Gli alarbi di Masaniello

Napoli 7 luglio 1647. Il pescatore Tommaso Aniello d'Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, al grido di "mora 'o malgoverno" da il via alla rivolta contro il Viecerè di Spagna Rodrigo Ponce de León, duca d'Arcos colpevole di un' onerosa pressione fiscale, e di aver introdotto una gravosa gabella sulla frutta, all'epoca  alimento più consumato dai ceti umili. Masaniello ed i suoi alarbi  (lazzari vestiti da arabi ed armati di canne come lance), sollevarono la popolazione, e la guidarono fino alla reggia dove, sbaragliati i soldati spagnoli ed i lanzichenecchi di guardia, giunsero fino alle stanze della Regina. Il duca d'Arcos, riuscito miracolosamente a salvarsi si rifugiò nel Convento di San Luigi e da qui fece recapitare all'arcivescovo di Napoli, il cardinale Ascanio Filomarino, un messaggio in cui prometteva l'abolizione di tutte le imposte. Dopo dieci giorni di rivolta che avevano costretto gli spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari, Masaniello fu accusato di "Pazzia" (probabilmente causata dalla reserpina, un potente allucinogeno somministratogli durante un banchetto nella reggia), e ucciso con una serie di archibugiate. Il corpo fu decapitato, trascinato per le strade del Lavinaio, e gettato in un fosso vicino ai rifiuti, mentre la testa fu portata al Viceré come prova della sua morte. Chiaramente le "gabelle” tornarono.

Quella di Masaniello, non si configurò come una vera rivolta antispagnola o repubblicana, come avrebbe voluto la storiografia ottocentesca. Le cause degli eventi del luglio 1647 risiedono nella specificità politica, economica e sociale della Napoli spagnola nella prima metà del Seicento. Dopo la sua morte, tuttavia, la rivolta assunse connotazioni politiche dal carattere antifeudale. Gli scontri con la nobiltà ed i soldati si susseguirono nei mesi successivi, fino alla cacciata degli spagnoli dalla città. Il 17 dicembre fu infine proclamata la Real Repubblica Napoletana.

23 ottobre 2020, sono giorni particolari per l’Italia e per il mondo, è in corso  l’operazione Covid, quella che ha fatto di  una infezione epidemica il pretesto per tutto un conglomerato di forze economiche, politiche, tecnologiche e culturali di avanzare nel processo di totalizzazione globalistica del pianeta. In questo contesto, le nuove politiche restrittive emesse dal governo nazionale italiano e da taluni governatori locali (es. in Campania), hanno determinato le prime proteste e mobilitazioni. I primi scontri in realtà si sono svolti 3 giorni prima nella città portuale di Livorno, patria di Galeazzo Ciano e città dove nel gennaio del 1921 venne fondato da Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga e Nicola Bombacci il Partito Partito Comunista d'Italia, dove un gruppo di ragazzi, fermati dalle forze dell'ordine per "assembramento" (stavano giocando a pallone in piazza Attias)  iniziarono uno scontro con Polizia Municipale e Carabinieri, scatenando una rissa che ha portato all'arresto di due giovani. Ma è da Napoli che è partita nuovamente la piazza, nelle serata del 23, migliaia di persone sono scese  in piazza con l’obbiettivo di forzare il cosiddetto coprifuoco imposto dal Vicerè De Luca. Sono commercianti, partite IVA, con famiglie a seguito, politici di varia provenienza, dall'estrema Destra all'estrema sinistra, in un reale moto di popolo, che nell' Italia repubblicana avevamo visto solo durante i moti di Reggio del 1970. Visto che il “potere” non ho potuto ordinare la carica dei Lanzichenecchi, si è preferito servirsi dei giornalari di regime per innescare la macchina del fango, immediatamente gli agitatori non erano più semplici cittadini, ma "Camorristi" pericolosi "Fascisti", centri sociali,  ma se si deve ricercare un colpevole alla “violenza” va ricercato nel governo PD-M5S, così come in personaggi come il governatore De Luca. Loro sono gli artefici delle politiche predatrici in materia economica, e loro sono le campagne terroristiche sulla questione Covid, supportate dal circo mediatico. Pier Paolo Pasolini durante le riprese del suo film "Decameron" girato per le strade di Napoli, rilasciò un'intervista al giornalista Antonio Ghirelli, che fu poi pubblicata su "La Napoletanità" nel 1976. Il grande poeta friulano disse: «Napoli è una tribù che ha deciso di non arrendersi alla cosiddetta modernità (..) Questa tribù ha deciso (..) di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia o altrimenti la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Beja, è un rifiuto, sorto dal cuore della collettività,  una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Essa dà una profonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente; ma anche una profonda consolazione, perchè questo rifiuto, questa negazione alla storia, è sacrosanto. La vecchia tribù dei napoletani, nei suoi vichi, nelle sue piazzette nere o rosa, continua come se nulla fosse successo a fare i suoi gesti, a lanciare le sue esclamazioni, a dare nelle sue escandescenze,(..). I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all’ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili e incorruttibili. 

