Conte e i soldi della UE

Soldi, soldi, tanti soldi! Non ho mai sentito parlare così tanto di soldi come in questo periodo di “covid 19”. Purtroppo ne ho solo sentito parlare, ma quanto a vederli penso siano stati proprio in pochi.

Basta chiederlo a chi ha fatto richiesta dei famosi 400 miliardi con prestito garantito dallo stato, una bufala colossale a cui pochissimi hanno potuto accedere ricevendo in cambio la sorpresa che quei soldi andavano a coprire, con la garanzia dello stato, gli scoperti bancari già in essere, e, se c’era qualcosa che avanzava potevano utilizzarlo veramente: insomma il solito aiuto alle banche.

Ora finalmente abbiamo i soldi della UE: felicità, gioia, soddisfazione. I soliti proclami entusiastici accompagnati dai peani di glorificazione della UE e della solidarietà autentica delle altre nazioni europee. Dopo la proclamazione entusiastica arrivano i fatti raggelanti.

Intanto questo provvedimento si chiama “Recovery fund” e questo già la dice lunga su chi comanda nella UE; infatti pensavo che gli inglesi ne fossero usciti ed invece eccoli sempre presenti per lo meno con la loro lingua ignorante. Noi lo chiameremo “Fondo di Recupero”.

All’Italia questi soldi, ammesso e non concesso che arriveranno, servivano a febbraio scorso, arriveranno, se tutto andrà bene, a maggio/giugno dell’anno prossimo.

Non c’è un euro a fondo perduto, anche se viene scritto il contrario, saranno tutti da restituire ed alcuni addirittura da anticipare, le modalità di erogazione sono difficilmente decifrabili.

Sicuramente il Governo, ammesso che ne sia capace, dovrà presentare entro ottobre, alla commissione UE, un piano di investimenti e riforme (cosa c’entrano le riforme con l’epidemia ancora non lo ho capito!!!) complessivo con i relativi tempi di realizzazione.

Questo piano, approvato dalla commissione, dovrà essere, dopo, sottoposto al voto del consiglio UE, che dovrà approvarlo con maggioranza qualificata.

I pagamenti avverranno, dopo l’approvazione, per ogni singola fase di attuazione sia degli investimenti che delle riforme (?????), ma basterà che una sola nazione rilevi un discostamento tra il piano presentato e quello in corso di realizzazione, anche nei tempi, che i pagamenti verranno sospesi e la decisione rinviata di tre mesi.

Dicono che sono interventi senza condizioni ma a me sembra, invece, che ci andiamo a mettere sotto una tutela straniera, da parte di gente che non ci “ama” e che godrà nel porci tutti gli ostacoli possibili: una perdita totale di sovranità.

E Conte, questo ineffabile campione, esulta, quando ci sarebbe solo da piangere e non ci si chiede perché non si rifiuta la proposta e si ricorre a “Il Piano di Salvezza Nazionale” elaborato alcuni mesi fa, che rilancia l’economia nazionale senza ricorrere a prestiti esteri.

C’è poi il mistero dei soldi che arriveranno, se e quando arriveranno: il governo parla di 208,8 miliardi, ma non dice se e come noi contribuiremo alla realizzazione della somma complessiva che la UE intende racimolare; l’opposizione, che ha tentato, nella farraginosità del testo dell’accordo, di fare un calcolo, parla di un’ottantina di miliardi.

A me l’impressione che ne ricavo è che si tratti, con un’espressione romana molto significativa, di una grande “sola” tesa a levarci gli ultimi margini di sovranità rimasti.

A questo punto è opportuno chiedersi se questo accordo, che indebita notevolmente l’Italia e le future generazioni e pone sotto tutela straniera la nostra stupenda nazione, può essere ratificato senza un’approvazione parlamentare?

Mattarella, se ci sei, batti un colpo!!! 


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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