De-Struttura-Azione

Con la caduta delle ideologie novecentesche e il manifestarsi dell'ideologia liberista come unica ideologia applicata ed accettata si sente la necessità della costituzione di un patto federativo delle molte realtà territoriali non allineate, ma come strutturarle? A destra si tende ancora a ricercare la figura del leader carismatico, a sinistra si ricercano le "consorterie", nella peculiarità tutta italiana del Movimento 5 Stelle, grande enfasi veniva posta sulla teoria, dell’uno vale uno, in pratica Grillo e Casaleggio dispotici leader del movimento predicavano gruppi senza leader e senza struttura come principale forma organizzativa.

La fonte di questa idea era una giusta reazione contro una società apparentemente iper-strutturata in cui la maggior parte di noi si trova, e l’inevitabile controllo che questo ha dato ad altri sulle nostre vite. L’idea di “assenza di struttura”, tuttavia, è passata da un sano contrasto a quelle tendenze a diventare essa stessa “Struttura”. L’allentamento e l’informalità strutturale incoraggia la partecipazione alla discussione, e la sua atmosfera suscita spesso l’intuizione personale. I problemi appaiono quando i singoli gruppi esaurite le virtù della sensibilizzazione, decidono di fare qualcosa di più specifico. Se un movimento deve crescere al di là di questi stadi elementari di sviluppo, dovrà sbarazzarsi di alcuni dei suoi pregiudizi sull’organizzazione. 

Contrariamente a quanto vorremmo credere, non esiste un gruppo senza struttura. Qualsiasi gruppo di persone, di qualsiasi natura, che si riunisce per un periodo di tempo e per qualsiasi scopo, si struttura inevitabilmente. La struttura può essere flessibile; può variare nel tempo; può distribuire in modo uniforme compiti, potere e risorse. Ma si formerà indipendentemente dalle capacità, personalità o intenzioni delle persone coinvolte. Il fatto stesso che siamo individui, con talenti, predisposizioni e passati diversi, lo rende inevitabile.  Questo significa che lottare per un gruppo senza struttura è tanto utile, e ingannevole, quanto puntare a una notizia “oggettiva”, o ad un’economia “libera”. Finché la struttura di un gruppo è informale, le regole di come vengono prese le decisioni sono note solo a pochi. Poiché tutti abbiano l’opportunità di essere coinvolti in un dato gruppo e di partecipare alle sue attività, la struttura deve essere esplicita, non implicita. Le regole del processo decisionale devono essere aperte e disponibili a tutti, e questo può avvenire solo se formalizzate. Questo non vuol dire che la formalizzazione di una struttura di gruppo distruggerà la struttura informale. Ma impedisce alla struttura informale di avere un controllo predominante e mette a disposizione strumenti difensivi in caso che persone coinvolte non si rendano realmente ambasciatrici dei bisogni del gruppo.

I gruppi non strutturati possono essere molto efficaci nell'opera di proselitismo, È quando le persone si stancano del “solo parlare” e vogliono fare qualcosa di più che i gruppi falliscono, per mantenere una aggregazione, federazione o simili senza una figura leaderistica sono necessarie alcune condizioni:

Orientamento dei compiti: Lavorare a funzioni specifiche come organizzare conferenze, o un giornale. Il compito determina cosa deve essere fatto e quando deve essere fatto. Fornisce una guida attraverso la quale le persone possono giudicare le loro azioni e fare piani per le attività future. Linguaggio comune: persone provenienti da contesti molto diversi possono fornire ricchezza ad un gruppo di sensibilizzazione in cui ognuno può imparare dall’esperienza degli altri, il rischio è che persone così diverse interpretino parole ed azioni in modo diverso ed abbiano aspettative diverse sul comportamento dell’altro. Per ovviare a questi inconvenienti bisogna far sì che tutti si conoscano abbastanza bene da comprendere le varie sfumature, per far ciò sono importantissime le occasioni di incontro, confronto, e perché no, anche di scontro, pur ché finalizzato in un'ottica aggregativa. Le informazioni devono essere trasmesse a tutti, le opinioni controllate, il lavoro diviso, e tutti coinvolti nelle decisioni pertinenti. Per mantenere una stabilità diviene necessario limitare l’attività dei singoli movimenti a livello locale, e su tematiche specifiche.

