Gli Stati Generali

Che bel nome! Che bella suggestione! Che magnifica parvenza di democraticità!

È l’emblema di questo governo di mezze figure. Purtroppo è l’emblema dell’Italia di oggi: falsità, ipocrisia, apparenza, ma tanta tantissima incapacità, ignoranza, pressappochismo, voglia di potere senza avere i numeri per esercitarlo.

Tutto questo nella drammatica e difficile circostanza in cui viviamo, con l’Italia in prossimità di un collasso finale, con gli avvoltoi pronti ad aggredire il nostro martoriato territorio, con una classe politica incapace di concepire soluzioni al di fuori dei prestiti interessati delle varie istituzioni finanziarie internazionali.

Ma a cosa serve questa passerella di Villa Doria Pamphili e soprattutto perché a porte chiuse? Perché in un momento così difficile nessuno deve essere informato di quanto viene detto? Forse Conte diffida anche della stampa e delle televisioni che fino a ieri sono state le principali sostenitrici dei suoi show? Perché il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante della legittimità costituzionale, non è intervenuto? Non dovrebbe essere il Parlamento il luogo deputato ad affrontare i grandi temi e le grandi questioni della nazione?

Invece il Parlamento viene solo informato.

Il sospetto che ho è che in effetti questi Stati Generali siano solo un meccanismo per prendere tempo, quel tempo che non abbiamo, per obbligarci ad accettare le gravose condizioni che la UE ci imporrà per darci quello che riterrà indispensabile per impedirci di risollevare le nostre sorti. I provvedimenti economici dovevano essere messi in cantiere già a febbraio, ma siamo stati lenti, per non dire altro, nell’affrontare il problema sanitario e quindi abbiamo affrontato con ritardo anche il tema della crisi economica e le prime iniziative messe in campo sono state solo comunicazioni e poca concretezza.

Qui occorrerebbe da subito, anzi avrebbe dovuto essere già partito, un piano di sostegno alle famiglie, alle imprese ma soprattutto un piano complessivo di rilancio dell’economia nazionale libero da vincoli e con la libera circolazione del contante.

A cinque mesi dall’inizio dell’epidemia siamo ancora a sentire le parti sociali per poi vedere, forse a settembre, di prospettare un piano che probabilmente ci sarà imposto dagli strozzini che ci presteranno i soldi, sempre se e quando ce li presteranno.

Nel frattempo forse il governo pensa di potersi fare vacanze tranquille, probabilmente all’estero dove nessuno li conosce e nessuno potrà sputargli in faccia tutta la rabbia per quello che stanno facendo agli Italiani.

E l’opposizione? Non pervenuta. Continua a fare i suoi riti di opposizione parolaia senza però ostacolare in alcun modo le sceneggiate del governo. Solo i singoli cittadini cercano ogni tanto di protestare, il tutto magari strumentalizzato da qualche cantastorie, probabilmente prezzolato, per romperne la potenzialità e, soprattutto, saranno colpiti pesantemente da forze dell’ordine e magistrati che saranno le uniche categorie per cui la UE, o chi per lei, consentirà di usare largamente i soldi.

Tutti si mostrano incuranti del fatto che, da più parti, si prevede che per settembre sono a rischio chiusura alcune centinaia di migliaia di imprese con oltre un milione di nuovi disoccupati. L’economia deve ripartire subito e senza particolari restringimenti. Ci vogliono idee, coraggio, iniziativa e voglia, soprattutto, di proteggere quel poco che è rimasto in mani italiane, magari ricorrendo a massicci interventi statali.

L’Europa non lo vuole? Chi se ne frega. Ci multano? Chi se ne frega. Lo vuole l’Italia, ne ha bisogno il nostro popolo.


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Editoriale

 

Green pass

di Adriano Tilgher

Ancora una parola “barbara”, ancora una prova di asservimento all’impero. La prima cosa che mi fa rabbia è proprio questa, l’uso di una lingua che non mi appartiene, una lingua rozza, dai significati limitati e incapace di dare un senso univoco alle parole. Non è possibile in Italia chiamarlo “lasciapassare verde”? Ma, perché verde?

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La Spina nel Fianco

 

Tokyo trial

2016 va in onda sull'emittente pubblica giapponese NHK una miniserie in quattro parti cooprodotta dalla FATT Productions dei Paesi Bassi. Tokyo Trial, diretta dal regista Olandese Pieter Verhoeff scomparso nel 2019. Successivamente è stata acquistata da Netflix. Tokyo Trial è incentrata sulla figura di Radhabinod Pal (1886 - 1967) giurista indiano membro della commissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite dal 1952 al 1966.  Fu uno dei tre giudici asiatici nominati al Tribunale Militare Internazionale per l'estremo oriente , i "Tokyo Trials", di fatto furono la Norimberga asiatica, dove si giudicarono i crimini di guerra  commessi dal Giappone nel corso della seconda guerra mondiale.

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