Virus e fede

Fra le tante disgrazie che questa sedicente pandemia ha portato vi è una drammatica carenza di riferimenti non solo politici, perché nessuno ha capito come affrontare questa emergenza e quale fosse la reale pericolosità, non solo economici, perché nessuno ha capito che chiudere in casa un’intera nazione voleva dire ucciderla, ma anche e soprattutto religiosi.

Io sono sicuramente un credente ma certamente non sono un praticante e forse sono l’ultimo a dover parlare, ma lo spettacolo che mi si è manifestato davanti agli occhi è veramente deprimente: vedere la Chiesa chiusa nel momento di maggior bisogno, sentire i preti esortare i fedeli a non frequentare i luoghi di culto, anche nei giorni della Settimana Santa è stato per me lacerante.

Come si fa a credere in una chiesa che non crede in sé stessa? Come si fa ad accettare per fede i grandi dogmi ed i misteri della nostra religione se i ministri di questa religione non sono disposti a rischiare per quella fede? Come facciamo a dirci credenti se basta un’ipotesi di pestilenza per rinunciare ai riti più importanti e significativi della nostra fede religiosa?

Il mistero della morte e resurrezione di nostro Signore, grande messaggio di speranza e di vita, doveva essere onorato, se ci crediamo autenticamente. Non dovevamo rinunciare ai riti pasquali, perché la paura di morire non ci deve far offendere il grande sacrificio del Cristo.

Soprattutto perché quel sacrificio ci ha donato la speranza della vita eterna, principale passo per affrontare la vita senza la paura della morte.

Invece le chiese sono state a lungo chiuse, le messe non sono state più celebrate con la partecipazione dei fedeli (spero che almeno le abbiano celebrate in privato per loro stessi).

A questo punto mi sorge spontanea una domanda, un dubbio: quanti morti in questi mesi, nelle sale di terapia intensiva degli ospedali o nelle case o nelle strutture per anziani hanno ricevuto l’estrema unzione prima di morire? Quanti moribondi hanno avuto la possibilità della parola di conforto o della preghiera di un prete?

Non lo so e non lo voglio sapere. Ho paura della risposta che potrei avere, perché troppe cose, troppe circostanze hanno portato attacchi tremendi alla mia fede.

Io credo profondamente nel divino, ho una percezione nitida e consapevole del sacro; credo nella sacralità della vita, credo nella sacralità della natura, credo nella sacralità dei simboli e dei riti.

Aver tolto l’acqua benedetta dalle acquasantiere delle chiese, per timore che potesse trasmettere il contagio è stato quanto di più blasfemo e ripugnante si potesse sentire e fare. Vuol dire profanare il senso del sacro, offendere la fede, insultare il Cristo e la Sua passione, significa non credere.

Se questi sono i rappresentanti della nostra religione… poveri noi!

Spero nel loro pentimento, nella loro confessione e che recuperino il dono dell’umiltà.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Elezioni: il giorno dopo

di Adriano Tilgher

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi. Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Rien ne va plus

1986: Enrico Ruggieri partecipa al festival di San Remo con il brano "rien ne va plus" che otterrà il premio della critica, ne seguirà l'album "Difesa Francese" titolo mutuato dal gioco degli scacchi, (la difesa francese è una delle possibili sequenze di mosse iniziali). L'espressione rien ne va plus è costituita dalla parte finale della formula usata dai croupier per regolare i tempi delle puntate nel gioco della roulette (Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus «Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti. Niente va più». Nella lingua italiana viene utilizzata in senso figurato per significare che quel che è stato è stato, che i giochi ormai sono fatti.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.