Mafia globale e virus cinese

L'epidemia cinese monopolizza da settimane l'attenzione di tutti i media italiani e stranieri, come se al mondo non esistesse nulla di più drammatico. Quella che segue è ovviamente una mia spiegazione  di ciò che accade, che tuttavia non ritengo lontana dal vero.

Tornando indietro nel passato , ricordiamo che la mafia finanziaria mondiale, ossia quel gruppo di criminali  patentati provvisti però di una tale ricchezza da determinare il bello e il cattivo tempo a livello planetario, aveva volontariamente distrutto il miracolo economico italiano fra l'inizio  e la metà degli anni '60. L'Italia, infatti, per quanto reduce da una pesante sconfitta nella guerra  più distruttiva della sua storia , nel decennio  1950-60 era riuscita a creare un tale benessere, da meritare l'accesso al club delle grandi potenze. Lo spirito d'impresa e l'eccezionale capacità di lavoro  del nostro popolo avevano tanto preoccupato i nostri concorrenti,  da suscitare la loro più dura reazione. Questa si manifestò, a partire del 1960  mediante l'imposizione  al potere del Partito Socialista di Nenni, Lombardi  e De Martino. Bastarono pochi anni di catto-comunismo, definito eufemisticamente  centro-sinistra, per precipitare, a furor di tasse, burocrazia, assistenzialismo   e clientelismo, la nostra società in un declino inarrestabile e sempre crescente, da cui non si è mai ripresa, con la parziale  eccezione  degli anni '80, dominati da Bettino Craxi, non per nulla spedito a morire in esilio,  come tutti coloro  che si sono permessi di toccare gli interessi della malavita.

Ebbene, la Cina di oggi, dopo le iniezioni di capitalismo praticate dallo stesso regime comunista, obbedendo al principio  di Mao per cui l'importante non è se il gatto è bianco o nero, purché mangi i topi , si era avviata a diventare una superpotenza economica  mondiale, oltretutto  imbattibile per il suo  miliardo e mezzo di abitanti. Nel suo territorio erano sorte fior di aziende, gestite  da un  management tecnicamente preparato  e lungimirante, che facevano venire  l'acquolina in bocca agli squali della finanza globale. Questi ultimi, come già avevano fatto con l'Italia del boom, non desideravano altro che attendere la prima occasione di debolezza dei legittimi proprietari , per acquistarle a prezzi di realizzo.

A tal punto serviva uno choc economico che sgonfiasse la crescita cinese, ed ecco provvidenzialmente apparire il Coronavirus! Il sospetto che questo non sia nato  spontaneamente, ma che qualcuno  lo abbia aiutato a uscire dai laboratori di ricerca, guarda caso collocati proprio nella stessa città da cui l'epidemia è partita, non è semplice dietrologia  ma fortissimo sospetto. Se ciò è accaduto, lo si deve a qualche burocrate o ricercatore cinese corrotto, ricattato dalla mafia, come pure  è sicuro che i malavitosi, prima di diffondere la malattia , si sono dotati di un  ben sperimentato  vaccino, che hanno già assunto  sia loro sia le loro famiglie,  ma che si guardano bene  dal pubblicizzare, almeno finché non avranno raggiunto il loro scopo ultimo, cioè la distruzione  prima, e l'acquisizione poi, dell'economia cinese. Conseguito questo, come per miracolo  qualche laboratorio all'avanguardia scoprirà  l'antidoto, che  le case farmaceutiche  affiliate alla mafia globale  si affretteranno a produrre in quantità enormi,  che poi saranno  in gran parte distrutte, come avvenne all'epoca   dell' aviaria, realizzando anche in tal modo  ulteriori, colossali guadagni.

Ecco nelle mani di chi siamo! Se a qualcuno,  per liberarci da questi potentissimi lestofanti,  venisse in mente di dare l'assalto ai palazzi del potere ( di quello vero, globale, non di quello finto  o locale)  sarebbe del tutto comprensibile  e perfino ragionevole.


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Editoriale

 

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