Non ho mai capito molto di matematica

Non ci ho mai capito molto di matematica. Fra le scuole elementari e le medie i voti erano alti, alle superiori ho affrontato la materia con più difficoltà. Mi hanno sempre colpito quelle persone con una testa in grado di comprendere tutto quel miscuglio di numeri, lettere e segni strani. Una cosa però che credo di avere imparato è che “la matematica non è un opinione”, come dice il proverbio. Ora, volendo applicare questo detto della saggezza popolare alla dimensione sociale, culturale, politica di oggi, che sia nello specifico della nostra Italia ma anche più genericamente riguardo il mondo intero, devo constatare che in molti bocciano l’ esame di matematica elementare. Due più due fa quattro, che ci vada bene o no; eppure, nel mondo le cose vanno all’ inverso e nemmeno le operazioni più semplice portano ad un risultato veritiero e valido.

Mi spiego meglio: guardandoci attorno possiamo facilmente accorgerci della sempre più diffusa scomparsa della capacità di riconoscere l’ evidenza dei fatti, l’ oggettività del reale, l’ ovvietà di certi criteri e principi. La pragmatica metamorfica del pensiero debole ha portato ad un progressivo indebolimento delle strutture cognitive dell’ animo umano, fino al punto, come vediamo oggi, di negare l’ evidenza a favore di opinioni soggettive autofondatesi sul crogiuolo dell’ annichilimento dell’ identità, o anche la negazione del principio di non-contraddizione che si trova alla base del funzionamento della mente umana, preferendo un bipensiero, come lo chiamano gli esperti, che ammetta tutto e il contrario di tutto. Di esempi ancora ne potremmo rintracciare.

Il punto è che con la frivolezza dell’insensato e con la liquidità dell’ egolatria, non si costruisce niente e non si risolvono i problemi (nemmeno quelli matematici). Due più due continua a produrre lo stesso risultato al di là della distorsione cognitiva del singolo e, se così non fosse, nemmeno saremmo arrivati a compiere le grandi opere, a costruire le città, a scrivere la storia come attori protagonisti. Attenzione a chi propone una formula matematica non verificabile nel reale, pretendendo una pseudo trascendenza del vero.

La verità è che la matematica ci serve per vivere bene. Il fatto che i giovani di oggi siano sempre più ignoranti su questa materia, preoccupa assai, perché significa che forse, fra qualche anno, non sarà nemmeno possibile porre il piedistallo della oggettività scientifica come luogo di incontro fra l’ idea e la verità. Dunque, la demolizione, o auto-demolizione, della stessa opera dell’ uomo. Un suicidio fatto senza calcoli, appunto.

No, noi non vogliamo che sia così. Avanti con la matematica, che ci insegna a fare i conti con la realtà, che ci obbliga a pensare in maniera forte, che ci tormenta fra i banchi di scuola ma ci rende più simpatica la vita.


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Editoriale

 

La finanziarizzazione del potere

di Adriano Tilgher

Forse è questo il tema più delicato da trattare, per le sue implicazioni e per le sue conseguenze. Infatti i detentori del potere oggi non sono identificabili, sono un insieme di società, per lo più rette da prestanome anche di prestigio, neutralizzando i quali, non risolveresti nulla, data la totale spersonalizzazione di queste scatole cinesi dietro le quali si nascondono una serie di magnati e di inqualificabili oppressori. Eppure eliminare lo strapotere della finanza e dei suoi manipolatori sarebbe teoricamente molto semplice, basterebbero due leggine o, meglio, due articoli di legge, uno sulla moneta e l’altro sul mercato azionario, per destabilizzarlo totalmente. Il potere finanziario si regge tutto sulle carte; siano esse cartamoneta, azioni, obbligazioni o derivati sempre e soltanto carte sono.

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Video

Il Bastian Contrario

 

Tanto amore

Da alcune settimane anche le pagine di Fb sono inondate dalle sequenze del film So-no tornato, di un Mussolini che riappare nel nostro presente – imitazione cialtrona e da guitti di analoga operazione realizzata di recente in Germania. Facile strappare la risata, la battuta irridente, ma a me sembra come si sia, anche qui, di fronte a inconsapevole o meno atto di una sorta di ‘nostalgia’… senza, va da sé, la forza di quel ‘romanticismo fascista’ che ci appartiene e coinvolge e a cui non intendiamo rinunciare, noi ostinati proscritti contro l’invadenza dell’oggi. Non è di questo, però, che intendo scrivere se non come un qualsiasi possibile esordio. 

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