Crollo delle nascite: fine dell'Italia

L’assoluta mancanza di politica in Italia è dimostrata chiaramente dall’incapacità di affrontare i veri problemi.

Si parla tanto di “prescrizione”, dei processi a Salvini, di immigrazione, di crisi o non crisi del governo suscitando su questi temi le tifoserie di stadio e non si dice nulla sull’Italia che sta morendo.

Non è un’ipotesi, ma è la verità, la drammatica verità. Una nazione che non fa figli è una nazione in coma irreversibile e non possiamo considerare i nostri figli sostituibili con coloro che vengono da altre culture ed altre identità, sicuramente, oggi, più forti della nostra.

Le nostre enormi ricchezze fatte di territorio e beni artistici, abbandonati e trascurati, le nostre intelligenze sottovalutate e costrette ad emigrare, la nostra capacità imprenditoriale costretta a vivacchiare sotto lo schiacciante peso della tassazione, della burocrazia e della mancanza di servizi, le nostre imprese sia grandi che medie e anche le piccole vendute o svendute, se sono di stato, la nostra scuola allo sfascio, le università in disarmo, la ricerca assente sono i sintomi e non gli unici, di una nazione che fu grande, che forse potrebbe ancora tornare ad esserlo se ci fosse una classe politica con un progetto chiaro e con la capacità ed il coraggio di perseguirne la realizzazione.

Per non parlare del lavoro, questo illustre sconosciuto, ormai sottopagato, senza garanzie, con una gara al ribasso fomentata dalla concorrenza feroce, e favorita da leggi confuse ed infami, senza più nessuna valutazione etica e nessuna dignità. Il sindacato incapace di battersi per una rivalutazione della funzione sociale del lavoro, ma teso soltanto a lotte di piccolo cabotaggio per lo più tese al soddisfacimento di squallide posizioni personali: non una parola sul salario minimo garantito, nessuna lotta per l’ILVA, l’Alitalia e le altre situazioni analoghe, niente impegno sulla riduzione dell’orario di lavoro e sulla necessità di rimboccarsi le maniche e tornare seriamente a lavorare. Il lavoro è ormai il contentino dato non per produrre e far crescere una comunità ma solo per dare strumenti di consumo a degli automi il cui rendimento poco importa.

Tutto questo serve a distruggere una comunità, un popolo che ha capacità intellettive e creative uniche se opportunamente stimolato e gratificato; ma tutto questo fa paura. Quindi, deve finire.

Ecco questa è la situazione dell’Italia. Tutte queste cose andrebbero affrontate e risolte con delle leggi appropriate ma soprattutto con la consapevolezza di tutto ciò che possediamo per ricostruire un’identità perduta e ridare senso alle ragioni della vita

Riscoprire il senso profondo della maternità e della gioia che dà la continuità di una famiglia, di una comunità, di una specie. Riscoprire il gusto della maternità e della paternità con le responsabilità conseguenti con uno Stato amico e non ostile come quello attuale.

Insomma si tratta soltanto di ricondurre la società alla normalità perché la gioia di vivere non è data da quanti televisori possiedi o da che macchina potente guidi ma da quanti figli hai messo al mondo, come sei riuscito ad educarli e formarli e soprattutto quali valori fondamentali sei riuscito a far vedere e trasmettere attraverso i tuoi comportamenti.


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Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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