Dalla città di Masaniello la protesta si è allargata in tutta Italia, Roma, Torino, Milano, Catania, Latina, Treviso, Lecce, Cosenza, Cremona, Piacenza, Lodi, Palermo, sino ad un'altra città portuale, Trieste, dove per la prima volta polizia e carabinieri si tolgono il casco e si uniscono ai manifestanti, atto che provoca in piazza dell’Unità d’Italia uno spontaneo coro ad intonare l'inno di Mameli. A questo punto della lotta, sorge spontaneo il bisogno di articolare un discorso che miri all’elevazione delle forze in campo, al dargli una giusta direzione. Bisogna innanzitutto indicare i massimi responsabili della situazione in atto. Il Partito Democratico, ed il movimento 5 stelle rappresentanti sul territorio nazionale del globalismo, referenti dell’espropriazione e della distruzione della nostra economia nazionale, a vantaggio dei grandi gruppi multinazionali e speculativi e che hanno sede a Bruxelles, nell’FMI, in Microsoft, Amazon, Google, Facebook ecc. Tutti gruppi che hanno visto aumentare esponenzialmente i loro profitti dalle restrizioni “anti Covid”. Lega e Fratelli di'Italia, l'"Oppofinzione" che a parte sussurri sui social si prona a detti poteri, nella speranza di esserne legittimati in caso di nuove elezioni. A rimorchio vengono i media, grandi artefici del terrore di massa, con pallottolieri di dati, perlopiù errati. Sono loro a diffondere il clima di angoscia, è il mainstream mediatico ad aver monopolizzato il dibattito sul Covid, escludendo tutte le personalità e le visioni più critiche del problema, bollandole con l’odioso termine “negazionista”. Un termine che richiama la concezione da reductio ad Hitlerum tipica della repressione “politicamente corretta” del dissenso. Ma la ribellione spontanea se non accoppiata da opportune progettualità strategiche e politiche non può bastare. Quello che emerge da queste proteste è che c’è assolutamente bisogno di una forza politica maggioritaria che sia in grado di incanalarle, dirigerle e filtrarle. Forza politica che attualmente in Italia non c'è, ci sono decine di partiti di destra, di sinistra, centinaia di circoli culturali, enti ed associazioni, è il momento, per tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro paese, e del nostro continente, di creare una “rete”. Una rete che supporti e “diriga” tali mobilitazioni, le quali a loro volta saranno dei momenti collaterali e fondamentali di un lavoro concreto, giornaliero e costante, che porti al recupero del potere politico. Queste manifestazioni devono continuare ad oltranza e in tutta Italia, fino alla cacciata del governo dei globalisti, e devono continuare questi atteggiamenti “forti”, vanno forzati i coprifuochi, vanno forzate le chiusure anticipate alle 18, e tutte le restrizioni che non mirino al graduale ripristino della sovranità, e della normalità economica, civile e sociale della nostra patria. Attenti come Masaniello a non farci avvelenare, a non impazzire per spirito di protagonismo, grazie al popolo Napoletano possiamo riprenderci L'Italia, non sprechiamo questa occasione, non è detto ce ne offriranno altre.


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Editoriale

 

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