Storie di donne e di gelati

Oggi voglio parlare di due donne, donne diverse, per stile, nazionalità epoche e fama, donne che hanno avuto in comune amori, arte e frequentazioni con un vecchio satiro, innamorato dell'Italia, del Fascismo e della poesia, quell'Ezra Pound, da molti ritenuto fra i più grandi poeti del secolo scorso.

La prima è Shirley Burns Brennan nata a Philadelphia nel 1918, la più vecchia di quattro figli di un cattolico irlandese perennemente alcolizzato. Pittrice, modella, poetessa e soprattutto musa, conosciuta con il nome di Sheri Martinelli, appassionata di numerologia già da adolescente mutò il nome in Sheri, in quanto riteneva che il nome Shirley avesse un valore numerologico errato, il cognome Martinelli deriva da un breve matrimonio con il pittore Ezio Martinelli, artista italoamericano della New York School. Protetta da Anaïs Nin, la "Queen of the Beats", come è stata soprannominata, è stata ispirazione per il personaggio di Esme nel romanzo di William Gaddis, The Recognitions. Si conoscono relazioni tutt'altro che platoniche con il Ghotha della Beat Generations, da Allen Ginsberg, che la menziona in una delle sue poesie, al musicista Jazz Charlie Parker, gli attori Marlon Brando e Rod Steiger. Sarà una delle prime "influencer" come si chiamano oggi, la prima a pubblicare in un giornale in cui collaborava Charles Bukowski. 

Ma è conosciuta soprattutto come compagna di Pound durante i suoi anni di detenzione al St. Elizabeths Hospital, dove si dice che abbia ispirato i suoi Cantos. Scriveva a Charles Bukowski, per farlo ingelosire: «Sai, (Pound) mi ha letto Dante, Villon, Guanzi, e un mucchio di altre cose, mi ha sedotto mentre leggeva (..) con una mano mi toccava le tette e con l’altra sfogliava le Metamorfosi di Ovidio». La vita sentimentale di Ez, in effetti, è stata piuttosto complicata. Nel 1914 sposa Dorothy Shakespear, per un periodo si accoppia con Hilda Doolittle, la magnetica poetessa che non disdegnava rapporti saffici e che fu intima anche di D. H. Lawrence, poi incontra la violinista Olga Rudge, e da cui ha una figlia, Mary, che da decenni tutela il genio del padre. In mezzo, ci si mette Marcella Spann, giovane e ingenua insegnante di inglese che diventa sua segretaria. Proprio lei offre, a noi inguaribili guardoni, uno squarcio sulla vita passionale di Pound. «Vedendo Sheri camminare nel parco, salta sulla sedia, corre a salutarla, con un energico abbraccio».

Sono gli anni più duri per Pound, Sheri ha 34 anni, l'anno è il 1952, Pound era recluso nell’ospedale criminale federale di Washington, il St. Elizabeths, dopo essere stato catturato dagli americani in Italia, con l’accusa di collaborazionismo e tradimento e costretto ad un T.S.O. ante litteram con l’infamante diagnosi di schizofrenia. Sheri la divina era lì, tutta per Lui, lo scandalo vivente, quel grumo di livida cotenna antiamericana.  Nel 1956 Pound commissionò al suo fedele editore milanese, Scheiwiller, un piccolo libro dal titolo “La Martinelli”, un libretto, stampato in soli 500 esemplari numerati, divenuto una vera rarità, conservata in una manciata di biblioteche.  L’amore per Sheri, grava sui Cantos, in particolare nel canto XC della sezione Rock-drill. Lì, Pound eterna La Martinelli: «dal mucchio di rottami/ m’elevasti/ dall’ottuso limite al di là del dolore/ m’elevasti/ dall’Erebo profondo/ dal turbine sotto terra/ m’elevasti/ dall’aere morto e dalla polvere/ m’elevasti/ al grande volo/ m’elevasti».

Il refrain m’elevasti, citato in italiano, si lega al Primo del Paradiso dantesco, quando il Poeta racconta il viaggio celeste compiuto grazie alla benedizione di Beatrice. Sheri, la divina, morì il 3 novembre del 1996. Abitava in un camper. Le piaceva sostare nel parcheggio dei supermercati a vedere il brulicare di una umanità ormai avviata all’omologazione, umanità che passa da un gorgo infernale all’altro. Pound ritiratosi nella sua Venezia con la moglie Olga amava fare lunghe passeggiate in una di queste incrociò una bambina bionda, cresciuta in casa dei nonni, Nicoletta Strambelli, i Pound gli offrirono un gelato, e questo diventò quasi un rito, tutte le volte che Nicoletta incontrava la vecchia coppia li seguiva in silenzio nelle loro passeggiate, in attesa del gelato. In seguito Nicoletta, divenuta la diva del Piper Patty Pravo, dirà in una intervista «lo da Ezra Pound ho imparato il silenzio». Ripercorrendo la sua vita, Patty Pravo scopre dettagli che l’hanno fatta diventare quello che è, a tre anni fu affascinata dai tasti neri del pianoforte, suonava solo quelli. Il primo giorno di scuola la maestra fece cantare a Nicoletta La Marsigliese.

In un certo senso quell’inno della libertà lei ha continuato a cantarlo tutta la vita, a dieci anni viene iscritta al Conservatorio Benedetto Marcello, dove studia pianoforte con il Maestro Eugenio Bagnoli. All'ottavo anno di Conservatorio decide di lasciare Venezia e di andare in Inghilterra per imparare l'inglese. Per le strade di Londra trova il suo destino, incontrando l'Ex Marò della X°Mas Alderico Crocetta, l'uomo che nel 1965, aprendo a Roma il Piper Club, avrebbe cambiato il costume e le abitudini Giovanili di tutta Italia.  Dopo solo 2 mesi dal primo incontro Nicoletta diventa "Patty Pravo la ragazza del Piper".  Il disco del debutto è "Ragazzo triste", piace a critica e pubblico ed è la prima canzone di musica leggera trasmessa dalla radio Vaticana. E’ l'inizio di un successo dopo l'altro, ma Nicoletta farà discutere anche per alcune sue scelte artistiche, canterà: "Non je ne regrette rien"  il celebre successo di E.Piaf caro alla Destra Francese. Un'altra canzone Tripoli 1969 verrà "Adottata" su "occidentale", rivista del "Circolo dei Selvatici", cenacolo intellettuale animato da Reduci della Repubblica Sociale. Nel 1994 Nicoletta in omaggio al Pound della sua infanzia pubblicherà l'album "ideogrammi" ispirato dal Poeta dei Cantos. Già dal 1965, il Piper nei mesi estivi si trasferisce in Versilia, a Viareggio, sotto la direzione del regista Piero Vivarelli, altro combattente della Xª Flottiglia MAS, (Vivarelli dopo una militanza nel primo dopoguerra per il Movimento Sociale Italiano, passò al Partito Comunista, fu l'unico italiano a ricevere da Fidel Castro la tessera del Partito Comunista Cubano.) Nei pomeriggi caldi in attesa dell' esibizione serale Nicoletta Strambelli prende il sole al bagno "Ubaldo", proprio davanti al Piper, nel 68, mentre nel mondo esplode la rivolta contro il sistema, io avevo 4 anni, passavo il mese di giugno presso il bagno Ubaldo in compagnia di mia nonna, spesso una bellissima ragazza mi offriva un gelato.


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Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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