La cultura dell’odio

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

L’odio, come l’amore, è un sentimento e, proprio in quanto tale, sorge spontaneo in tutti gli esseri umani che devono saper gestire i propri sentimenti e questa dovrebbe essere una delle qualità che ci fa essere creature capaci di creare, controllare le proprie azioni e utilizzarle per il meglio.

Quante stupidaggini si fanno nella vita per amore: basti pensare all’amore per i figli e quante cose sbagliamo nella loro educazione solo per affetto; ma gli esempi potrebbero essere infiniti.

Anche l’odio è un sentimento e spesso travolge gli esseri umani e fa fare cose sbagliate, ma è proprio della natura umana controllarlo, orientarlo, rintuzzarlo.

I buonisti d’accatto che dicono di non aver mai odiato mentono spudoratamente e si auto-prendono in giro, perché dire che non sono capaci di odiare vorrebbe dire non essere capaci di provare alcun sentimento, ma i sentimenti appartengono a tutti solo che alcuni sono più capaci degli altri ad esprimerli, comunicarli, farli percepire.

Un esempio di quanto sostengo deriva proprio analizzando i comportamenti dei più strenui sostenitori del cosiddetto “anti odio”. La Boldrini che si inginocchia per solidarietà con un delinquente assassinato dalla polizia americana, vuol farci intendere che non odia i razzisti? Fiano quando si scaglia contro chi censura la sua furia iconoclasta vuol dire che non odia in quel momento le persone che vorrebbe aggredire? L’ANPI, che il governo italiano finanzia con tanti soldi, che ha tentato di costruire il suo mito sugli omicidi indiscriminati e gli attentati dinamitardi non ha odiato le persone, come il filosofo Giovanni Gentile o i fratelli Govoni…, che ha eliminato con freddezza e determinazione?

L’odio è un sentimento come un alto che bisogna saper controllare!

Ma il sistema di potere riesce a convincere la gente che esiste una cultura dell’odio e che tutti gli odiatori vanno eliminati, magari odiandoli. Potenza e forza della comunicazione!!!

Purtroppo tornando alle due signore dell’inizio la più anziana, formata ad una scuola di altri tempi dove sicuramente si insegnava a ragionare con la propria testa, ha capito e ha ammesso che è una frase senza senso. L’altra, più giovane, che ha studiato in una scuola che relativizza tutto e non da criteri di consapevolezza per darsi un proprio criterio di valutazione, ha continuato a sostenere che lei non ha mai odiato e lo ha fatto con una tale veemenza che ho pensato che se avesse potuto mi avrebbe ucciso molto volentieri. Le ho proposto la beatificazione ma non ha gradito.

Lo strapotere dell’informazione ci fa capire quanto sia fallace il concetto di democrazia e ci rende sempre più convinti di quanto sia importante partecipare per capire e per evitare condizionamenti ed acquistare quei margini di consapevolezza che rendono possibile un autentico senso di libertà privo di vincoli esterni ma generato dai propri convincimenti, qualunque essi siano.

Sono queste le battaglie di giustizia e libertà da affrontare.


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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