Sinofobia

Mentre Conte, i suoi sodali, ed il figlio di Bernardo Mattarella, continuano a gestire il potere ben consapevoli dell’abisso che ormai li separa dalla volontà popolare, crescono indignazione, esasperazione e manifestazioni di piazza. Il terreno di una reale rivolta è fertile. Aumenta la disoccupazione aumentano gli arrivi di clandestini, la magistratura è allo sfascio, la criminalità si organizza. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Diritti e libertà costituzionali fondamentali sono negati con il pretesto del Covid, ci si muove verso una dittatura “sanitaria”. La "scaletta" già decisa dalle oligarchie, servendosi della sedicente pandemia sta subendo un'accelerazione, si procederà all'abolizione dei contanti, verrà potenziata la rete 5 g, la popolazione sarà minata anche nella sua essenza fisica con la violenza di vaccinazioni obbligatorie.

Ma la cosa più assurda, è che cittadini sempre più numerosi invece di imbracciare i forconi e montare le ghigliottine nelle piazze, sperano in una nuova liberazione statunitense arrivando persino a firmare una richiesta in forma di petizione al Presidente a stelle e strisce Donald Trump invitandolo a venire in soccorso a difesa delle nostre libertà individuali, contro l’euro, contro la UE, contro la Cina, contro le élites mondiali della finanza. La Casa Bianca ha ufficializzato tale richiesta creando un apposito sito: https://petitions.whitehouse.gov/petition. A Destra come a Sinistra, sino ad arrivare alla pletora di movimenti sovranisti nati come funghi, identificano tutti nell'asse Franco Tedesco, nella Cina, nei paesi Islamici, nella Russia di Putin, etc. "nemici", e in Trump il Liberatore. Certo è innegabile che la politica di Donald Trump, vada spesso in collisione con il deep state democratico statunitense, siamo stati i primi su queste pagine a festeggiare la vittoria di Trump contro il male assoluto rappresentato dalla Clinton, che ci avrebbe sicuramente portato già in guerra (contro L'Iran) ma non dimentichiamoci che Trump resta il Presidente di quel paese che continua ad occuparci militarmente, e che ha favorito l'ascesa di Conte, Mattarella e quasi tutti i loro predecessori, e anche Trump cerca una guerra, quella contro la Cina.

Un tempo il centro di gravità geopolitico del mondo era il Mediterraneo, prima di oscillare verso l’Atlantico in virtù della scoperta delle Americhe. Oggi questo ruolo sembra spettare al Pacifico, giacché, il fatto dominante è l’ascesa della potenza della Cina. La Cina non è ancora la prima potenza economica mondiale, ma ha buone possibilità di diventarlo. Dal 2012 è in compenso la prima potenza industriale, davanti all’Europa, Stati Uniti e Giappone. Dispone di un territorio immenso, è il paese più popoloso del pianeta, e possiede una diaspora molto attiva nel mondo intero. Si radica in Africa, acquista infrastrutture in tutto il mondo.  Samuel P. Huntington nel suo libro sullo scontro di civiltà anticipava il concetto di «modernizzazione senza occidentalizzazione». È questo il punto essenziale del modello cinese, che combina capitalismo, comunismo, nazionalismo e confucianesimo. I liberali credono che l’adozione del sistema di mercato porti immancabilmente con sé l’avvento di una democrazia liberale. I Cinesi smentiscono questa previsione, non hanno smesso di rafforzare il ruolo del mercato, ma senza mai cessare di disciplinarlo. La Cina offre l’esempio di un capitalismo che funziona senza subordinazione del politico sull’economico. Per i Cinesi, l’uomo deve adempiere i suoi doveri di fronte alla comunità piuttosto che rivendicare diritti in quanto individuo. Durante l’epidemia di Covid-19 gli Europei si sono confinati per paura; i Cinesi l’hanno fatto per disciplina. Gli U.S.A. a prescindere dal Presidente in carica, hanno costantemente fatto in modo da impedire l’ascesa di ogni potenza che potesse mettere in pericolo la loro egemonia politica, economica e culturale. Trump non è diverso, anzi, la forte e legittima concezione nazionalista lo porterà ad un inevitabile scontro con la potenza cinese. La questione fondamentale è capire se il nostro paese oscillerà nuovamente dal lato americano o se si dichiarerà solidale ad altre grandi potenze del continente eurasiatico. L'Italia non sia “sinizzata”, ma neanche ulteriormente americanizzata. Vediamo moltiplicarsi campagne Anticinesi, in relazione al Covid, si è arrivati ad accusare l'O.M.S. di collusione con il governo Cinese, ma Pechino partecipa solo per lo 0,21% al bilancio dell’Oms. Il primo finanziatore restano gli Stati Uniti, e al secondo posto c’è la Fondazione Bill & Melinda Gates di Bill Gates. Sul tema 5 g. si agitano giustamente le piazze,

ma resto convinto che se il governo Italiano avesse scelto quello statunitense sicuramente le contestazioni sarebbero risultate infinitamente minori, campagne orchestrate dagli Stati Uniti al fine di assicurarsi il sostegno dei loro vassalli, a cominciare dalla colonia Italia, allo scopo di ricreare un nuovo «blocco occidentale» contrapposto a Pechino, paragonabile a quello che esisteva di fronte a Mosca durante la guerra fredda. Abbiamo già sbagliato una volta, non facciamoci abbagliare dal ciuffo di Donald Trump, alla fine della seconda guerra mondiale gli Italiani furono comprati con qualche sacco di grano cioccolate e sigarette, l'equivalente delle perline colorate (per un valore totale di 24 dollari), con cui nel 1626 Peter Minuit, acquistò l'isola di Manhattan dagli Indiani Lenape. Mentre l'America è in piena guerra civile iconoclasta, e mentre Vladimir Putin per bocca del portavoce del governo Sergei Zheleznyak ha messo Bill Gates e la sua società, in una lista di controllo dei servizi di sicurezza federale insieme a George Soros e a Jacob Rothschild, i "sovranari" italiani identificano in Trump il liberatore. 


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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