Per quei gruppi che non riescono a trovare un progetto locale a cui dedicarsi, il semplice atto di stare insieme diventa la ragione del loro stare insieme. Quando un gruppo è coinvolto in un compito, le persone imparano ad andare d’accordo con gli altri così come sono e ad accantonare antipatie personali per il bene dell’obiettivo più grande. La mancanza di scopo lascia le persone senza un posto dove andare, e la mancanza di struttura le lascia senza un modo di arrivarci. Più un movimento è destrutturato, meno controlla le direzioni in cui si sviluppa e le azioni politiche in cui si impegna. Questo non significa che le sue idee non si diffondano, le idee saranno ancora ampiamente diffuse. Ma la diffusione delle idee non significa che siano attuate. Nella misura in cui possono essere applicate individualmente, possono essere messe in pratica; nella misura in cui richiedono un potere politico coordinato per essere attuate, non lo saranno. Ogni singola componente deve sentirsi libera di sviluppare le forme di organizzazione più adatte al suo sano funzionamento. Per far funzionare una federazione di varie realtà bisogna ricordarci alcuni principi da applicare all'interno di ogni singola realtà federata:

1) Delega di poteri specifici a persone specifiche per compiti specifici attraverso procedure democratiche.  

2) Richiedere che tutti coloro ai quali è stata delegata l’autorità siano responsabili nei confronti di coloro che li hanno selezionati. Gli individui possono esercitare il potere, ma è il gruppo che ha l’ultima parola su come questo viene esercitato.

3) Distribuzione dell’autorità tra quante più persone possibile. Questo impedisce il monopolio del potere e richiede a coloro che occupano posizioni di autorità di consultarsi con gli altri nel processo di esercizio del potere.

Gestire un partito, movimento, federazione in assenza di un leader carismatico è possibile, farlo in mancanza di precise "regole di ingaggio", e di una struttura non lo è.


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Editoriale

 

L’Italia com’è e come dovrebbe essere

di Adriano Tilgher

È imbarazzante leggere i quotidiani italiani. Tutte notizie senza alcuna rilevanza in prima pagina. Oggi fa da padrone il calcio con il campionato e la fine della super lega: un tentativo delle squadre ricche di decollare in imitazione dell’attuale sistema di potere.  Tentativo fallito ma emblematico della volontà razzista e monetariamente selettiva dell’attuale società che ci propone un unico mito, un solo valore: la ricchezza e il denaro. Il tutto con la borsa che dà il suo consenso.

Tutto il resto non conta; il resto, quello cioè che non è funzionale ai nuovi signori del mondo, non viene citato ma dominano solo i falsi riferimenti che si suppone gratifichino l’edonismo della gente comune, soprattutto quella educata dalla televisione di sistema.

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La Spina nel Fianco

 

Ti spedisco in Convento

Da anni non guardo più la tv "generalista" ma fra una riunione, mille telefonate, articoli da scrivere, post da rivedere, ogni tanto seguo una mia vecchia passione, quella del cinema, e dei prodotti televisivi, passione ereditata da un antico mestiere, quello del "Videotecaro", infatti ho esercitato la nobile professione dal 1984 sino al 1995. Nei VHS come nei libri, dischi e fumetti, ho dilapidato capitali, sottratti all'impegno politico, di questo chiedo umilmente scusa. Come mi devo scusare con i lettori se oggi parlerò di un argomento futile, un format, parola anglosassone che identifica quelle trasmissioni spazzatura d'oltreoceano che intasano ormai tutti i palinsesti. Per questo ho anche pagato (ben 99 centesimi), in quanto presente su una piattaforma streaming specializzata in documentari. Complice la segregazione, in orario post coprifuoco, mi è caduto l'occhio su Ti spedisco in Convento

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