Scuola di Pensiero Forte [85]: dalla comunità alla società: la struttura antropologica della società

Ora, le dinamiche antropologiche e sociologiche in origine del passaggio che stiamo analizzando, sono estremamente pratiche e concrete: c’è bisogno di organizzare la vita di tutti i giorni, di soddisfare i bisogni essenziali e di dare sviluppo all’aggregato sociale e alle sue relazioni. Vengono a costituirsi i rapport di cooperazione, collaborazione e divisione dei compiti, ampliando quelli già esistenti nella comunità, dando luogo alla politica. Ma la politica, argomento che riprenderemo in seguito, è fatta di pragmaticità, è un qualcosa che si compie, è un fare, non soltanto pensiero. ci interessa allora scendere più a fondo nella trasformazione che le persone compiono e che il soggetto società vive.

La struttura antropologica della società è più complessa di quella di famiglia e comunità. In un certo senso, i fenomeni sociali trovano una loro prima spiegazione a partire dalla comprensione di questa struttura, in quanto ogni gruppo sociale, caratterizzato da elementi di comunanza come etnia, territorialità, culto religioso o altre preferenze specifiche, non è detto che coincida con le singole relazioni sociali osservabili. La scientificità metodologica è garantita dall’analisi del funzionamento di tali strutture, che spiegano anche lo sviluppo storico della società, riconoscendo al col tempo una sincronia con altre dimensioni del sapere umano. L’antropologia[1] è la scienza che studia l’origine dell’uomo e la sua posizione all’interno del mondo degli esseri viventi, occupandosi del suo sviluppo somatico e della sua diffusione sulla terra attraverso l’adattamento all’ambiente (biologia), della formazione della cultura e dei gruppi etnici (cultura) e dell’organizzazione sociale dei popoli (socialità). Ora, questa scienza ci permette di comprendere come si organizza l’uomo nella sua vita associata, assieme ai suoi simili, e come intesse relazioni interpersonali.

La società si configura come il gruppo umano più complesso esistente. Le relazioni che l’uomo stabilisce sono funzionali al raggiungimento dei fini, dando quindi continuo riferimento ad essi. Ma oltre all’aspetto etico e spirituale, vi sono scopi ben più materiali e legati alla sopravvivenza della specie e all’adattamento vitale, tutto un insieme di trasformazioni che attraverso le generazioni lo portano ad essere sempre più compatibile con le condizioni di vita dell’ambiente esterno. Il mondo naturale è la sede delle risorse per il sostentamento, ma è anche luogo di pericoli e insidie, nel quale è possibile tanto costruire quanto trovare la distruzione. La società si presenta come uno luogo antropologico più sicuro ed efficiente rispetto al piccolo aggregato primordiale della famiglia o a quello della comunità, consentendo una migliore circolazione dei beni necessari. È così che nasce il commercio, con l’espansione dei già studiati processi di economia e crematistica che abbiamo trovato in piccolo nella famiglia e nella comunità.

La complessità delle relazioni sociali è anche complessità ed arricchimento del linguaggio, con la conseguente implementazione cognitiva e neurolinguistica: un ambiente più ricco di stimoli e di relazioni è un ambiente più favorevole alla crescita e all’evoluzione dei soggetti che ne fanno parte, nel quale è possibile anche procedere a nuove scoperte e ampliare i confini dello scibile che la ragione, sviluppandosi, scruta con desiderio e interesse. In concomitanza con questi sviluppi, cresce la cultura stessa della società, fatta di usi, costumi e norme sociali, acquisendo tipizzazioni specifiche e tratti unici e diversi dalle culture di altre società, secondo l’adattamento che culturalmente viene operato sull’ambiente esterno e dai membri attivi del gruppo sociale. La stessa educazione si estende dall’ambito ristretto a quello più ampio, non più come interesse di pochi membri del gruppo sociale ma occupazione comune, anche nell’interesse ultimo della continuazione della società, e quindi si evolvono i metodi e gli ambiti dell’apprendimento.

Nascono poi tutti i complessi delle leggi sociali, necessarie per il mantenimento dell’ordine e la risoluzione dei conflitti, dando luogo all’ordinamento giuridico della società, elemento anche questo che riprenderemo in seguito.

La politica, infine ma non per finire, è l’apice della evoluzione e della vita della società: il prendersi cura del Bene comune, che è lo scopo proprio della vita sociale, si configura ora come una struttura complessa, grande, specializzata, ricca ed in continua evoluzione, di pari passo con quella compiuta dalla società. Se è l’uomo è il centro della società, colui che la costituisce, ecco che non bisogna mai perdere di vista tale nucleo, pena il cadere nelle degenerazioni, sempre più frequenti, che la Storia ci mostra e che sono l’afflizione più grande per l’umanità, nonché il fallimento dell’evoluzione di essa.

Abbiamo in breve visto come la società abbia una sua antropologia: sono gli uomini che compongono la società a darle questa struttura, così come è vero anche che è la struttura della società a dare una forma agli uomini che la compongono. La delicata simbiosi fra il micro e il macro elemento sociale è il punto centrale dell’analisi: lì dove comprendiamo i perché e i come della nascita e della formazione della società, possiamo anche individuarne i problemi e muovere delle soluzioni; là dove i problemi della società vengono capiti, si è resi capaci di provvedere a quelli dei singoli membri.

 

 

 

[1] Dal greco ánthropòs = uomo, e lògos = discorso, dunque “discorso sull’uomo”.


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