Un governo che non c'è per un'Italia che non vuol morire

Cosa sta accadendo? E’ difficile interpretare gli eventi italiani in questo primo mese di dopo epidemia e di ipotesi di ripresa.

Il primo fatto che balza evidente agli occhi è l’assoluta mancanza di un’azione programmata di governo.

Si cerca di continuare a vivere di rendita sulla paura di un’epidemia ormai, purtroppo per loro ma per fortuna del popolo italiano, in via di estinzione. Si prende tempo, ma il tempo per l’Italia è finito.

Continuano a farci invadere in modo incontrollato da torme di extracomunitari, che si vanno ad aggiungere ai numerosi già stanziali, in una nazione sconvolta dalla disoccupazione e dalla crisi economica.

Soldi non ce ne sono, si attende il famoso “recovery found” promesso dall’Europa ma non esiste ancora alcun piano economico per l’impiego di questi soldi, quando e se arriveranno.

Intanto pur avendo affrontato il problema scuola da mesi, ancora non si sa, se, come e quando si aprirà l’anno scolastico. Le uniche cose certe sono il distanziamento sociale, autentico danno per la crescita e la formazione dei bimbi e degli adolescenti, e l’ormai cronico svilimento dei programmi scolastici.

Invece di affrontare le riforme sostanziali per la ricostruzione sia economica, ma soprattutto culturale, storica, etica e spirituale dell’Italia, ci impegnano in assurdi referendum per ridurre la rappresentatività popolare: ci sono ancora persone che per il dio denaro sono pronti a tagliare le proprie peculiarità.

Il taglio dei parlamentari è un risparmio insignificante nel bilancio di una nazione ed anche in riferimento ai costi della politica, che sono ben altri; invece rappresenta un vulnus reale sia per la rappresentatività delle minoranze, sia per la partecipazione popolare.

Non viene detta una parola su come si intende rilanciare l’economia nazionale, su come rimediare i soldi, che servono subito, in attesa della chimera europea, di come aiutare le categorie in difficoltà, di quale dovrà essere la politica italiana, nell’industria, nell’agricoltura, nella pesca, nel terziario, nella scuola, nella ricerca, nella sanità, nella politica estera, ecc.,ecc.

Ci vuole una visione nuova diversa e complessiva se effettivamente vogliamo rilanciare l’Italia.

Il governo non ha alcuna visione né parziale, né globale, è un mero esecutore di ordini stranieri per lo più antinazionali.

Ma l’opposizione non sta meglio, forse hanno qualche battaglia di nicchia interessante, tesa soprattutto alla comunicazione, per conquistare fette di elettorato ma niente di complessivo. Nessun progetto teso a sostituire la visione economicista e del profitto propria del capitalismo liberista, mostro ideologico che sta distruggendo le comunità e la stessa umanità nella sua essenza più profonda.

C’è solo nella gente un’irrazionale voglia di cambiamento che, per mancanza di analisi concrete, in alcuni si concretizza nella richiesta di elezioni, nella illusoria convinzione che un cambio di governo, con l’attuale classe politica priva di visione generale, possa cambiare qualcosa oltre la sostituzione di qualche testa; in altri nel desiderio di scendere in piazza senza una strategia reale rispettando lo schema del sistema che dicono di voler abbattere: la sinistra con la sinistra, la destra con la destra. E’ la prova provata che parlano di voler cambiare senza capire cosa cambiare e come e soprattutto con che cosa.

A questo stiamo lavorando.

Nel frattempo l’Italia, senza aiuti, senza soldi, con un governo ostile ed un’opposizione inefficiente, mostra una forte volontà di non voler morire, accennando una lieve ripresa, che nasce solo dalla volontà operativa di un popolo, al punto che all’ultima asta dei titoli di stato a fronte di un’offerta di 10 miliardi c’è stata una richiesta superiore a 84 miliardi.

L’Italia ce la può fare, ci vuole un governo non eterodiretto e la fuoriuscita dallo schema neoliberista.

In questo clima bisogna riscontrare la perdurante assenza del presidente Mattarella.


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Editoriale

 

Elezioni: il giorno dopo

di Adriano Tilgher

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi. Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

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La Spina nel Fianco

 

Rien ne va plus

1986: Enrico Ruggieri partecipa al festival di San Remo con il brano "rien ne va plus" che otterrà il premio della critica, ne seguirà l'album "Difesa Francese" titolo mutuato dal gioco degli scacchi, (la difesa francese è una delle possibili sequenze di mosse iniziali). L'espressione rien ne va plus è costituita dalla parte finale della formula usata dai croupier per regolare i tempi delle puntate nel gioco della roulette (Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus «Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti. Niente va più». Nella lingua italiana viene utilizzata in senso figurato per significare che quel che è stato è stato, che i giochi ormai sono fatti.

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