L'ovvio diventa legge

Quando ero ragazzino era normale in tutte, o quasi tutte, le famiglie italiane lavarsi accuratamente le mani ogni volta che si rientrava in casa, quando si starnutiva usare un fazzoletto per coprirsi naso e bocca, quando si mangiava non parlare con il boccone in bocca, quando si stava nei luoghi pubblici, anche in quelli mobili, occorreva stare composti e cedere il posto a sedere alle persone anziane ed alle donne ed era assolutamente vietato sputare.

Oggi scopro che queste ovvie ed elementari norme igieniche, frutto di una normale buona educazione, vengono prescritte come criteri di protezione dalla diffusione del corona-virus.

Se siamo arrivati in Italia a dover raccomandare l’ovvio, se dovesse scoppiare una vera epidemia dovremmo imporlo per legge e con la forza.

Il nostro popolo, famoso per la sua educazione, noto per la sua proverbiale igiene, anche negli strati più poveri, viene additato al mondo come un popolo di selvaggi da un sistema di informazione sempre più al servizio di “altri”

Questa genia di incapaci che ci governa non solo ha sparso con la complicità dei media un panico assolutamente ingiustificato, ma ci sta facendo passare per un popolo di zoticoni, ignoranti e incapaci, come se il virus in questione fosse nato in Italia.

Il criminale modo in cui è stato affrontato il problema e la leggerezza con cui si parla di cose che potrebbero essere serie, soprattutto in considerazione della palese ostilità delle altre nazioni europee e dei burocrati di Bruxelles nei nostri confronti, ci sta arrecando danni incommensurabili.

Non solo si è distrutta la piccola e media impresa, non solo si è annullata l’ossatura industriale nazionale, non solo non si è protetto in alcun modo l’industria alimentare e l’agricoltura italiana, ma ora addirittura si sta dando un colpo fatale all’ultima grande risorsa industriale che ci è rimasta: il turismo.

Fidarci di queste accozzaglie di popoli che ci circondano senza aver presente ed essere orgogliosi del nostro inestimabile patrimonio culturale è veramente folle. Si sta affossando il buon nome dell’Italia per non aver volutamente chiuso le frontiere quando andava fatto, per aver consentito a dei ladroni di svendere la nostra industria di stato, per essere entrati senza garanzie e con cambi da usura in un’unione monetaria che ci tiene per il collo.

Ed ora con questa storia fasulla dell’epidemia e del terrore di un molto improbabile contagio, si sta dando il colpo fatale alla nostra stupenda Italia. Voglio sperare che si tratti solo di stupidità e non anche di tradimento, ma ho i miei motivati dubbi.

Certo non è casuale che in questi ultimi anni si sia data più importanza al traffico di esseri umani, in cui alcuni noti si sono arricchiti a spese anche dello stato, che al rilancio dell’economia nazionale; sicuramente non è senza motivo che si è consentito il saccheggio di tutto il nostro patrimonio intellettuale ed economico, e non si è in alcun modo tutelato il marchio Italia in tutto il mondo.

Ancora più grave è che invece di chiamare a raccolta tutte le energie che ci sono rimaste e rilanciare con opportune leggi l’economia, si perda tempo e denaro a insegnare nelle scuole che uno il sesso se lo può decidere da grande o a fare strane ed assurde leggi contro l’odio proprio da parte di chi ha fatto dell’odio la propria ragione di vita, o a dibattere sulla prescrizione.

In Italia c’è un’emergenza, ma non è il corona-virus, è una nazione che sta scomparendo nel silenzio e nell’incomprensione più assordanti.

Difendiamoci ad ogni costo. L’Italia è troppo bella e troppo ricca per essere abbandonata a terzi. Il popolo italiano è troppo forte e creativo per subire una diaspora come quella che sta affrontando, non decretata dal Padre Eterno come pare sia successo per gli ebrei, ma costruita dalle lobbie finanziarie del mondo e dai traditori di casa nostra. 


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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