Covid 19 e proteste

In questi giorni di semilibertà la gente ha iniziato a protestare. Protestano le categorie più trascurate, come agenzie di viaggi, tour operator et similia, protestano quelli presi in giro dal governo come ristoratori, albergatori, negozianti di vario genere, molti dei quali hanno preso i 600 euro ma difficilmente riescono ad attingere ai finanziamenti garantiti dallo stato, protestano i disoccupati che crescono esponenzialmente, protestano i sottooccupati e chi la vorava in nero, lavoro che non esiste più e tutte persone che non hanno preso una lira, né a fondo perduto, né in prestito.

Tutti coloro che hanno indetto una manifestazione di qualsiasi genere si sono trovati circondati da persone speranzose; è riuscito a raccogliere persone anche un personaggio improponibile come Pappalardo.

E’ un chiaro sentore dei primi sintomi di un malessere controllato e che il sistema di potere tende a dividere, da una parte, attraverso il distanziamento sociale e a deprimere, dall’altra, attraverso manifestazioni inutili e senza senso, soprattutto senza una regia con precisi obiettivi.

Rivedendo i filmati delle varie manifestazioni ho visto a Roma gente del Nord che si sbracciava per fingere di fermare automezzi della polizia che si fermavano realmente, poliziotti singoli che fingevano di allontanare quelli che cercavano di fermare gli automezzi ovviamente senza riuscirci, la gran parte dei manifestanti dedita a filmare e fotografare. Mi è sembrata più una recita a soggetto che una realtà.

L’unico dato positivo è che la quasi totalità dei manifestanti nelle varie manifestazioni in Italia era senza mascherina e non rispettava le distanze imposte dai sedicenti scienziati

Il che non vuol dire che il Covid 19 non c’è stato o non c’è più, vuol dire soltanto che di fronte alla fine della nostra amata Italia o alla morte per fame, non c’è virus che tenga. L’Italia e gli Italiani attendono qualcuno che abbia il coraggio di affrontare, oggi, subito, la gravissima crisi economica in cui le dissennate scelte del governo ci hanno ficcato; attendono di potersi rimboccare le maniche e tornare a lavorare per rilanciare l’Italia come potenza economica, attraverso il turismo, la cantieristica, l’agricoltura, le industrie, le piccole e medie imprese.

Certo, servirebbe un governo al servizio di queste idee e che tutelasse quel poco che è rimasto di italiano in casa nostra e, invece, è proprio di questi giorni la notizia che un fondo franco lussemburghese sta acquistando Mediobanca: la più importante banca d’affari italiana.

La cosa è grave di per sé, ma diventa ancora più grave se si considera che Mediobanca, oltre a controllare una buona parte del sistema bancario italiano, controlla le assicurazioni Generali, l’unica grande multinazionale assicurativa d’Italia.

Continuiamo a perdere parti sempre più consistenti del nostro patrimonio, senza che nessuno controlli, senza che nessuno ci avvisi, senza che nessuno si ponga il problema di come facciamo a risollevarci ed a tornare ad avere un ruolo nella politica almeno europea.

Ricordo che quando Fincantieri tentò di comperare una parte importante della cantieristica francese, la Francia intervenne nazionalizzando. Noi invece siamo abbandonati a noi stessi con un governo che non esiste e non fa nulla, salvo affossarci sempre più; un’opposizione che, nonostante la gravità sella situazione, continua a non esserci, limitandosi a fare improbabili cortei e continuando a farsi prendere in giro da Conte e da Mattarella, che fanno appelli alla cooperazione, salvo poi scaricarla nella sua impotenza.

L’Italia dovrà essere salvata dagli Italiani e noi ci proveremo.                      


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Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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