I Compagni di Baal

Anno 1968: mentre nel vecchio continente scoppia la rivolta giovanile contro il sistema, la tv Francese ORTF manda in onda una miniserie televisiva in 7 puntate, Les Compagnons de Baal, in italiano I compagni di Baal, trasmessa poco dopo su Rai 1. La fiction, come si usa chiamarla oggi, parla di vicende che ruotano intorno ad una società segreta, "I Compagni di Baal", un’organizzazione esoterica e criminale che persegue il fine di dominare il mondo.

Il nome è mutuato da Baal antica divinità della Siria, ma reclutata in demonologia come demone che regna nella parte orientale dell'inferno. Per quanto riguarda la trama, troviamo alcuni giornalisti discutono animatamente in un caffè parigino, si lamentano del lavoro poco gratificante che fanno al giornale. Al bancone del bar un uomo, avanti con gli anni, chiede al barista un altro bicchiere di liquore che non può pagare. Quell'uomo una decina d'anni prima, era redattore del loro giornale un lutto familiare lo aveva reso instabile, farneticava di misteri e complotti, per questo i colleghi lo soprannominarono Diogene, come il famoso filosofo Greco Diogene di Sinope, vissuto nel IV sec. a.C. Secondo lo storico Laerzio il padre di Diogene, Icesio, era un cambiavalute, imprigionato perché accusato assieme al figlio di contraffare le monete. La ribellione contro il sistema fu il marchio di fabbrica per l'intera esistenza del Filosofo, Diogene individua i modelli di vita naturale nel comportamento degli animali e dei bambini, emerge, per la prima volta l'idea che il bambino rappresenti la natura buona non ancora corrotta dai bisogni artificiali prodotti dalla vita associata. Diogene rifiuta drasticamente, le convenzioni e i tabù, oltre che i valori correnti come la ricchezza, il potere, la gloria. Rivendica la libertà di parola, libertà portata all'estremo. L’imperatore Alessandro Magno che tanto aveva sentito parlare del Filosofo andò a rendergli omaggio, gli si pose davanti, e gli chiese cosa avrebbe potuto fare l’Imperatore per Lui, Diogene rispose, «Scostati un poco dal sole». Viveva in completa povertà tanto che in modo dispregiativo veniva chiamato "Cane", Alessandro Magno irritato dalla mancanza di rispetto, gli mandò un vassoio pieno di ossi, lui li accettò, ma gli mandò a dire: «Degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo». In viaggio verso Egina, isola di fronte ad Atene venne fatto prigioniero dai pirati e venduto a Creta ad un Corinzio di nome Seniade, interrogato dal venditore su cosa sapesse fare rispose «Comandare agli uomini», indicando Seniade che inossava una sontuosa veste di porpora disse: «Vendimi a quest'uomo: ha bisogno di un padrone». Visse a Corinto per il resto della sua vita, che dedicò interamente a predicare le virtù dell'autocontrollo e dell'autosufficienza (autarkeia).

Nella storia de I Compagni di Baal il protagonista, il giornalista Claude Leroy, grazie a Diogene riuscirà a sconfiggere la setta, e ci dà un piccolo spunto di riflessione, per sconfiggere il sistema bisogna avere come Diogene una caratteristica, non avere nulla da perdere, non essere attaccato ai beni materiali, come scrisse F. Nietzsche essere giunti a quella: «Maturità che nell'uomo significa aver ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini». Gli attuali compagni di Baal gestiscono tutto, la politica, l'informazione, l'intrattenimento, la demografia, i flussi migratori, la nostra salute. Nello svolgimento della trama scopriamo che l’associazione segreta nasce nel XVIII secolo su volontà dell’alchimista ed avventuriero Conte di Saint Germain, allora alla ricerca della pietra filosofale, in grado di trasformare i metalli poveri in oro, oggi ci sono riusciti, trasformando in oro semplice carta, che stampano a debito e prestano ad usura.

La moderna Alchimia ci inonda di 5G, vaccinazioni obbligatorie, pandemie, calamità “naturali”, alimenti transgenici, Cari cari polli di allevamento / che odiate ormai per frustrazione e non per scelta /cari cari polli di allevamento / con quell’espressione equivoca e sempre più stravolta, cantava Giorgio Gaber, i compagni di Baal ci hanno indottrinato, vendendoci a caro prezzo un mondo ormai loro sul piano economico, politico e culturale, cultura quasi egemone, che consideravamo di sinistra, e rimasta tale non per provenienza politica, ma per il significato etimologico dal latino sinister derivato dalla parola di area celtica sinis , a differenza di, anormale, avverso, contrario, ostile, lugubre. Come puntualizzato da Marcello Veneziani, viviamo in una società dove culturalmente domina "un potere forte con un pensiero debole; mentre l’albero della nostra civiltà, con le sue radici, il suo tronco millenario e le sue ramificazioni nella vita reale, è un pensiero forte ma con poteri deboli in sua difesa. La prima è una chiesa con un episcopato in carica e un vasto clero ma senza più una dottrina e una religione; viceversa la seconda è un pensiero forte, con una tradizione millenaria, ma senza diocesi e senza parrocchie…

Per sconfiggere i compagni di Baal ci resta solo che ricercare l'Uomo, come fece Diogene, come Claude Leroy seguire gli apparenti "pazzi" che soli, possono portare alla luce, luce, che nemmeno l'Imperatore può offuscare.


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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