modificare tutti i moduli della propria struttura che hanno una relazione di contingenza con il contesto temporale (ed ovviamente anche territoriale).

In quest’ottica l’imperativo categorico deve essere mantenere la lucidità e la convinzione di essere portatori di una responsabilità anzi, di un compito, che è quello di non lasciarsi travolgere dal

relativismo post-ideologico o peggio, dal disfattismo borghese. Essere portatori di un “pensiero forte” che possa affermarsi riportando l’uomo al centro del proprio mondo. Va rifiutata pertanto, ogni forma di politica post-ideologica basata su presupposti positivistici. L’assioma secondo cui il tecnicismo settoriale ed il dogmatismo formale delle scienze possano portare razionalmente e matematicamente al risultato migliore, includendo le variabili umane come statistiche numeriche o come mere relazioni di causa effetto univocamente definite, non tiene conto del fatto che tutte le scienze si esprimono attraverso dei protocolli epistemologici e dei paradigmi che dipendono dalla prospettiva umana e dal contesto sociale in cui nascono e si sviluppano. Questo concetto è tanto più marcato quanto più la scienza si possa dire sociale e cioè quanto più l’uomo sia suo oggetto di interesse. La politica è fatta dagli uomini e per gli uomini, e in quanto tale necessita di una solida base dottrinale e ideologica, che ne garantisca integrità e capacità di relazione con le variegate sfaccettature della realtà umana nella quale si esprime e che è oggetto primo della propria materia.

Andare oltre dunque, oltre le categorie politiche preesistenti, costruendo un nuovo apparato ideologico e conseguentemente politico, perché il torto più grande che si possa fare alle idee che sin qui ci hanno guidato politicamente e continueranno a farlo spiritualmente, è quello di annichilirle limitandosi ad una venerazione stantia di una loro forma cristallizzata nel passato.


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Editoriale

 

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