Trump, Biden... chi ha vinto?

Poco mi importa chi ha vinto, non mi appassiona la ridda di notizie che giungono dagli USA, ma alcune considerazioni vanno fatte ed alcune conclusioni devono essere tratte.

Trump, il presidente degli Stati Uniti uscente, è riuscito ad interpretare l’essenza di un movimento popolare americano che crede negli USA, nel suo “primato”, rifiuta gli schemi artificiali della globalizzazione e vuole pensare essenzialmente alla grandezza della propria nazione ed al benessere dei suoi cittadini. È una gran massa di lavoratori, di gente umile che cerca di tornare a quello che un tempo fu definito “il grande sogno americano”.

Biden, lo sfidante, è l’espressione caratteristica di una società in decomposizione, emanazione dell’alta finanza, dei grandi e nuovi sistemi di comunicazione, delle grandi società farmaceutiche, delle enormi multinazionali apolidi e senza patria, distaccato dagli interessi del popolo americano. È l’uomo delle forze globaliste, di coloro che puntano a utilizzare l’intera umanità per i loro propri fini ed il loro potere, di chi sta rendendo il mondo invivibile privo di slanci di dimensione umana.

Lo scontro in casa USA sta diventando enorme, da una parte tutti i giornali, le televisioni, i social hanno proclamato la vittoria di Biden e silenziano le notizie che ormai filtrano dai diversi tribunali, in vari stati, sulle inchieste sulla correttezza del voto e dall’altra una folla tumultuante scende in piazza spontaneamente chiedendo la verifica della correttezza del voto.

I segnali sono molti, anche se il silenzio dei media italiani, ma anche di tutto il mondo occidentale, rendono difficile averne la percezione: abbiamo i social che silenziano addirittura il presidente degli Stati Uniti ancora in carica, ci sono personaggi discussi e discutibili, come Mike Pompeo, Segretario di Stato USA, che tutti dicevano passato sul fronte di Biden, che ha dichiarato pubblicamente che ci stiamo preparando a passare alla seconda amministrazione Trump; c’è il ministro di giustizia Barr che ordina alle procure di iniziare a verificare la regolarità del voto per le presidenziali americane. Cioè il fronte trumpista si sta dimostrando, al contrario da quanto sostenuto nei “media”, compatto nel non voler cedere alle manovre dei complottisti della globalizzazione.

Cosa significa tutto questo fermento e questa lotta sotterranea ad elezioni avvenute?

Intanto va rilevato il sorgere di una forza popolare e nazionale negli USA di oltre 71.000.000 persone che non vuol cedere ai ricatti ed alle pressioni dei cosiddetti “padroni del mondo”. Questa forza sta mettendo in crisi gli interpreti del “deep state” che si sentivano, pur essendo in una crisi profonda, pronti a rilanciarsi nelle loro azioni mondiali contro l’umanità tramite la vittoria di Biden.

È la prima volta che il sistema elettorale USA viene messo pesantemente in crisi, così come è la prima volta che delle società private, come la CNN, Twitter e Facebook, silenziano il presidente della più potente nazione del mondo, Trump; sono segni evidenti di una grossa crisi del mondialismo e dei fautori del Nuovo Ordine Mondiale.

Quali sono le ripercussioni di tutto questo in Italia?

Intanto tutti i personaggi che sono emersi in questi ultimi anni perché impostici dalle forze del sistema di potere finanziario, informatico e globalista, quali Monti, Renzi, Conte, Zingaretti…, non avranno più protettori e potranno scomparire dalla scena politica e pagare i danni che hanno arrecato all’Italia.

Purtroppo questo creerà un positivo vuoto politico perché la sinistra sarà travolta ma la destra, non avendo una guida credibile, in quanto tutti asserviti a esponenti di oltreoceano, non sarà in grado di mettere in campo un progetto credibile per l’Italia, a meno che non smetteranno di pensare esclusivamente alla rendita di posizione per perpetuare la loro piccola o grande occupazione di poltrone e si muoveranno nel mare aperto del grande progetto per l’Italia.

Gli Italiani sono pronti, hanno bisogno solo di riferimenti certi e se non saranno loro qualcuno ci sarà.

Il momento è quello giusto.


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Editoriale

 

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