La destra italiana trumpista

Mi sono capitati sotto mano una serie di articoli di esaltazione della lotta di Trump, definito sovranista, guardato, anche lui, come il salvatore dell’Italia, contro il “deep state”.

Purtroppo non sono d’accordo con costoro, che, probabilmente, sono i difensori della destra occidentalista e, quindi, americanista, che considerano ancora gli Americani liberatori e non occupanti e che sono contenti che in Italia non esista sovranità ma vedono la nostra martoriata nazione come un’appendice dell’impero americanocentrico.

Alcuni addirittura esultano perché grazie alla CIA, e, di conseguenza, ai nostri servizi segreti che, per il “diktat” di “pace”, devono essere agli ordini dei servizi americani, è esploso il caso Palamara che, con le sue rivelazioni, potrebbe colpire tutti gli ispiratori ed i sostenitori italiani del “russiangate”, la trappola organizzata dal “deep state” per estromettere Trump dalla Presidenza USA.

Inoltre deducono da questa situazione, che potrebbe essere reale, il fatto che l’Italia riacquisterebbe la propria sovranità.

Non credo che nessuno abbia chiesto a Trump, o a chi per lui, che le testate nucleari presenti sul territorio italiano passassero sotto il controllo stretto ed esclusivo degli Italiani, considerandole tra l’altro come risarcimento per l’occupazione gratuita, per svariate decine di anni, di consistenti basi americane in Italia; né mi risulta che sia stato deciso che le truppe statunitensi in quelle basi passassero agli ordini delle nostre gerarchie militari o, quanto meno, se ne andassero.

A mio avviso questo è l’abc della sovranità di una nazione.

Io non sono un occidentalista ma sono un’europeista convinto e credo che l’Italia debba diventare il cardine mediterraneo di una vera Europa. Sono convinto, anche, che finché esisterà la UE (Unione Europea), coacervo liberista al servizio del sistema finanziario e tecnocrate, non potrà esistere l’Europa, che per le mie nozioni storiche e geopolitiche deve estendersi da Brest a Vladivostok.

Questo, anche, per la buona pace dei sovranisti nostrani, partitocratici e non, che si sono ritrovati tutti trumpisti senza avere un minimo di strategia geopolitica nazionale.

Infatti molti dei sostenitori di queste tesi, a sentir loro, per salvare l’Italia, ma in buona sostanza per continuare ad affossarla, sono di “pura” fede massonica, quindi, per definizione nemici dello stato ed al servizio della barbarica cultura anglosassone.

Quello che mi fa specie è che anche alcune componenti della cosiddetta destra estrema (definizione che di per sé già la identifica come pilastro del sistema) abbracciano acriticamente questa linea.

Al netto di queste osservazioni, lo scontro tra Trump ed il “deep state” potrebbe essere utile, valutando anche le implicazioni con le altre forze in campo, se l’Italia esistesse ed avesse una propria visione geopolitica lungo la quale muoversi; solo in questo modo, perseguendo un proprio fine specifico, potrebbe avere senso una qualsivoglia alleanza.

In una nazione allo sbando come la nostra, con una classe politica e dirigenziale incapace ed inetta, se non anche venduta, che sta svendendo quel che rimane delle nostre risorse strategiche, in nome di un debito pubblico che è stato il principale alibi dei governi di questi ultimi decenni per ficcarci in un baratro senza fondo, una scelta di campo è veramente letale.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale che ripristini i valori fondamentali dell’essere umano e della natura, che riporti l’Italia con il suo ineguagliabile patrimonio culturale ad essere faro di civiltà per le affamate popolazioni del mondo e riferimento certo in un’Europa dei popoli tutta da costruire, rivendicando la nostra vocazione mediterranea.


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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