Ancora sulle elezioni americane

Quante strane cose osserviamo ogni giorno, quante strane notizie leggiamo sul web e non ci è mai dato sapere quali siano vere e quali false. È facile essere indotti in errore.

Durante il periodo di clausura forzata per l’epidemia ci hanno bombardato di pubblicità televisiva per costringerci a leggere soltanto i giornaloni di regime, perché gli unici che dicono la verità. Poi, a nostre spese, ci siamo resi conto di quanto questa affermazione fosse falsa.

Come destreggiarci tra le milioni di informazioni che quotidianamente ci raggiungono? Su cosa basare la nostra consapevolezza?

Prendiamo ad esempio le elezioni presidenziali americane, qual è il primo dato che balza evidente agli occhi? Tutta la stampa italiana ha esultato per giorni per la vittoria di Biden. Pagine e pagine di interviste ai vari manutengoli della politica nostrana ed europea per esaltare il grande successo “democratico” (ma è solo il nome di un partito che con la democrazia non ha nulla da spartire).

Oggi, invece, silenzio! Un silenzio imbarazzante che dura da tanto, troppo tempo. Non una riga su Biden, su Trump, sulla Kamala Harris, che è stata presentata ed osannata dalle megere e dagli stregoni nostrani come la salvatrice del mondo, senza dare alcuna risposta alle sue strane biografie che girano insistenti sul web.

Questo silenzio qualcosa significa e, certo, questo qualcosa non ci verrà spiegato dai “lecchini” della stampa di regime. Meglio tacere, non si sa mai.

Per capire qualcosa tocca andare sul terreno minato del web, dove accanto a notizie verissime, girano tante bufale incontrollabili.

Per esempio io non so se è vero che l’esercito americano ha requisito a Francoforte i server di Dominion, la società che ha gestito lo spoglio di buona parte dei voti USA. Né so se è vero che, nel gioco delle proprietà incrociate, il marito della Kamala Harris risulta comproprietario di Dominion. Ma certa stampa tedesca ha dato la notizia della requisizione e degli interrogatori dei funzionari della società da parte dei federali.

Dato che i giornali italiani non ne parlano, io non so se il Presidente della FEC, organo federale americano che sancisce l’esito del voto, abbia dichiarato l’esistenza di brogli consistenti su cui bisogna indagare, ma è sicuro che il Congresso americano in una nota ufficiale ha dichiarato che non esiste ancora nessun Presidente eletto.

Nemmeno so se è vero che il responsabile della campagna elettorale di Biden in Texas sia stato arrestato per aver compilato decine di migliaia di schede false, ma è vero che la “salvatrice del mondo”, Kamala Harris ha lanciato una colletta all’interno del partito democratico per far fronte alle ingenti spese dei processi per brogli elettorali in vari stati.

In questa congerie di notizie, di alcune delle quali non si sa la veridicità, spicca, come elemento di estrema chiarezza, che conferma la gravità e la consistenza del problema, una presa di posizione della Corte Suprema americana che ribadisce che in caso di fondati dubbi sulla legittimità di un’elezione l’ultima parola sulla scelta dei grandi elettori ricade sui parlamentari.

Una situazione confusa, poco chiara, le cui conseguenze sul prestigio (ammesso che ne abbia) americano si vedrà nel tempo, ma che serve a spiegare il silenzio della stampa nazionale.

Serve solo ad aspettare gli eventi per poi fare il salto della quaglia, lo sport preferito della sedicente classe dirigente italiana, dimostrando ancora una volta la propria natura servile.


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Editoriale

 

Le riforme indispensabili

di Adriano Tilgher

L’Italia deve essere ricostruita dalle fondamenta, perché, ormai è una nazione che ha perso la sua ragion d’essere, soprattutto per aver smarrito il suo senso di appartenenza, la sua identità che nasce da una storia ed una cultura millenaria ed è cementata da una lingua fra le più ricche e le più studiate del mondo. Gli attacchi sistematici alle nostre istituzioni, come la scuola, la giustizia, la sanità… - un tempo punti fermi nei quali riconoscersi, copiate e imitate in tutto il mondo – le hanno ridotte a simulacro di sé stesse. Il tutto agevolato dall’insipienza e l’incapacità del ceto politico e della classe dirigente.

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La Spina nel Fianco

 

Il mal borghese

Prima Repubblica, prima che Mario Draghi, ed i suoi compagni di merende si facessero sicari dell'industria italiana, nell'immaginario collettivo, e nelle tv di stato, emergeva la figura del “self made man”, ci mostravano una borghesia, stereotipata, contrapposta ad una classe operaia ancora memore delle battaglie sindacali, degli scontri di piazza, piazza, che si legittimava con i festeggiamenti del primo maggio, che vedeva il metalmeccanico della Fiat, fieramente opposto al "Cummenda" della commedia all'italiana, fiero di indossare la "Tuta Blu" come giusta divisa da contrapporre allo stile borghese. Da sinistra il lavoratore rivendicava la lotta di classe, da destra, la socializzazione, il "ricco" anche quello che si era fatto da solo, veniva visto come diverso, e lungi dall'essere invidiato, veniva studiato per capirne e carpirne, le debolezze umane. Fra i mali criticati, l'ostentazione della ricchezza, la mancanza di empatia, la promiscuità sessuale, sino ad arrivare all'omosessualità, definita "Il Mal Borghese".

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