Scuola di Pensiero Forte [82]: In principio era il coraggio

Si ricomincia.

Per il terzo tempo consecutivo, la Scuola di Pensiero Forte inaugura le sue lezioni. In questo nuovo percorso riprenderemo il vasto orizzonte dei temi affrontati nelle due precedenti fasi della nostra formazione, muovendoci nella direzione di uno studio che vorrà dare, una volta compiuti tutti i passi di questo cammino, uno strumento di azione vero e proprio. È giunto, infatti, il tempo di serrare i ranghi e prepararsi a scendere in campo, perché il tempo ormai è agli sgoccioli: il Nuovo Mondo ci chiama, il suo grido è sempre più nitido, la vocazione risuona nel cuore e fa vibrare l’animo che si predispone alla battaglia decisiva. Tutto il mondo sta cambiando inesorabilmente e noi siamo chiamati a fare la nostra parte.

La missione di questa scuola è stata sin da subito quella espressa nel motto «in Traditione renovare», cioè rinnovare nella Tradizione, prendendo dal patrimonio del passato quanto di buono e giusto vi è per dare vita ad un mondo nuovo, cominciando anzitutto dal fare di noi uomini nuovi. Il nostro percorso formativo prevede anche adesso l’esplorazione delle nozioni più importanti, in svariate materie e tematiche, per fare un concreto lavoro su di sé, così da portarci continuamente a compiere delle scelte. È davanti ad una prova che l’uomo scopre chi è davvero. Superando le prove, cresciamo, cambiamo, ci trasformiamo pian piano fino a dare una forma a questa nostra natura personale che ha bisogno di essere rinnovata e di evolversi, compiendo il passo decisivo che ci porta dall’essere individui a guerrieri, da prodotti di un sistema a creatori di una nuova realtà.

Il terzo ciclo di Scuola di Pensiero Forte prevederà lo studio della società tutta e delle forme di dottrine politiche, scendendo con occhio critico e con utile attualizzazione nelle complesse dinamiche delle relazioni sociali, in tutto quel complesso che è la politica così come realizzata finora dell’umanità intera. Ma questo non basta: qualcosa di nuovo deve sorgere, una nuova proposta, uno strumento che è dapprima una scelta incarnata e vissuta. «Portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca»[1]. Una rivoluzione globale. Lo stile ribelle al mondo post-moderno, a questa contemporaneità tecnoliquida e transumana che incombe escatologicamente su di noi, sarà quello che i grandi eroi e santi del passato ci hanno lasciato: «Il ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento»[2]. Strada facendo impareremo. Non esistono fallimenti, esistono vittorie e lezioni da cui imparare.

Ecco, dunque, che parte il nostro cammino verso la Verità di noi stessi e del mondo, certi che la Buona Battaglia che ci troveremo a combattere per il Bene comune ha già i nomi dei vincitori iscritti nella memoria eterna. E noi vogliamo essere fra quelli. Coraggio!

Oggi ancora ed ogni giorno, in alto i cuori e…avanti!

 

[1] Cfr. Julius Evola, Cavalcare la tigre, Edizioni Mediterranee, Roma 2009.

[2] Ernst Jünger, Trattato del ribelle, traduzione di F. Bovoli, Adelphi, Milano 1990.


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Editoriale

 

C'è ancora un governo in Italia?

di Adriano Tilgher

Ci hanno fatto vivere due giorni di “suspense”, secondo loro. Il governo Conte cade o non cade? I numeri ci sono, non ci sono, il mercato delle vacche (alcune autentiche, con tutto il rispetto per l’animale sacro agli Indiani), i costruttori, i distruttori, i responsabili, gli irresponsabili… Parole, tutte vere, tutte false, tutti ad accapigliarsi ma per cosa? Per andare a votare? Come se non sapessimo che anche con il voto nulla cambierebbe, tutte le forze in campo sono controllate, nessuno ha un autonomo progetto politico, tutti sono liberisti o, per lo meno, nessuno ha il coraggio di condannare apertamente liberismo e globalizzazione.

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La Spina nel Fianco

 

Confessioni di un fazioso

2006 lo storico leader politico Missino Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse dà alle stampe per Mursia "Confessione di un fazioso" un vero atto d'amore (tradito) per un'Idea, per una comunità, e per un'area di riferimento che è storicamente anche la mia. In questo testo fondamentale, e nel successivo "Il Suicidio della destra - Non uno schianto ma una lagna", ci mostra una carrellata irriverente del Phanteon missino e post missino. Purtroppo nella mia avventura politica mi sono incrociato con "il "Barone nero" solo 2 volte, nel 1984 dove giovane segretario sezionale Toscano di area Niccolai cercai di promuoverne l'elezione alla Segreteria contro Giorgio Almirante, e nel 2008 quando accettò la candidatura nelle tre circoscrizioni Lombarde per "La Destra", partito dove militavo. Ne uscì un anno dopo, quando si capì che Storace strizzava l'occhio al "Popolo delle Libertà", io sono stato meno coraggioso, e l'ho fatto solo nel 2013. 

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