Elezioni: il giorno dopo

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi.

Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

Come si fa infatti a sostenere queste tesi e poi votare a favore di una riforma costituzionale che riduce le prerogative popolari? Come è sostenibile e credibile la loro affermazione che il potere torni nelle mani del popolo e poi continuare a candidare a presidenti di regione personaggi che sono espressione tipica del liberismo e della difesa della superiorità del mercato e delle sue leggi fasulle? Lo sanno che il liberismo è il nemico da abbattere perché è lo strumento, assurto ad ideologia dominante, che ha consentito ai gruppi di potere internazionali di impossessarsi della quasi totalità delle risorse finanziarie del pianeta? Hanno capito che la sovranità popolare potrà trionfare solo se si tornerà ad una concezione della vita e dell’uomo di carattere spirituale svincolati dalla logica del profitto?

L’economia, la democrazia non sono valori e tanto meno principi ma soltanto degli strumenti per la realizzazione di alcuni obiettivi di una comunità consapevole del proprio destino.

Ma dove sta la democrazia quando per esempio, se avessi votato in Puglia, avrei dovuto scegliere tra il liberista, e quindi antisovranista, Emilano ed il liberista, altrettanto antisovranista, Fitto? Idem dicasi in tutte le altre regioni.

Mi spiegate qual è la differenza, se nessuno dice una parola risolutiva dei grandi problemi d’Italia? Tutti attenti e proni a non scontentare i padroni di turno che si stanno dividendo ciò che rimane del nostro enorme patrimonio storico e culturale.

Secondo voi cosa significa essere italiani? Qual è la nostra forza? Quali sono le ragioni profonde per cui nei secoli siamo stati centrali per la storia del mondo intero? Perché tutte le fasi più importanti dell’umanità sono state caratterizzate dal genio italico ed europeo?

Ma veramente credete che la miglior espressione del nostro popolo sia rappresentata dai vari Conte, Zingaretti, Di Maio, Salvini e Meloni? Tutti questi, nella migliore delle ipotesi, possono essere considerati dei discreti affabulatori, degli ottimi esecutori di ordini, al servizio dei potentati globalisti che hanno ridotto il mondo ad un grande mercato ed hanno reso l’essere umano un indifferenziato consumatore.

Chiaramente, in questa ottica il vero nemico per loro è lo spirito libero della cultura italica, l’animo nobile e coraggioso dei nostri antenati, la nostra stupenda arte di magnificamente arrangiarci ed adattarci in tutte le situazioni dalle più semplici alle più difficili.

Ecco perché i primi obiettivi da distruggere per i nostri nemici e i loro servi sono stati la scuola, dove hanno tolto ai giovani gli strumenti per capire e poter trovare le soluzioni già insite nella nostra storia per creare la nuova società, e i tribunali che, da luogo di tutela della certezza del diritto, sono diventati centri della relativizzazione di tutta la realtà sociale.

L’Italia ha bisogno di una grande rivoluzione culturale che ne ristabilisca l’ordine umano e naturale per poter irradiare cultura e civiltà al mondo intero.

Sono convinto che, soprattutto in Italia, esistono uomini di questo genere e sono dappertutto, a destra e a sinistra ma soprattutto a casa. Cerchiamoli, facciamoli uscire allo scoperto, mobilitiamoli per creare una nuova società, un nuovo rinascimento.


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Editoriale

 

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