Qassem Soleimani e l’Italia che non esiste

Finite le reazioni emotive per il drammatico omicidio del comandante Qassem Soleimani, a mente più fredda è opportuno fare alcune osservazioni semplici che coinvolgono più direttamente l’Italia.

Intanto l’analisi delle modalità in cui si è svolto l’assassinio dimostra in modo inequivocabile l’uso di metodi comunemente usati dalle più efferate bande criminali: l’organizzazione di un summit di pace per “stanare” la vittima, la predisposizione del luogo e dell’ora dell’attentato e colpire segretamente.

Le organizzazioni mafiose almeno hanno il buonsenso di non rivendicare l’agguato, glielo si attribuisce indirettamente, gli USA invece senza vergogna hanno rivendicato un atto militarmente indegno. D’altra parte cosa potevamo aspettarci da chi ha fatto uso indiscriminato e non necessario di bombe atomiche contro popolazioni inermi? Da questi nuovi barbari che hanno esportato nel modo corruzione e malaffare e sovvertimento dell’ordine naturale? Non è la prima volta e, purtroppo, temiamo non sarà l’ultima che faranno azioni di guerra contro un altro Stato senza fare la dichiarazione preventiva di guerra.

Ma l’Italia in tutto questo che c’entra? Non c’entrerebbe nulla, se non avessimo truppe impegnate in un’ipotetica lotta al terrorismo dell’Isis in Iraq proprio nel territorio in cui Soleimani ha concretamente debellato l’Isis.

Infatti la prima reazione missilistica iraniana, effettuata molto correttamente con un preavviso ufficiale al Governo irakeno, è avvenuta contro due basi americane in Iraq, in una delle quali erano anche i soldati italiani.

Nascono a questo punto alcune domande cui il governo italiano ha risposto molto confusamente. Quando siamo stati avvisati dai cosiddetti nostri alleati che avrebbero effettuato questa azione di terrorismo cha avrebbe inevitabilmente messo a rischio le vite dei nostri militari impegnati in quello scacchiere? Lo abbiamo saputo direttamente o, come pare, indirettamente, solo a cose avvenute? Non sarebbe un atto di dignità ritirare le nostre truppe, considerate poco più che carne da macello?

L’unica cosa certa è che sia il ministro degli esteri, Di Maio, che il presidente del consiglio, Conte, si sono affrettati a dichiarare che il drone assassino non è partito dalle basi americane in Italia. Vogliono forse sostenere questi nostri rappresentanti che il drone sarebbe pure potuto partire dal territorio italiano senza fare una preventiva dichiarazione di guerra, decisa da chi? dato che il Parlamento in Italia è l’unico delegato ad autorizzarla?

Se i vostri alleati (certo non i miei visto che la guerra nel 1945 io l’ho persa e sono nato nel 1947 con l’Italia occupata dai marinai americani che ancora oggi occupano alcune parti del nostro territorio) non hanno stile, né regole non vuol dire che anche noi non si debba averle. La guerra, che è una cosa orribile, almeno deve rispettare delle regole elementari universalmente riconosciute.

A questo punto ci vengono degli atroci dubbi, lo sanno i vari Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi che nelle basi americane in Italia ci sono testate nucleari? Lo sanno che queste testate, in questi ultimi mesi, sono aumentate di numero e di potenza? Cosa hanno fatto per essere informati nell’ipotesi che queste testate dovessero venire utilizzate? Quali sistemi di difesa e di sicurezza sono stati approntati per difendere gli Italiani dalle ulteriori follie dei vostri alleati?

Penso niente, perché non siete niente e perché, anche grazie a voi, l’Italia non esiste più.


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Editoriale

 

Povera Italia!!!

di Adriano Tilgher

E’ triste constatare la sempre più grave situazione della politica in Italia, ormai bloccata da chi realmente gestisce la cosa pubblica e che purtroppo non è in Italia e, anzi, è contro l’Italia. Poi al contempo ci sono i vari gruppi di interesse e di pressione nazionali che, protetti dal potere finanziario apolide, tutelano i propri interessi di casta fregandosene se l’Italia affonda, l’Italia sparisce; non si rendono conto questi idioti che le prime vittime della prossima fine dell’Italia sono proprio loro con il loro potere da operetta che può essergli tolto così come gli è stato dato.

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La Spina nel Fianco

 

Ghino di Tacco

La Fratta, comune di Sinalunga, (Si) 1268 circa, nasce Ghino di Tacco, figlio del conte ghibellino Tacco di Ugolino, rampollo della nobile famiglia Cacciaconti ramo Guardavalle, insieme con il padre, sin dalla più giovane età si specializzò nel compiere furti e rapine, il motivo dell'attività di brigantaggio va ricercato probabilmente nella rendita, ovvero il prelievo della ricchezza terriera esercitato dalla Chiesa a favore dello Stato Pontificio. Il padre fu catturato nel 1285 ed insieme al fratello ed altri membri della banda, venne giustiziato nella Piazza del Campo di Siena, la sentenza fu emanata dal famoso giudice Benincasa da Laterina il quale, dopo qualche anno verrà nominato senatore presso la corte dello Stato Pontificio.

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