Il neopuritano

La nostra è una società schizofrenica. Così vediamo sedicenti femministe dichiararsi favorevoli all’utero in affitto,cioè alla più estrema forma di mercificazione del corpo femminile che si possa immaginare, con la donna ridotta a macchina incubatrice per soddisfare i capricci di qualche  coppia facoltosa, sia essa etero o gay; antifascisti fuori tempo massimo che ricorrono a metodi squadristi – dalla censura alla delazione, fino ad arrivare all’aggressione fisica − per silenziare chiunque  metta in discussione i dogmi del pensiero unico; vegani che giudicano criminale mangiare la carne, e poi esortano le donne a non procreare per il bene dell’ambiente, in nome di un ecologismo che cela una feroce antropofobia . Ma il marchio caratteristico di questi esponenti dell’ideologia progressista, da un lato è la loro avversione verso la religione, la morale tradizionale e il senso comune, e dall’altro un moralismo ipertrofico, una melassa di buoni sentimenti e pensieri edificanti che solo apparentemente sembra contraddire il loro sbandierato immoralismo.

In realtà quello a cui stiamo assistendo ai nostri giorni è l’emergere di un’inedita forma di moralismo, un neopuritanesimo perfettamente funzionale ad un sistema che si basa essenzialmente su comportamenti e pratiche immorali. Il puritano odierno – che rappresenta l’esatto opposto dell’uomo etico − non nega la virtù, il bene, la verità, ma ne fa una mostruosa parodia; egli non nega, ma rovescia, inverte. L’opera di rovesciamento ed inversione si attua soprattutto attraverso il linguaggio, poiché le parole giocano un ruolo fondamentale nella manipolazione a cui vengono sottoposte  le masse. Il sistema che detiene tutte le leve del potere materiale ed immateriale attribuisce alle figure e ai processi che origina dei nomi immancabilmente positivi.  Ecco che il giovane africano sbarcato sulle nostre coste per essere sfruttato, nel migliore dei casi, come bracciante nei campi, nella narrazione edificante veicolata dai media diviene il migrante che abbandona la sua terra natale per cercare fortuna in Occidente; la donna indiana costretta dalla povertà ad affittare il suo corpo, o a vendere i suoi ovuli, si trasforma magicamente in un’eroina pronta a sacrificarsi per alleviare le sofferenze di chi non ha la possibilità di procreare; ed ecco, ancora, che la precarizzazione  del lavoro si trasforma in flessibilità, la distruzione del welfare in competitività, la logica predatoria del capitalismo in crescita e sviluppo. Ma il neopuritano è anche colui che trasforma le opinioni e i sentimenti in malattie, oltre che in reati: omofobia, xenofobia, transfobia sono termini che ricorrono spesso nelle prediche di quelli che  Alain de Benoist ha giustamente definito i demoni del bene.

Come stupirsi, a questo punto, se l’odierno bigotto riveste ai nostri giorni il ruolo di apostolo della mascherina, sempre pronto a denunciare i “negazionisti” del covid, ovvero tutti coloro che osano criticare – sia pur blandamente − la liceità delle misure adottate dal governo per contrastare la diffusione del virus? Assai significativo, del resto, è l’utilizzo del termine negazionista, quasi a stabilire un nesso tra coloro che negano la Shoah e quanti continuano a ritenere ingiustificate le misure imposte alla popolazione. Il neopuritano è in fondo l’ultima incarnazione dell’immoralista, ed è passato dal culto della trasgressione alla patofobia, dal sesso droga & rock’n’ roll all’integralismo igienista-sanitario. E mentre invoca la libertà di blasfemia – come ha dichiarato di recente Macron – al contempo taccia di omofobia chiunque si azzardi ad affermare che solo le donno partoriscono. Si può bestemmiare Dio ed irridere i simboli religiosi, ma non si può affermare un’evidenza empirica. Si può negare la realtà, ma non il prodotto di un’ideologia che nega le differenze genetiche ed anatomiche tra uomini e donne. Ed è così che diventa  sacro ciò che tutte le civiltà hanno giudicato empio e contrario alla natura umana; la normalità diviene anormale, la natura innaturale, in una sistematica deformazione della realtà. Così il vizio prende il posto della virtù, la menzogna della verità, il male del bene. Oggi più che mai bisogna diffidare di coloro che parlano di fratellanza e umanità, giacché il male estremo non è quello che compie genocidi o scatena guerre, ma è quello che appare sotto le spoglie dell’umanitarismo e della filantropia.

Il vero malvagio non predica l’odio, ma l’amore. È per tale motivo che l’Anticristo ingannerà la maggioranza degli uomini, poiché apparirà come il Salvatore giunto a sconfiggere le forze del caos: sembrerà simile ad un raggio di luce che squarcia le tenebre, quando invece le porterà al parossismo. Questa è la grande tentazione del nostro tempo, e oggi più che mai è necessario riconoscere i lupi travestiti da agnelli: poiché l’Impero del bene con una mano porge lo zucchero filato, e con l’altra prepara l’avvento del  Nemico. “Quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia... È il segnale... È infallibile. È con l’amore che comincia” (Céline, Viaggio al termine della notte).


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Editoriale

 

Elezioni: il giorno dopo

di Adriano Tilgher

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi. Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

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La Spina nel Fianco

 

Rien ne va plus

1986: Enrico Ruggieri partecipa al festival di San Remo con il brano "rien ne va plus" che otterrà il premio della critica, ne seguirà l'album "Difesa Francese" titolo mutuato dal gioco degli scacchi, (la difesa francese è una delle possibili sequenze di mosse iniziali). L'espressione rien ne va plus è costituita dalla parte finale della formula usata dai croupier per regolare i tempi delle puntate nel gioco della roulette (Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus «Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti. Niente va più». Nella lingua italiana viene utilizzata in senso figurato per significare che quel che è stato è stato, che i giochi ormai sono fatti.

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